Professori e presidi, aumenti di stipendio in vista

Scuola, aumenti di stipendio in vista per docenti e presidi. Questi ultimi, in particolare, sono tra i dirigenti meno pagati nella Pubblica amministrazione. Nella manovra un piano-scuola per avvicinare le retribuzioni a quelle degli altri dirigenti pubblici. Aumento di stipendio anche per i professori e il personale Ata.

Associazione presidi, protesta comincia a pagare. Procede a piccoli passi – ma comunque va avanti – il cammino del Documento di Economia e Finanza, pietra angolare della prossima legge di bilancio. E con esso prende forma, dopo molti anni, la prima prospettiva concreta di un consistente adeguamento stipendiale per i dirigenti della scuola.

Siamo stati i primi a darne notizia qualche giorno fa su questo stesso sito e siamo anche, al momento, gli unici soggetti sindacali a mantenere viva, oltre all’azione politica, anche l’informazione al riguardo. Oggi la questione è stata ripresa con grande risalto dal quotidiano Il Messaggero di Roma, che vi dedica un titolo ben in vista in copertina più due pagine, corredate di tabelle e grafici.

Continueremo a seguire da vicino gli sviluppi e ad incalzare le forze politiche, cui spetta assumere la decisione finale e quantificare la misura dell’intervento. Del tutto pacatamente, ci sia concesso rilevare che, quando le cose diventano concrete, si apprezza meglio la differenza fra chi lavora con costanza sugli obiettivi e gli altri.

Per quanto riguarda il piano scuola, riporta Il Messaggero di Roma, sul tavolo del Tesoro ci sarebbe una proposta del dicastero guidato da Valeria Fedeli per ritoccare «gradualmente», in più anni, le retribuzioni fisse di chi è a capo degli istituti scolastici. Si parla di un primo stanziamento da 90-95 milioni di euro. Il blocco degli stipendi degli statali ha fatto male un po’ a tutti, ma negli anni a soffrire di più è stato il personale scolastico, in particolare il quello tecnico e amministrativo, gli Ata, che possono contare su uno stipendio base di soli 22 mila euro all’anno. Stesso discorso vale per i professori e i presidi.

Già nei mesi scorsi la ministra Fedeli si era impegnata a pagare di più coloro che lavorano nel mondo della scuola, che «ingiustamente» – aveva detto – ricevono di meno rispetto agli altri. La dote ipotizzata può garantire aumenti per lo più minimi, ma secondo il ministero rappresenterebbe comunque un segnale di attenzione nei confronti del personale della scuola e soprattutto si andrebbe a sommare all’aumento da 85 euro in arrivo con il rinnovo del contratto a cui lavora la ministra Marianna Madia. Quest’ultimo riguarderà ovviamente sia gli insegnanti che i presidi. Mentre lo scatto aggiuntivo da inserire nella prossima legge di bilancio dovrebbe toccare solo i vertici scolastici. Secondo gli ultimi dati raccolti dall’Aran, l’agenzia governativa che si occupa delle negoziazioni nella Pa, i dirigenti delle scuole sono i capi meno pagati se si tiene conto di quelli delle Agenzie fiscali, università, ministeri, ospedali e Asl. Stipendi quattro volte inferiori rispetto a chi guadagna di più.

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