Materassi avvelenati al toluene, arriva la rassicurazione dei produttori italiani

Lo scorso 13 ottobre lo “Sportello dei Diritti” ha lanciato, primo in Italia, l’allerta europea sui materassi al poliuretano per il rischio contaminazione dovuto ad un errore negli stabilimenti della tedesca Basf, una delle più grandi compagnie chimiche al mondo. In particolare, la problematica riguarda la sintesi di un composto chimico basilare per la produzione del poliuretano, il diisocianato di toluene (Tdi), che presentava una concentrazione troppo elevata di diclorobenzene.

La sostanza, utilizzata come componente dei materassi sarebbe nota come cancerogena. Ed è in ragione del fatto che ben 7500 tonnellate ne sarebbero state immesse sul mercato con rischio di contaminazione di migliaia di materassi sul territorio europeo in quanto, stando a quanto comunicato da Basf le aziende interessate fra Europa, Medio Oriente e Africa sarebbero una cinquantina, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, aveva chiesto alle autorità italiane di effettuare le più opportune verifiche per informare e rassicurare la popolazione.
Prima di un riscontro del Ministero della Salute, però, a rispondere sono stati i produttori italiani di materassi, tanto che proprio in data di ieri ci è pervenuta una nota da parte del consigliere delegato “Gruppo Sistemi per Dormire” di “FederlegnoArredo”, signor Fabio Formenti, che chiarisce la situazione in Italia e che quindi pubblichiamo integralmente di seguito al presente comunicato.

INFORMAZIONE SULLA PROBLEMATICA DEL TDI BASF CONTAMINATO E SUI C.D. “MATERASSI CANCEROGENI”

Il 5 ottobre 2017 la società BASF ha comunicato alla propria clientela interessata, tra i quali i produttori di schiuma di poliuretano, la notizia che lo stabilimento BASF di Ludwigshafen ha prodotto, nel periodo tra il 25 agosto e il 29 settembre 2017, toluene diisocianato (TDI) contenente una quantità di diclorobenzene superiore al consentito e quindi potenzialmente dannoso per la salute.

Il TDI è uno dei componenti principali per la produzione di poliuretano espanso utilizzato per imbottiti (materassi e divani su tutti). Alcuni produttori di materassi europei, che avevano ricevuto poliuretano prodotto con TDI contaminato, hanno quindi bloccato a scopo cautelativo le proprie produzioni e/o le consegne di materassi finiti in attesa di compiere tutte le verifiche del caso. Ciò ha determinato la diffusione, in maniera incontrollata in tutta Europa, della preoccupazione che migliaia di materassi contenenti schiume di poliuretano realizzate con il TDI contaminato, quindi potenzialmente dannosi, fossero stati immessi sul mercato.

Tali notizie allarmistiche sono state riprese anche in Italia ed hanno riportato la possibile presenza anche sul mercato italiano di “materassi cancerogeni”. Ci sono però due buone notizie: la prima è che i principali produttori di poliuretano italiani, fornitori della maggioranza dei produttori di materassi italiani, hanno dichiarato che non sono coinvolti nella vicenda del TDI contaminato perché non acquistano da BASF o perché non hanno ricevuto materiale proveniente da quel lotto.

In più, secondo quanto riportato da Holz-Zentralblatt online il 13 ottobre, le ricerche compiute dagli esperti di BASF hanno concluso che non c’è rischio per la salute. E, in ogni caso, BASF ha dichiarato che “due terzi delle 7.500 tonnellate di TDI prodotto non sono neppure state utilizzate”.

Pertanto si ritiene che la problematica, a carattere generale, non abbia alcun impatto sui materassi in circolazione in Italia perché scarse sono le importazioni di poliuretano dall’estero e ancor più basse le importazioni di materassi finiti. La preoccupazione iniziale, per lo meno per il mercato italiano, appare essere quindi sostanzialmente infondata.
In ogni caso, queste sono considerazioni di carattere generale che non escludono la responsabilità del singolo produttore, importatore o distributore di materassi circa la provenienza dei componenti utilizzati o dei materassi finiti qualora questi siano di provenienza estera.
La tematica viene costantemente seguita dal Gruppo Sistemi per Dormire di FederlegnoArredo, anche con contatti tra i produttori europei ed EBIA (European bedding Industries Association).

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie