Superbatteri resistenti agli antibiotici uccidono 700mila persone l’anno, siamo di fronte a un’apocalisse

I superbatteri resistenti agli antibiotici preoccupano l’intera comunità scientifica: Nel mondo i decessi accertati sono  700 mila, le persone muoiono a seguito di malattie o ferite considerate fino a poco tempo fa facilmente curabili. Il problema super batteri ha origini lontane. I primi casi di multi-resistenza vennero identificati nel 1952, ma oggi, a distanza di appena 65 anni, il mondo trema dinanzi a batteri che risultano inattaccabili. Un problema enorme, causato dall’uso smodato degli antibiotici e dalla capacità di alcuni batteri di evolversi così da diventare immuni agli stessi attacchi dei farmaci. La stessa Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) definisce quello che sembrava un problema una vera e propria emergenza planetaria, che riguarda anche l’Italia.

Secondo gli esperti si tratta di una notizia allarmante: la colistina è considerata appunto “l’ultima spiaggia” degli antibiotici, e se un batterio riesce a sopravvivere anche a questa, è pressoché impossibile fermarlo. E’ molto più diffuso di quanto pensassero gli esperti sia per dimensioni, con aree in cui il 100% degli animali da allevamento ne è portatore, che per diffusione, con esempi trovati ormai in tutto il mondo.

La prima descrizione di un batterio con il gene mcr-1, quello appunto che rende inoffensiva la colistina, risale ad appena due anni fa in un allevamento di maiali in Cina. Questo farmaco, che risale agli anni ’50, non era più usato nell’uomo per la sua tossicità, ma è ‘tornato’ negli ultimi anni come ultima risorsa vista la perdita di efficacia degli altri. Negli allevamenti però è sempre stato molto usato per favorire la crescita degli animali. Diversi sono stati gli studi che hanno trovato il gene nel mondo presentati al meeting. Una analisi su campioni di 8mila persone in Cina lo ha trovato in 497 campioni, nel 10% dei casi in batteri resistenti anche ad altri antibiotici.

Pochi giorni fa, un team di scienziati che ha partecipato all’American Society for Microbiology, ha lanciato un allarme ai grandi del mondo. Un batterio contenente un gene chiamato Mcr-1 si sta diffondendo ad una velocità mai osservata prima. Il batterio killer, scoperto 18 mesi fa, è presente nel 25 per cento ricoverati negli ospedali cinesi, ma è stato isolato anche negli Stati Uniti e in altri 20 paesi. Il batterio, hanno evidenziato gli esperti, non può esser debellato neppure con l’ausilio della Colistina, l’antibiotico considerato l’ultima difesa a disposizione dei medici. “Il mondo rischia di trovarsi di fronte a un’apocalisse antibiotica – ha detto Sally Davies, Chief Medical Officer del Regno Unito -. Se non si fa qualcosa, operazioni di routine e semplici ferite diventeranno mortali”.

La situazione in Italia

In Italia, uno studio retrospettivo su isolati clinici di E. coli collezionati dai laboratori di microbiologia clinica degli ospedali di Firenze e Lecco, ha rivelato la presenza di una bassa percentuale di ceppi resistenti alla colistina nel periodo 2012-2015. Tra questi resistenti, 8 su 11 (isolati sia da ricoverati che da pazienti ambulatoriali) sono risultati positivi per il gene mcr-1. Inoltre, sempre nel nostro Paese, la presenza del gene mcr-1 è stata dimostrata in ceppi di E. coli isolati nel corso di uno studio di colonizzazione in anziani residenti presso Residenze sanitarie assistenziali (Rsa). In entrambe le ricerche italiane, i ceppi portatori di mcr-1, pur essendo multi-resistenti, rimanevano sensibili ai carbapenemi e ad altre classi di antibiotici.

Nel nostro Paese il fenomeno della resistenza alla colistina è purtroppo emerso da tempo in ceppi multi-resistenti di Klebsiella pneumoniae, anche se fino ad ora non era associato al gene mcr-1 ma piuttosto ad altri meccanismi di resistenza (mutazioni cromosomiche). Secondo i dati riportati in un’indagine condotta in Italia nell’ambito della sorveglianza europea EuSCAPE, più del 40% dei ceppi di K. pneumoniae resistenti ai carbapenemi erano anche resistenti alla colistina, e due ceppi erano pan-resistenti. Questo vuol dire che per il trattamento delle infezioni da K. pneumoniae resistente ai carbapenemi rimangono pochissimi o addirittura nessun antibiotico efficace.

In conclusione, la resistenza alla colistina mediata da plasmide è stata finora evidenziata in ceppi di Enterobacteriaceae (soprattutto E. coli) che, pur se multi-resistenti, risultano ancora sensibili ad alcune classi di antibiotici. Tuttavia, al di là di facili allarmismi di alcuni media, la preoccupazione della comunità scientifica è giustificata dall’evidenza che un gene collocato su plasmide è più facilmente diffusibile nell’ambito della popolazione dei batteri gram-negativi patogeni e no. D’altro canto, la resistenza alla colistina, dovuta a meccanismi diversi dai plasmidi e nota da tempo, rappresenta già un problema clinico, almeno per il trattamento delle infezioni da K. pneumoniae, rimandando al più generale problema della resistenza agli antibiotici.

 
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