Psoriasi, per tre milioni di italiani malattia spesso “trascurata”

Una malattia che ancora molti trascurano. Chi ne è colpito spesso non ne conosce i sintomi e non si reca tempestivamente dallo specialista, con conseguente ritardo nella diagnosi e nell’inizio del percorso terapeutico che potrebbe rallentare l’evoluzione della malattia.

Gli specialisti saranno a disposizione e risponderanno alle domande di chi vorrà saperne di più sulla malattia, che non è di un solo tipo. La più diffusa è quella ‘a placche’ (80-90% dei casi), ma esistono anche altre forme più rare, poco conosciute e per questo sottostimate. Una è la ‘psoriasi intertriginosa o delle pieghe’, caratterizzata da chiazze rosse non desquamate sotto le ascelle, sui genitali e sull’addome di chi è in sovrappeso, fino al solco sottomammario.

La forma più frequente fra gli adolescenti invece è la ‘psoriasi guttata’, caratterizzata da piccole chiazze desquamate su tronco, braccia, gambe e cuoio capelluto. Esistono poi la ‘psoriasi pustolosa’ e quella ‘eritrodermica’: la prima è caratterizzata da pustole sulle mani e piedi o diffuse al corpo, mentre nella seconda la pelle appare infiammata e arrossata, provoca prurito o bruciore ed è tra le forme più gravi. Altre informazioni sulla malattia e sulla Giornata sul sito www.adipso.org.

La psoriasi non è una malattia della sola pelle –  Quasi la metà dei malati di psoriasi si è sentito chiedere se le chiazze sulla pelle sono contagiose e un terzo viene “fissato” dalle altre persone quando è in costume in piscina o al mare. Per fotuna con l’arrivo  dell’estate la psoriasi tende a ‘placarsi’ grazie al sole, ma il problema resta, più grave che mai. Sui quasi tre milioni di malati in Italia, una gran parte è costretta per tutto il resto dell’anno ad una estenuante ricerca di una terapia efficace, che si trasforma in un pellegrinaggio continuo tra medici di famiglia e dermatologi territoriali. Una ricerca che non passa mai per i centri di riferimento (ex Psocare), con il risultato di una delusione che tocca l’84% dei casi e un abbandono delle cure che arriva al 90% e la grave conseguenza che l’80% dei malati viene colpito anche da depressione.

A scattare questa impietosa fotografia, basata su 5278 schede compilate dai pazienti e 2560 dai medici specialisti, è stata l’ADIPSO, l’Associazione per la Difesa degli Psoriasici, che ha presentato i risultati della propria indagine durante un convegno che si è concluso sabato a Roma. Le schede sono state raccolte dall’associazione lo scorso 29 ottobre durante l’Open Day del WPD (World Psoriasis Day), in 93 cliniche di riferimento regionali (ex Psocare) che hanno aperto le loro porte per fornire informazioni sulla malattia e svolgere visite e consulti gratuiti. “Dobbiamo fare qualcosa per questa delusione dei pazienti – ha commentato la presidente dell’ADIPSO Mara Maccarone -. Oggi ci sarebbero tutti i mezzi per curarsi, ma molti non ci riescono, e questo è enorme danno per il paziente e per la società. Le schede che abbiamo raccolto fotografano perfettamente la situazione generale, basti pensare che nei centri di riferimento in pochi anni siamo scesi da 12mila a 6mila pazienti, segno tangibile che qualcosa non va e non per colpa dei malati”.

“Un dato che fa molto riflettere – ha affermato la prof.ssa Ornella De Pità, dermatologa dell’ospedale Cristo Re di Roma – è che delle persone visitate o intervistate all’Open Day solo 102 erano state trattate da un centro di riferimento. Forse anche per questo hanno manifestato una forte delusione per le terapie ricevute. Inoltre la ricerca ha messo in luce una forte richiesta dei farmaci biotecnologici da parte dei pazienti, nonostante ci siano molte alternative prima di arrivare a questa risorsa”.

