Coldiretti solo agricoltura in calo, colpa clima impazzito

Per molte aziende agricole un intero anno di lavoro è andato perduto proprio nel momento in cui si avvicinava la raccolta per colpa di violenti nubifragi che con grandine si sono abbattuti nel nord Italia dove nel mese di luglio le piogge erano state praticamente dimezzate risultando inferiori del 47% alla media con i terreni secchi per una grave siccità con danni per 2 miliardi di euro nel 2017. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti realizzata in occasione dei dati Istat sul Pil relativi al secondo trimestre.

“La mancanza di acqua – sottolinea la Coldiretti – ha colpito tutte le produzioni, dagli ortaggi alla frutta fino ai cereali, ma anche i vigneti e gli uliveti ed il fieno per l’alimentazione degli animali per la produzione di latte. In questa situazione nelle campagne è crisi per la frutta estiva con le quotazioni che non coprono i costi di produzione e fanno chiudere le aziende. I prezzi rispetto allo scorso anno sono in calo dal 20% per le pesche al 34% per i cocomeri, dal 44% per i meloni al 45% per i cavolfiori secondo elaborazioni Coldiretti sugli ultimi dati Ismea”. L’organizzazione agricola denuncia una “situazione drammatica”, con “la forbice dei prezzi tra produzione e consumo che si è allargata per pratiche commerciali sleali lungo la filiera”.

Le precipitazioni peraltro – continua la Coldiretti – non hanno peraltro scalfito lo stato di grave siccità dei campi perché l’acqua per poter essere assorbita dal terreno deve cadere in modo continuo e non violento mentre gli acquazzoni aggravano i danni e pericolo di frane e smottamenti. Siamo di fronte quest’ anno al moltiplicarsi di eventi estremi con l’alternarsi di caldo anomalo, siccità, bombe d’acqua, grandinate violente e con il divampare i incendi che hanno colpito non solo boschi ma anche animali allevati, pascoli, vigneti e uliveti con un impatto devastante sull’ambiente, l’economia, il lavoro e il turismo.

Occorre “estendere al più presto l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza della frutta trasformata in conserve e succhi per evitare che venga spacciata come Made in Italy quella importata dall’estero, ed aumentare i controlli sull’ortofrutta fresca di importazione, spesso etichettata e venduta per nazionale”. “Serve un impegno di filiera per salvare il frutteto italiano che – conclude la Coldiretti – si è ridotto di un terzo (-33 per cento) negli ultimi quindici anni con la scomparsa di oltre 140mila ettari di piante con il rischio rischiano di far perdere all’Italia il primato europeo nella produzione di una delle componenti base della dieta mediterranea”, conclude la Coldiretti.

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