Tumori al seno: anche se piccoli nel 25% dei casi possono essere aggressivi e a rischio

Un nuovo studio presentato al congresso della Società europea di oncologia (Esmo) dimostra infatti che anche i tumori al seno di dimensioni ridotte possono avere un’alta aggressività nel 25% dei casi e quindi, contrariamente a quanto si è ritenuto sinora, è consigliabile che le pazienti siano trattate con la chemioterapia pure se il cancro è molto piccolo. “I nostri risultati sfidano l’assunto che tutti i tumori piccoli siano meno pericolosi e non necessitino per questo di una chemio adiuvante, ovvero dopo l’intervento chirurgico”, afferma il primo autore dello studio Konstantinos Tryfonidis, ricercatore al Centro Eortc di Bruxelles.

Lo studio ha considerato 826 donne con tumore al seno allo stadio iniziale e di grandezza inferiore al centimetro: di queste, 196 presentavano un basso rischio clinico ma un alto rischio genico. Solo una parte delle pazienti è stata quindi trattata con la chemioterapia. E’ risultato che, a 5 anni dalla comparsa della malattia, pochissime delle pazienti trattate con la chemio avevano presentato ricadute, mostrando alte percentuali di sopravvivenza libera da metastasi a distanza di molto tempo. Il che conferma, affermano gli esperti, che hanno tratto benefici dalla chemioterapia.

“Abbiamo cioè dimostrato che circa 1 paziente su 4 con piccoli tumori al seno è a rischio di metastasi nel lungo termine e trae vantaggi dalla chemio. Ciò ci ha colpito – rileva Fortuna Cardoso, direttore di Senologia al Champalimaud Clinical Center di lisbona – perchè, basandosi sui soli criteri clinici, si direbbe che questi tumori non sono aggressivi e quindi tali pazienti non necessiterebbero della chemio. Tuttavia, il 25% di tali piccoli tumori presenta una biologia ed un profilo genomico aggressivo, il che evidenzia che non tutti i piccoli tumori sono uguali”.

In altri termini, chiarisce Evandro de Azambuja del Bordet Institute di Bruxelles, “questo studio dimostra che non è solo la dimensione del tumore che è importante nelle pazienti con cancro al seno, ma anche la biologia del tumore. Tutti i tumori esaminati nello studio erano piccoli, meno di 1 centimetro, ed i linfonodi non erano intaccati: questo, in linea di principio, dovrebbe essere un segnale di prognosi buona. Tuttavia, il 25% di tali casi, identificati come ad alto rischio genomico, ha avuto un grande beneficio proprio dalla chemio”. Insomma, “i piccoli tumori possono essere molto aggressivi anche se sono classificati a basso rischio clinico e la biologia del tumore – conclude l’esperto – deve essere presa in considerazione quando si decide a quali trattamenti sottoporre le pazienti dopo l’intervento chirurgico”.

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