Cambiamenti climatici e specie aliene invasive: rischi sanitari elevati per l’uomo e altre specie

I cambiamenti climatici facilitano la diffusione di specie aliene e riducono la resilienza degli habitat alle invasioni biologiche.Potenziali rischi sanitari elevati per l’uomo e altre specie. Legambiente:  “Speriamo che gli alieni arrivino a Bonn”. Questa non è una provocazione ma una speranza motivata poiché tra i tanti gravi danni che i cambiamenti climatici determinano ci sono anche quelli legati alle invasioni biologiche di specie non native, generalmente introdotte in ambienti diversi dall’uomo (consapevolmente o meno), che si adattano e si diffondono proprio grazie al cambiamento climatico che diminuisce la resilienza degli habitat naturali.

Nel nostro Paese numerosi esemplari di specie aliene invasive si sono ormai insediati causando perdita di biodiversità e minacciando l’esistenza di moltissime specie autoctone. Tale impatto, sociale ed economico, in Europa è stato stimato in oltre 12 miliardi di euro ogni anno, con un trend in forte crescita, visto che il numero di specie aliene in Europa è cresciuto del 76% negli ultimi 30 anni.

In Europa, complici proprio i cambiamenti climatici in atto, le specie aliene invasive sono, insieme al consumo di suolo, la principale minaccia alla biodiversità. Gli effetti più gravi della diffusione di specie aliene invasive possono essere di vario tipo: dall’estinzione di specie autoctone, all’alterazione della composizione delle specie presenti in una certa area, dalla degradazione totale degli habitat che occupano alla modifica delle dinamiche di erosione del suolo. Ma alcune specie aliene, dal Parrocchetto verde alla Testuggine americana, dalla Panace di Mantegazza allo Stramonio passando per il Pesce gatto striato e la Cozza Zebrata, possono anche provocare notevoli impatti sanitari a causa della trasmissione di allergie o malattie, sia all’uomo che alle altre specie animali e vegetali. Ad esempio l’introduzione dell’Ambrosia, una pianta erbacea di origine nordamericana, causa rilevantissimi impatti sanitari per l’elevato effetto allergenico; il 10-20% delle persone con allergia al polline sono sensibili a questa pianta, con rilevantissimi impatti anche economici”

In Italia sono presenti più di 3000 specie aliene, introdotte a volte volontariamente a volte accidentalmente dall’uomo, di cui oltre il 15% invasive, ovvero tali da causare impatti significativi (Banca Dati Nazionale delle specie alloctone).

Per ridurre il tasso di introduzione di specie aliene invasive e mitigare i loro impatti, aumentando la consapevolezza della cittadinanza italiana, è in corso il progetto Life ASAP (Alien Species Awareness Program) cofinanziato dalla Commissione Europea e coordinato da ISPRA, che vede coinvolti in qualità di partner Regione Lazio – Direzione Ambiente e Sistemi Naturali, Federparchi, Legambiente, Nemo srl, TIC Srl e Università di Cagliari con il cofinanziamento del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e dei Parchi Nazionali dell’Aspromonte, Appennino Lucano, Arcipelago Toscano e Gran Paradiso.

Stefano Laporta, presidente dell’ISPRA, dichiara: “Il crescente numero di specie aliene invasive sta causando enormi impatti non solo all’ambiente, ma anche alla nostra salute, e i cambiamenti climatici in atto possono determinare un ulteriore aggravamento di questo fenomeno. Sono infatti oltre 100 le specie invasive che possono causare impatti sanitari sull’uomo. È essenziale che nelle politiche di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici si prevedano anche misure di prevenzione e controllo delle specie invasive”.

Il problema è particolarmente evidente anche negli ambienti marini. Ad oggi nel Mediterraneo è stata documentata la presenza di oltre 840 specie alloctone, un numero di gran lunga superiore a quello di tutti i mari europei, e le previsioni per il futuro non sono rassicuranti. L’insediamento di specie marine di origine tropicale viene oggi favorito dall’aumento di temperature e di salinità del Mediterraneo. Grazie al progetto MPA-Adapt, di cui ISPRA è partner, diversi paesi europei stanno lavorando affinché questa problematica venga considerata seriamente nei piani di gestione delle Aree Marine Protette mediterranee.

“Animali e piante alieni possono espandersi rapidamente a latitudini e altitudini più elevate a causa dell’aumento delle temperature e l’impatto delle specie aliene invasive viene aggravato dal clima che cambia – ha dichiarato la presidente nazionale di Legambiente Rossella Muroni -. Per questo è fondamentale che il tema degli alieni giunga anche alla conferenza in corso a Bonn, perché le politiche sui cambiamenti climatici devono tener conto dei legami tra questi temi, includendo la prevenzione e il monitoraggio delle specie aliene, per programmare interventi che possano mitigare anche questa minaccia”.

Gli eventi climatici estremi dovuti ai cambiamenti climatici, come gli uragani, le inondazioni e le siccità, infatti, possono facilitare l’introduzione delle specie aliene invasive in nuove aree e ridurre la resistenza degli habitat alle invasioni. Ad esempio i nuovi passaggi di trasporto artici dovuti alla fusione dei ghiacci ridurranno notevolmente il tempo impiegato dalle navi per viaggiare dall’Asia all’Europa, aumentando le possibilità di sopravvivenza delle specie aliene provenienti dall’Asia.

La diffusione di piante e animali alloctoni oltre a causare danni economici legati soprattutto all’agricoltura, al turismo, alla pesca e alla perdita di biodiversità, può determinare anche gravi impatti sulla salute delle specie autoctone e delle persone che entrino in contatto con loro.

È il caso della nota Zanzara tigre, segnalata in Italia dal 1990 e ormai diffusa in tutte le regioni, che oltre a diffondere la chikunguya, può trasmettere diverse malattie tra cui la febbre del Nilo e la febbre gialla; la Testuggine dalle guance rosse, diffusa in molti laghetti delle città italiane, è un potenziale vettore della salmonellosi (tanto che negli Usa il commercio dei piccoli di testuggine è vietato dagli anni ’70); il Parrocchetto dal collare, pappagallo originario dell’Africa sub sahariana e dell’Asia, come il Parrocchetto monaco proveniente dal Sud America, può diffondere la Chlamidia psittaci, agente diffusore della psittacosi (malattia infettiva) nell’uomo. