Malaria, a Ginosa stop a donazioni sangue per sei mesi

Per i prossimi sei mesi i residenti di Ginosa e chiunque abbia soggiornato nel suo territorio almeno per una notte negli ultimi sei mesi non potranno donare il sangue.

E’ la misura decisa dal Centro nazionale sangue del ministero per la Salute dopo il caso dei quattro braccianti nordafricani contagiati dal parassita della malaria.Lo ha deciso il Centro Nazionale Sangue, che precisa che il rischio per la popolazione è molto basso.

Per chi è residente nel comune di Ginosa o vi ha soggiornato per almeno una notte, precisa la circolare, la sospensione è di 6 mesi, al termine dei quali dovrà essere effettuato il test degli anticorpi antimalarici. In assenza del test lo stop è invece di un anno.

“I casi – si legge nella circolare del Centro nazionale sangue disponibile sul sito – costituiscono un focolaio epidemico limitato. In considerazione delle caratteristiche rurali e della limitata estensione dell’area interessata nonchè dell’attuazione tempestiva delle misure di contenimento del vettore, il rischio attuale per la popolazione locale e il conseguente rischio di trasmissione trasfusionale appaiono contenuti”.

Malattia contratta in Italia “I migranti erano in Italia, qui da noi, da circa due mesi. Il tempo di incubazione della malaria va da 15 giorni ad un mese, ne consegue, quindi, che la malattia l’hanno contratta qui”. Lo ha affermato il direttore generale dell’Asl di Taranto, Stefano Rossi, commentando il caso dei quattro marocchini ricoverati a Taranto per malaria.

“Le persone in questione – dice Rossi – lavoravano nelle campagne di Ginosa, in localita’ Pantano, e siccome la malaria si contrae attraverso le zanzare, e’ evidente che va fatto un accertamento sulle condizioni di lavoro in cui si trovavano questi migranti. E’ chiaro che la malattia l’hanno contratta qui e non l’hanno portata qui dal luogo da cui provenivano.

L’accertamento presuppone che si catturino anche le zanzare e si inviino poi all’Istituto zooporofilattico per ulteriori verifiche”. La stessa Asl sta adesso approfondendo il caso in due direzioni: capire meglio la natura della patologia e verificare, in questo lasso di tempo, dove sono stati i migranti ammalati e quali luoghi hanno frequentato.

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