Farmaco contro l’ipertensione blocca la crescita del melanoma

Il propanololo, un farmaco molto economico e sicuro che si usa normalmente per l’ipertensione, nel trattamento dei tremori, dell’angina, delle anomalie del ritmo cardiaco e di altri problemi cardiovascolari, potrebbe riuscire a bloccare la progressione del melanoma. Lo ha scoperto uno studio italiano pubblicato da Jama Oncology, che potrebbe aprire la strada all’utilizzo di questa terapia su diversi tumori tumori.

“In pratica ci siamo accorti che avevamo pazienti ‘long survivors’ con melanomi molto aggressivi – spiega Vincenzo De Giorgi del Dipartimento di Scienze Dermatologiche Università degli Studi di Firenze, primo autore dello studio tutto italiano – e abbiamo notato che tutti avevano ipertensione e altre patologie per cui sono indicati i farmaci beta bloccanti. Per avere una conferma abbiamo iniziato ad usare questo farmaco su diversi pazienti una volta scoperto il tumore, e abbiamo visto che la progressione del melanoma si riduce dell’80% senza effetti collaterali”.

Tutto è nato qualche anno fa quando alcuni medici del Policlinico Universitario Careggi di Firenze, il geriatra Niccolò Marchionni, il farmacologo Pierangelo Geppetti e il dermatologo Vincenzo De Giorgi, si sono accorti che i pazienti con melanoma che per altri motivi erano stati in cura con beta-bloccanti avevano una prognosi migliore degli altri. Sei anni fa pubblicarono i primi dati sul tema, riferendo che per ogni anno di utilizzo di questi farmaci, impiegati spesso per la cura dell’ipertensione, il rischio di progressione del tumore si riduceva del 36 per cento.

Nel dettaglio lo studio ha analizzato 53 pazienti, di cui 19 trattati con il propanololo, uno dei principali beta bloccanti. Dopo tre anni il 41% dei pazienti non trattati aveva avuto una progressione della malattia, contro il 16% degli altri. “Ora inizieremo un esperimento in doppio cieco per avere un dato più forte ma questo studio è molto promettente – conferma De Giorgi – al punto che altri gruppi stanno studiando il possibile effetto dei beta bloccanti su diversi tumori”.

Sul meccanismo di questi farmaci, spiega ancora De Giorgi, ci sono due ipotesi: ”una è legata allo stress a cui sono sottoposti i pazienti, che provoca il rilascio di adrenalina che favorisce la comparsa dei tumori, e i cui recettori sono bloccati dal propanololo. Inoltre questa classe di farmaci va ad impedire la vascolarizzazione del tumore, una condizione necessaria per la crescita. Il risultato è che il tumore diventa una malattia cronica, per cui si e’ necessario utilizzare il betabloccante per un lungo periodo ma senza gli effetti negativi dei farmaci biologici”.

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