Al via la campagna Onu contro la violenza sulle donne

Ogni donna e ogni ragazza ha diritto ad una vita libera dalla violenza. Eppure questa violazione dei diritti umani avviene in molti modi in ogni comunità. Colpisce particolarmente quelle che sono più ai margini e vulnerabili. Nel mondo, più di una donna su tre affronta la violenza durante la propria vita; 750 milioni di donne si sono sposate prima di compiere i 18 anni, e più di 250 milioni sono state sottoposte a mutilazioni genitali.

16 giorni di attivismo contro la violenza sulle donne in tutto il mondo: è la campagna dell’Onu 2017 che prende il via oggi, 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, per concludersi il 10 dicembre, Giornata per i diritti umani. Un ponte tra due date che vuole proprio sottolineare il fatto che la violenza contro le donne è una vera e propria violazione dei diritti umani.

La campagna UNiTE dell’Onu si concentra quest’anno sul tema “Nessuno deve essere lasciato indietro: poniamo fine alla violenza contro le donne e le ragazze”, a partire da quelle più fragili e vulnerabili: tra i rifugiati, i migranti, le minoranze, i popoli indigeni e le popolazioni colpite da conflitti e disastri naturali.

Gli attivisti per i diritti delle donne sono stati presi di mira a livelli allarmanti. La violenza contro le donne in politica impedisce il progresso nei diritti civili, politici, sociali, economici e culturali delle donne. Le donne che si candidano affrontano la violenza con maggiore probabilità rispetto agli uomini; i difensori dei diritti umani delle donne corrono rischi maggiori; e l’orrore della violenza sessuale durante i conflitti non mostra segnali di diminuzione.

Vi è un crescente riconoscimento del fatto che la violenza sulle donne sia uno dei principali ostacoli all’adempimento dei diritti umani, e una sfida diretta all’inclusione e partecipazione delle donne ad uno sviluppo sostenibile e una pace duratura. Vi sono anche prove sempre maggiori di come la violenza contro le donne e le ragazze sia collegata ad altri tipi di attacchi, inclusi estremismo violento e persino terrorismo.

Il simbolo più tangibile di un diffuso sciovinismo e di patriarcato, tale violenza incide direttamente sulla salute fisica e mentale delle donne. I suoi effetti ricadono sulle famiglie, le comunità e le società. Atti di violenza contro le donne sono un fenomeno comune ai paesi sviluppati come a quelli in via di sviluppo. Nonostante i tentativi di occultare tali atti, questi sono per moltissime donne e ragazze nel mondo una realtà quotidiana.

A Roma manifestazione nazionale Non Una di Meno, le cui organizzatrici lanciano un messaggio chiaro: “Non ci fermeremo finché non saremo libere dalla violenza di genere in tutte le sue forme. In un anno di mobilitazioni, abbiamo scritto un Piano femminista contro la violenza maschile e di genere, uno strumento di lotta e di rivendicazione che porteremo in piazza. Saremo nelle strade a lottare per la nostra autonomia: la forza di migliaia di donne, trans e queer unite che si riconoscono nel #Metoo, anche io, per trasformarlo in #WeToogether, Noi Insieme”.

Inoltre il movimento One Billion Rising dell’attivista e drammaturga americana Eve Ensler (autrice del celebre I Monologhi della vagina), lancia la campagna Solidarietà che culminerà il 14 febbraio 2018, coinvolgendo un miliardo di persone, per celebrare insieme in modo gioioso irriverente e libero, la volontà di fermare ogni forma di abuso sulle donne e sulle bambine. Solidarietà, Creatività, Unione sono le parole che si ritrovano nel documentario City of Joy, scritto e diretto da Madeleine Gavin, che il 25 novembre arriva in Italia come prima europea, al WeWorld Festival che si tiene a Milano.

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