Vitamina D: Fondamentale per il benessere delle nostre ossa: osteoporosi, artrosi e sarcopenia

Le malattie muscolo-scheletriche croniche dell’anziano quali osteoporosi, artrosi e sarcopenia sono al centro della VI edizione del Congresso ASON. Dal 5 al 7 ottobre oltre 600 ortopedici, reumatologi e fisiatri si danno appuntamento a Napoli presso l’Hotel Excelsior, per fare il punto sulle problematiche emergenti in ambito osteoarticolare, attraverso il punto di vista dello specialista ambulatoriale: indispensabile anello di raccordo nell’integrazione ospedale-territorio, chiamato a fornire risposte adeguate al bisogno di salute dei cittadini, razionalizzando al contempo le risorse economiche del SSN.

Tra gli ospiti di prestigio del Congresso il professor Michael Holick, endocrinologo dell’Università di Boston, che dedicherà un focus specifico alla carenza di vitamina D, ormai epidemica nel mondo occidentale, non solo negli anziani ma spesso anche nei giovani e negli adulti. Diversi studi riportano che la percentuale di donne in post-menopausa con mancanza di vitamina D è variabile tra il 65 e il 75% mentre, secondo le ultime statistiche, ben 6 bambini su 10 ne sono carenti, chi in forma lieve e chi in maniera più seria.

“L’ipovitaminosi D si manifesta con il rachitismo in età infantile, con dolori ossei nelle fasi di crescita degli adolescenti e con dolori muscolari e fratture da fragilità negli anziani”, anticipa il dottor Sergio Gigliotti, Presidente di ASON e del Congresso. “Numerosi studi del prof. Holick hanno evidenziato che la carenza di vitamina D è associata ad altre malattie quali il diabete di tipo 2, la sclerosi multipla e la demenza senile. Pertanto il mantenimento di un livello ottimale di questa vitamina nel sangue, attraverso l’esposizione solare in orari ben precisi e la costante supplementazione alimentare, è un obiettivo terapeutico che lo specialista territoriale deve porsi sempre, indipendentemente dall’età dei pazienti afferenti al suo ambulatorio”.

In particolare, contro l’osteoporosi nell’anziano, gli specialisti ASON ricordano quelle che devono essere le 5 regole d’oro da seguire:
1) mantenere nel sangue valori normali (superiori a 30 ng/ml) di vit. D (25 OH);
2) assicurarsi un sufficiente apporto alimentare di calcio: 800-1000 mg al giorno
3) praticare 50 minuti di attività fisica aerobica di moderata intensità, per 3 volte a settimana;
4) in primavera ed estate, esporsi per un’ora al giorno alla luce del sole, con gambe e braccia scoperte;
5) sottoporsi, almeno una volta, a una valutazione strumentale del rischio di frattura.

La supplementazione nutrizionale, unita a un’adeguata attività fisica, è un presidio terapeutico indispensabile anche nella sarcopenia, malattia caratterizzata dalla perdita di massa e forza muscolare che espone il soggetto anziano a un deterioramento di alcune funzioni quali la stabilità posturale, l’autonomia deambulatoria, l’omeostasi glucidica e il trofismo osseo: sarà questo l’argomento della relazione della dottoressa Debora Rasio, oncologa e nutrizionista dell’Università “La Sapienza” di Roma. E’ difficile determinare la prevalenza esatta di questa patologia ma alcuni dati preliminari riferiti ad anziani che vivono nelle case di riposo indicano che il 70% degli uomini e il 35% delle donne presenta sarcopenia.

Sull’anziano fragile si concentrerà la lettura del professor Roberto Bernabei, geriatra dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. “L’Italia è, insieme al Giappone, il Paese più longevo al mondo”, continua Gigliotti. “Identificare e curare la fragilità, primo marker dell’invecchiamento, è pertanto una priorità di cui tutti i medici, specialmente se operanti sul territorio, devono tener conto”.

Durante la tre giorni di lavori, il Congresso offrirà importanti momenti di confronto tra specialisti provenienti da realtà regionali diverse. Attraverso sedute interattive tra relatori e uditorio su argomenti attuali come la terapia antalgica con i farmaci oppioidi, le terapie di ricalibrazione posturale e la diagnosi delle fratture osteoporotiche, il summit potrà fornire ai partecipanti utili indicazioni per la gestione dei loro pazienti affetti da alcune malattie osteoarticolari ad elevato impatto sociale.

La vitamina D svolge un’azione fisiologica fondamentale nella regolazione del metabolismo osseo, favorendo l’assorbimento di calcio dall’intestino e regolando il suo deposito nell’osso. Questo effetto fisiologico è importante in tutte le fasce di età: in quella infantile favorendo il corretto accrescimento osseo, da adulti nel favorire l’acquisizione del picco di massa ossea (che si raggiunge intorno ai trent’anni) ed il suo mantenimento nelle decadi successive. Ecco perché dobbiamo considerare la vitamina D come un ormone essenziale alla salute dell’osso. Ed infatti, quando la vitamina D è carente, l’osso risulta fragile, con conseguente predisposizione alle fratture. Tale condizione è molto simile all’osteoporosi predisponendo alla comparsa di fratture sia vertebrali sia di femore.

Le fratture di femore da fragilità comportano un’alta incidenza di mortalità in quanto circa il 20-30% ha esito fatale entro il primo anno dalla frattura. Inoltre, su 10 persone che sopravvivono alla frattura del femore, tra 2 e 3 sopportano pesanti conseguenze che ne minano l’autonomia e la qualità della vita. Un altro 20% deve essere assistito, spesso per lunghi periodi.

L’elevata frequenza di fratture nei soggetti carenti di vitamina D è favorita anche da un elevato rischio di caduta causato da una miopatia secondaria al deficit vitaminico. In particolare, è noto da tempo che la vitamina D svolge un’azione fisiologica importante nel regolare la forza muscolare e pertanto, in carenza di vitamina D, la forza contrattile muscolare risulta alterata con conseguente compromissione della deambulazione e del mantenimento della stazione eretta. Il rischio di fratture risulta anche essere aumentato dalla frequente coesistenza dell’osteoporosi, soprattutto nella popolazione geriatrica. A tale riguardo, merita di essere ricordato che i farmaci anti-osteoporotici risultano efficaci nel prevenire le fratture solo dopo aver corretta la carenza di vitamina D.

Oggi ci sono molti modi per correggere vari gradi di ipovitaminosi D, dalla più severa carenza alle ipovitaminosi D di grado lievi. Nella maggior parte dei pazienti, ipovitaminosi D viene corretta somministrando il farmaco in maniera intermittente (una volta a settimana o una volta al mese o addirittura due/tre volte all’anno), per favorire una completa accettabilità da parte del paziente, consapevole del fatto che tale terapia è inevitabilmente cronica. Il trattamento dell’ipovitaminosi D porta ad una sicura riduzione del rischio di fratture, soprattutto quando viene garantito un normale introito di calcio (il più delle volte con gli alimenti, in altri casi con supplementi farmacologici).

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