Diabete: fake news in agguato, il bersaglio preferito è l’insulina

Le ‘fake news’ sono in agguato anche per il diabete, da presunti alimenti che lo causano o lo guariscono alle leggende metropolitane sull’insulina. Lo hanno sottolineato gli esperti della Società Italiana di Diabetologia (Sid) presentando le iniziative di sensibilizzazione in occasione della giornata mondiale del 14 novembre.

“Le fake news sono un vero pericolo in tutti i campi della medicina, compreso questo, e anche noi siamo mobilitati per contrastare il fenomeno insieme alla federazione degli Ordini – ha spiegato Giorgio Sesti, presidente Sid -. In nessuna malattia come nel diabete i comportamenti del paziente influenzano il decorso, per questo è fondamentale che ci si affidi a delle fonti autorevoli per le informazioni”.
Le bufale che circolano sono diverse, sottolinea Francesco Purrello, presidente eletto della società.

“Ce ne sono molte sugli alimenti, con alcuni ‘bollati’ come pericolosi, ad esempio le carote, e altri invece considerati protettivi senza nessuna prova scientifica. Oltre a questi uno dei ‘bersagli’ preferiti è l’insulina: c’è chi dice che faccia diventare ciechi, o che la terapia insulinica sia una specie di ‘condanna’ ad avere tutti i sintomi più gravi della malattia che invece previene. Questo porta molti pazienti a non fare o ad iniziare tardi una terapia che invece è fondamentale”.

I pazienti, sottolinea Enzo Bonora, presidente della fondazione Diabete Ricerca Onlus, credono spesso più a internet che al medico. “E’ importante quindi che i messaggi corretti vengano reiterati il più possibile da tutti i professionisti coinvolti nella terapia e anche dai media – spiega -, per assicurarsi che i pazienti si curino nel modo giusto. A differenza di altre patologie il diabete si può curare se seguito nel modo giusto”.

In Italia i diabetici sono 4 milioni, ricorda Bonora, di cui 3,5 milioni curati con farmaci, il 25% dei quali con insulina. “Ogni anno questa terapia viene offerta ad alcune decine di migliaia di pazienti, ma abbiamo anche molte alternative con nuovi farmaci che ne allontanano l’uso – ricorda l’esperto -. In Italia tutti i pazienti con malattia avanzata sono seguiti dalle diabetologie, non dal medico di base come in altri paesi. Questo permette di instaurare un i rapporto che rende più agevole far accettare la terapia insulinica, che comunque in prima battuta viene rifiutata da anche più di un terzo dei pazienti”.

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