Il problema dell’abbandono della terapia, ha spiegato il prof. Nicola Balato, che dirige la dermatologia del Policlinico Federico II di Napoli, si risolve con una migliore comunicazione. “Il problema è di comunicazione. Dobbiamo impostare un percorso di istruzione del paziente per fare in modo che segua il più possibile le terapie che proponiamo, anche spiegandogli che magari la prima può non funzionare ma che in quel caso ci sono delle altre ‘armi’ che si possono usare”.

Una caratteristica dei pazienti emersa dalle schede è la presenza frequente di comorbidità, con le principali che sono risultate l’obesità (il 26% di chi aveva una malattia associata alla psoriasi) e la depressione (23%), oltre che il diabete (13%). “Questo è un problema per chi prende in carico il paziente – ha sottolineato il prof. Gianfranco Altomare, direttore del dipartimento di dermatologia dell’Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano – perché queste patologie fanno in modo che il paziente non possa usare certi farmaci”.

Alimentazione e psoriasi – I rapporti tra psoriasi e alimentazione sono stati oggetto negli anni di frequenti controversie, alcune scuole di pensiero ritengono che non sia determinante la dieta alimentare. Altre, invece, come quella del Dott.Pagano, chiropratico statunitense, ritengono che esistono cibi che provocano una reazione tossica iper-acida nel corpo. Recenti studi hanno messo in evidenza una relazione tra BMI (indice di massa corporea) e psoriasi e suggerito l’effetto protettivo di una dieta povera di grassi animali e ricca di frutta e verdura.

Sebbene, poi, una dieta corretta non influisca direttamente sulla comparsa o meno della patologia psoriasica, essa è importante per il mantenimento delle buone condizioni di salute e contribuisce a diminuire i momenti di riacutizzazione. L’assunzione di alcuni alimenti può addirittura aggravare la malattia o esserne elemento scatenante, come, al contrario, una dieta vegetariana con pochi grassi e poche proteine può determinare dei miglioramenti.

Tenuto conto che ogni malato di psoriasi reagisce in modo diverso e può sviluppare un’ipersensibilità verso un alimento piuttosto che un altro, chi è affetto da questa patologia dovrebbe comunque eliminare o ridurre drasticamente gli alimenti iper-calorici, quali carni rosse, insaccati, fritti, formaggi stagionati, uova, burro, sale, pepe, latte e derivati, zucchero, l’alcool e i superalcolici. Al contrario dovrebbe privilegiare pane integrale, pasta, riso, legumi, verdura, frutta e pesce, ricco di acidi grassi insaturi omega-3.

Esistono comunque norme comportamentali di base alle quali il malato di psoriasi dovrebbe attenersi come quella di non assumere bevande alcoliche in genere, tutti i superalcolici e quella di non fumare, poiché abusi di alcool e fumo sono fra i fattori scatenanti il riacutizzarsi della malattia.

Tanti tentativi, fra medici e terapie diversi – La psoriasi è una diffusa malattia cronica, non contagiosa, che colpisce fino al 3 per cento della popolazione mondiale. La psoriasi a placche (il tipo più comune) si presenta sotto forma di chiazze rosse in rilievo, ricoperte da uno strato bianco-argenteo di cellule cutanee morte. Ad oggi ancora non esiste una cura definitiva e spesso trovare la terapia giusta non è semplice, come confermano i dati di quest’ultima indagine, secondo la quale in media i pazienti consultano tre specialisti diversi e provano quattro trattamenti differenti prima di trovarne uno che funzioni. A un terzo degli interpellati sono serviti oltre cinque anni per individuare la cura in grado di dare loro una pelle libera (o quasi) da lesioni. «Ogni paziente ha la “sua” psoriasi e la vive a modo suo – conclude Girolomoni – : alcuni malati, specie se le lesioni sono limitate, riescono a convivere bene con la patologia, ma la maggior parte preferisce avere la pelle pulita totalmente o quasi, tanto da potersi dimenticare di averla. Per raggiungere questo obiettivo serve un confronto continuo e stabile con il dermatologo, un rapporto di fiducia che tenga conto delle necessità dei pazienti, con i quali collaborare fino a quando non si trova una soluzione soddisfacente».

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