La sigaretta elettronica è meno tossica del 95% della sigaretta normale

Gli italiani non accennano a perdere il vizio del fumo. Sono 11,5 milioni gli italiani dipendenti dalle “bionde”, circa il 22% della popolazione, rispetto ai 10,9 milioni (il 20,8%) del 2015. Il 65% ha provato a smettere senza riuscirci, ma solo lo 0,1% si rivolge ai centri antifumo. L’abitudine al fumo e’ responsabile di non meno di 70mila decessi l’anno. Non solo: il fumo ha un costo notevole per le casse dello Stato, pari a 6,5 miliardi di euro.

Il quadro è stato tracciato al convegno “Un futuro senza sigarette. La riduzione del danno tra consapevolezza e informazione” organizzato oggi a Roma da Anafe, Associazione nazionale produttori di sigarette elettroniche aderente a Confindustria. “I fumatori sono 11,5 milioni, la politica deve prenderne atto – spiega Ignazio Abrignani, presidente intergruppo parlamentare per le sigarette elettroniche – per questo con alcuni colleghi abbiamo cercato di fare considerazioni su ciò che si può fare per la salute, cercare di capire esperienze come quella della sigaretta elettronica. Siamo stati i primi a chiedere che venissero incrementati gli studi sulla sigaretta elettronica.

Quello che è certo è che fa molto meno male del fumo di sigaretta tradizionale”. È la combustione la principale responsabile della tossicità delle sigarette – evidenzia Fabio Beatrice, direttore S.C. Otorinolaringoiatria e Centro Antifumo dell’ospedale San Giovanni Bosco di Torino – i fumatori che non sono riusciti a smettere con i metodi tradizionali dovrebbero essere supportati ad utilizzare la sigaretta elettronica, che è del 95% meno tossica della sigaretta normale. D’altra parte, il vero interesse per l’ecig e i riscaldatori non riguarda esclusivamente un uso medicale nell’ambito del sostegno alla cessazione, ma più semplicemente un processo di sostituzione della sigaretta, con l’obiettivo ultimo di ridurre le malattie correlate al fumo e i decessi”.

Se negli Usa tutti i fumatori passassero alla sigaretta elettronica si risparmierebbero 6,6 milioni di vite in dieci anni. Il calcolo è di uno studio della Georgetown University pubblicato dalla rivista Tobacco Control, secondo cui lo ‘switch’ farebbe guadagnare ai fumatori statunitensi 86,6 milioni di anni di vita.

La questione sui potenziali rischi e benefici dalle e-cig e dalle nuove sigarette ‘che non bruciano’ è molto dibattuta nel mondo scientifico, diviso tra chi propugna una ‘riduzione del danno’ e chi invece teme che molti giovani che non avrebbero fumato potrebbero iniziare grazie a questo dispositivo. I ricercatori hanno elaborato una serie di variabili, compreso il potenziale danno per la salute dalle e-cig e la quantità di giovani che inizierebbero a fumare dopo aver cominciato con la versione elettronica.

Dall’analisi sono emersi due scenari, uno ‘ottimistico’, che appunto vede 6,6 milioni di vite salvate, e uno pessimistico, che comunque vede un allungamento della vita per 1,6 milioni di fumatori. “Oltre a questo – aggiunge David Levy, uno degli autori -, ci sarebbe un grande beneficio per la salute, compresa la riduzione delle disabilità per i fumatori e una minore esposizione al fumo passivo. Anche l’analisi più pessimista mostra un guadagno significativo se la nicotina viene ottenuta dal ‘vaping’ invece che dal fumo di sigaretta molto più tossico”.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie