Le Cimici Asiatiche svernano nelle case del Nord, inutili anche gli insetticidi

La cimice asiatica è un insetto infestante, altamente polifago. Con l’inverno cercano rifugio in luoghi chiusi e riparati, per rispuntare poi a primavera. Gli insetticidi non sembrano in grado di contrastare questi insetti, così l’unico sistema è non farli entrare in casa. Ogni femmina può depositare 300-400 uova due volte l’anno.

Gli adulti hanno una caratteristica forma a scudo e una colorazione dal bruno al grigio, a tratti più scura nella parte superiore. La femmina deposita in media 250 uova, almeno due volte all’anno, e lo sviluppo degli esemplari adulti varia molto in base a temperatura e dieta. La cimice asiatica causa gravi danni alla frutticoltura e all’agricoltura. L’elenco delle piante di cui si nutre è molto vasto: si parla di oltre 300 specie coltivate.

L’invasione in Italia – L’allarme lanciato da Coldiretti è chiaro: la cimice asiatica sta invadendo i campi settentrionali, con grosse perdite dei raccolti. L’autunno particolarmente mite ha portato a una maggiore proliferazione dell’insetto che sta attaccando non solo i frutteti, ma anche le grandi coltivazioni di mais e soia del Nord Italia. Le regioni particolarmente colpite, quest’anno, sono state Friuli e Veneto. Riscontri della presenza dell’infestante sono stati trovati anche in altre zone dell’Italia, dalla Lombardia, all’Emilia, fino a toccare il Piemonte.

Si parla di oltre il 40% di perdite, nei raccolti di mele, pere e pesche nelle zone più colpite. Non solo. L’attacco della cimice causa un’impennata della percentuale di frutti deformi (in alcuni casi addirittura superiore al 50%). Questo genera a sua volta un forte deprezzamento del prodotto o la sua non commerciabilità.

La risposta del Piemonte all’invasione della cimice asiatica – Il Piemonte, unica regione in Italia, ha avviato un progetto coordinato, finalizzato a dare risposte concrete alle aziende interessate dall’invasione. Secondo Coldiretti Torino, però, per combattere veramente la cimice asiatica è necessaria la collaborazione di tutti. Lo spiega Michele Mellano, direttore della sezione torinese:

«Occorre fare filiera, per attuare una corretta lotta integrata all’insetto, adottando metodi sostenibili, al fine di salvaguardare l’agricoltura del nostro territorio. Il primo passo è il monitoraggio del parassita. Sinora, con le trappole, sono già state catturate 50mila cimici asiatiche».

Il fatto che la cimice asiatica sia un insetto particolarmente prolifico, e che in Italia non ci siano antagonisti naturali, rende la lotta molto difficile. Gli esemplari adulti sono in grado di percorrere lunghe distanze in cerca di cibo.

La famigerata “ Cimice Asiatica

Gli effetti devastanti che questo parassita delle piante sta iniziando a produrre su vaste aree del Mediterraneo. Questa cimice, nuova per i nostri ambienti, può provocare seri danni a molte piante coltivate. Nel nord-est degli Stati Uniti la cimice asiatica o cimice marmorizzata grigio-marrone, specie Halyomorpha halys, anche conosciuta come Brown marmorated stink bug, originaria dell’Asia orientale, sta creando gravi danni all’agricoltura a causa della sua notevole polifagia. Presente anche in alcuni Paesi europei, tra cui l’Italia, è in grado di provocare seri danni a piante da frutto, ortive e ornamentali. Nel settembre 2012 è stata trovata in alcune aree di pianura delle province di Modena e Bologna, e anche in Lombardia e Piemonte, dove desta preoccupazione principalmente per la melicoltura.

Per questo motivo il suo arrivo in Italia e a Modena nel, in una zona di frutticoltura intensiva, è visto con una certa apprensione. Negli Stati Unitti però, H. halys sta creando anche un forte allarme fra la popolazione per le massicce migrazioni di centinaia di migliaia di esemplari adulti che, dai campi in cui vengono coltivate le piante ospiti, a fine estate si spostano nelle abitazioni limitrofe. Come tutte le altre cimici anche H. halys, se minacciata, emette un odore sgradevole ma, a parte il fastidio non punge e non trasmette malattie all’uomo.

Giovanni D’Agata,presidente dello sportello dei diritti, impegnato in campagne per sensibilizzare le pubbliche amministrazioni e i privati nella lotta contro le cause di devastazione del paesaggio e del decoro urban sottolinea che è innocua per le persone e gli animali, ma può creare allarme per la sua abitudine di ripararsi in massa nelle case. L’unica soluzione che appare possibile per evitare la diffusione della cimice nel Nostro Paese e nel resto del Bacino del Mediterraneo, passa attraverso un monitoraggio certosino e capillare del territorio che solo i singoli comuni sarebbero in grado di realizzare se tutti fossero dotati di strutture in grado di farlo e che in molti di questi Enti Locali esistono già, conosciuti con il nome “Uffici del Verde”. Come è stato per l’ Emilia Romagna che ha attivato un monitoraggio con lo scopo di delimitare la zona di presenza del fitogafo in modo da delineare la potenziale incidenza economica.

E’ quindi di grandissima importanza ed utilità la collaborazione di cittadini e agricoltori che, in caso di rinvenimento di cimici sospette, possono inviare segnalazioni contattando il Servizio fitosanitario o l’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia a questi indirizzi mail: mbariselli@regione.emilia-romagna.it e lara.maistrello@unimbre.it.

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