Glifosato, ecco cosa bisogna sapere sull’erbicida più usato in tutta Europa

Il glifosato è uno degli erbicidi più diffusi in campo agricolo, principio attivo del prodotto commerciale Roundup, di cui la multinazionale Monsanto ha detenuto il brevetto di produzione fino al 2001.

Il glifosato è una sostanza chimica commercializzata a partire dagli anni Settanta come diserbante per l’agricoltura, in seguito il suo utilizzo è stato esteso anche agli ambiti urbani per diserbare le strade, i marciapiedi, i binari ferroviari. Oggi il glifosato è l’erbicida più utilizzato al mondo, la sua diffusione è diventata globale dopo che sono stati introdotti semi di piante geneticamente modificate per resistere all’erbicida venduti in accoppiata: gli agricoltori possono così irrorare i loro campi non solo prima della semina ma anche dopo per annientare le erbacce cresciute nel frattempo senza che le piante ogm deperiscano. In Europa sia per la coltivazione che per la commercializzazione è necessaria un’autorizzazione preventiva.

Il glifosato si degrada rapidamente a contatto con il terreno? Di seguito si cita il Rapporto nazionale pesticidi nelle acque dati 2013-2014 prodotto da ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale organo tecnico del Ministero dell’Ambiente:
Il glifosate si lega fortemente al suolo dove subisce una degradazione microbica con produzione del suo principale metabolita AMPA (acido aminometilfosfonico). L’AMPA ha un’attività biologica di potenza paragonabile a quella del composto parentale. Pertanto, nonostante la scomparsa del glifosate, gli effetti tossici su organismi bersaglio (organismi ritenuti nocivi per le piante [ndr]) si protraggono nel tempo. Molto polare e  altamente solubile in acqua; studi di campo riportano una sua maggior persistenza rispetto al parentale, con un tempo di dimezzamento pari a 240-958 giorni in alcuni tipi di suolo. Inoltre, la sostanza risulta fortemente assorbita al suolo e ha quindi una bassa capacità percolare.

Nel 2014 il glifosato è stato trovato nel 39,7% dei 302 punti di monitoraggio delle acque superficiali in cui è stato cercato, in 76 casi (25,2%) è responsabile del superamento degli standard di qualità ambientali. Nelle acque sotterranee, invece, è risultato presente nel 4,3% dei 185 punti controllati, in 2 casi (1,1%) con valori superiori agli SQA (Standard di qualità ambientale). Da segnalare anche la contaminazione dovuta all’AMPA, presente nel 70,9% dei 289 punti di monitoraggio delle acque superficiali, in 151 casi (52,2%) con valori superiori agli SQA. Nelle acque sotterranee è presente nel 4% dei 177 punti di monitoraggio, in 4 casi (2,3%) con valori superiori agli SQA (Standard di qualità ambientale)”

La situazione dell’Italia – In Italia nell’agosto 2016 è entrato in vigore un decreto del Ministero della Salute che limita l’uso e il commercio del glifosato. È infatti vietato usare glifosato in luoghi pubblici come parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili e aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie. È vietato anche impiegarlo in agricoltura nel periodo che precede il raccolto e la trebbiatura (cioè quando finisce per restare quasi tutto su ciò che mangeremo). Il decreto inoltre revoca le nuove autorizzazioni a mettere in vendita prodotti fitosanitari che lo contengono.

E in Europa? L’autorizzazione UE per la commercializzazione del glifosato è scaduta alla fine di giugno del 2012 ed è stata prorogata due volte. La Commissione alla fine di giugno 2016 ha proposto un rinnovo parziale di 18 mesi, cioè fino alla fine del 2017, quando è previsto che l’Echa (l’Agenzia europea per le sostanze chimiche) completi la valutazione degli effetti del glifosato sulla salute umana e l’ambiente. Questo è avvenuto dopo che per ben tre volte  gli stati membri non sono riusciti a raggiungere la necessaria maggioranza qualificata per il rinnovo a 15 anni dell’autorizzazione. All’ultima delle tre votazioni sono infatti mancati, i voti determinanti di Paesi come Italia, Francia e Germania, che insieme ad Austria, Grecia, Portogallo e Lussemburgo si sono astenuti.

Altri cinque anni di glifosato: l’Europarlamento non tiene conto dell’interesse dei cittadini

Il Parlamento europeo non ha colto la richiesta che viene dalla società. È duro il commento della Coalizione #StopGlifosato, che raccoglie 45 associazioni italiane che si sono schierate contro l’utilizzo dell’erbicida, riguardo alla risoluzione approvata oggi con cui il Parlamento europeo si è pronunciato a favore dell’eliminazione progressiva del glifosato entro fine 2022.

 

“È una maggioranza che non ha ascoltato le preoccupazioni degli europei, quella che si è espressa oggi a Bruxelles», dice la portavoce della Coalizione Maria Grazia Mammuccini. “La Commissione Ambiente aveva approvato nei giorni scorsi un documento in cui si chiedeva una fase di eliminazione delle scorte, fissata da qui al 2020. Andare oltre questa ipotesi non è accettabile. Cinque anni di proroga sono quelli su cui l’industria chimica conta per mettere a tacere i problemi. Abbiamo visto, in questi mesi, le pressioni e addirittura i documenti interni delle multinazionali contrabbandati come studi scientifici indipendenti”.

“La risoluzione del Parlamento europeo va ben oltre il tempo limite, per un prodotto di cui sono riconosciuti gli effetti sulla salute umana e sull’ambiente – continua Mammuccini -. Ora la parola passa ai governi che domani si confrontano al tavolo del Comitato tecnico cibo e alimentazione (PAFF). Ai ministri Martina e Lorenzin, che hanno assicurato in questi giorni che la posizione italiana è quella dello stop immediato dell’autorizzazione, chiediamo di far sentire chiara e forte la loro voce, e di salvaguardare gli interessi dei cittadini e dell’agricoltura italiana di qualità”.

“La decisione di tirare per le lunghe l’eliminazione del glifosato, secondo la Coalizione, è in contraddizione con la posizione espressa sempre oggi nella risoluzione approvata dall’Europarlamento in cui si esorta a procedere all’autorizzazione di sostanze chimiche solo sulla base di studi scientifici “soggetti a revisione paritetica e su studi indipendenti pubblicati e commissionati dalle autorità pubbliche competenti. Le agenzie dell’UE dovrebbero essere dotate di risorse sufficienti per consentire loro di lavorare in questo modo”.

In altre parole, occorre cambiare rotta rispetto alle modalità seguite da EFSA ed ECHA per superare il parere dello IARC, l’istituto di ricerca sul cancro. Le valutazioni di quest’ultimo, infatti, erano basate esclusivamente su studi indipendenti, mentre le due agenzie europee hanno deciso anche in base a ricerche delle multinazionali produttrici. «Una giusta richiesta, che appare però a maggior ragione un palliativo rispetto alla decisione di non fermare subito il glifosato. I media di tutto il mondo hanno dimostrato attraverso la pubblicazione dei Monsanto papers che c’è una interconnessione tra agenzie di regolamentazione e ricerca guidata dalle multinazionali che va oltre il lecito scambio di pareri. Occorre avere il coraggio di tirare le giuste conclusioni politiche», conclude la portavoce della Coalizione #StopGlifosato.

 
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