Ansia e depressione? Colpa anche dei batteri intestinali

I batteri della flora intestinale potrebbero influire sul controllo dell’ansia. È stato infatti rilevato un legame tra alcuni regolatori dei geni nel cervello (detti microRNA), che giocano in ruolo chiave nell’ansia e in malattie correlate, e i batteri intestinali. È quanto emerge da uno studio dell’Università di Cork, in Irlanda, pubblicato sulla rivista Microbiome.

I ricercatori hanno preso in esame dei topi, scoprendo che i microRNA cambiavano negli animali liberi da microbi. Questi topi erano tenuti in una bolla libera da germi e mostravano in genere ansia, deficit nella socialità e nella cognizione e comportamenti simili alla depressione. In particolare, le zone più influenzate erano l’amidgala, che gestisce le emozioni, e la corteccia prefrontale, legata fra le altre cose all’espressione della personalità, al prendere delle decisioni. Tutte e due le aree coinvolte sono implicate nello sviluppo di ansia e depressione. “I microbi intestinali sembrano influenzare i microRNA nell’amigdala e nella corteccia prefrontale- spiega Gerard Clarke, tra gli autori dello studio- questo è importante perché possono influenzare processi fisiologici fondamentali per il funzionamento del sistema nervoso centrale e in regioni del cervello(come appunto l’amigdala e la corteccia prefrontale) che sono fortemente implicate nello sviluppo di ansia e depressione.

I batteri presenti nell’intestino, una colonia di 100 miliardi di microrganismi e oltre mille diverse specie, potrebbero giocare un ruolo importante nel trattamento di alcuni disturbi psichici.

Il rapporto tra cervello e intestino, legati a doppio filo in una relazione bidirezionale, è un ambito su cui la ricerca si è concentrata negli ultimi anni. Uno studio della University of California, Los Angeles, ha dimostrato come l’assunzione di latte fermentato in grado di modificare la composizione dei batteri intestinali, riuscisse a modificare la risposta dell’organismo a un compito “ansiogeno”. Anche alcuni ricercatori della McMaster University, Canada, hanno esaminato gli effetti sul comportamento di un batterio dell’intestino, il Bifidobacterium longum.

Grazie a quanto documentato dalla ricerca, l’intestino si sta rivelando sempre più come un organo endocrino che comunica direttamente con altri organi, cervello compreso. Qui, infatti, si producono diversi neurotrasmettitori come la serotonina e altre sostanze messe in circolo proprio dai batteri della flora intestinale.

Cosa fanno i batteri presenti nell’intestino? “L’insieme di batteri (cosiddetto microbiota) contribuisce alla salute dell’individuo attraverso diverse funzioni, fra cui la digestione e l’assorbimento dei nutrienti e dei fluidi; stimolando la tolleranza immunologica ovvero prevenendo le allergie alimentari; difendendo l’organismo contro infezioni da patogeni esterni e veicolando le informazioni dalla periferia al cervello attraverso diversi neurotrasmettitori fra cui la serotonina”, risponde la dottoressa Beatrice Salvioli, gastroenterologa dell’ospedale Humanitas.

I batteri dell’intestino, e dunque un certo tipo di alimentazione che agisce sulla flora batterica, sarebbero in grado di “modulare” gli stati psichici? “Se fosse realmente così – continua – i nutraceutici (gli “alimenti-farmaci”) potrebbero essere la panacea per i disturbi psicologici/psichiatrici che spesso accompagnano i sintomi gastrointestinali dei nostri pazienti. I nutraceutici sono i probiotici, gli antiossidanti, gli acidi grassi polinsaturi (omega-3, omega-6), le vitamine e i complessi enzimatici. I dati pubblicati in letteratura e quelli in corso di sperimentazione sono molto interessanti in quanto queste osservazioni erano già state evidenziate su modelli sperimentali”.

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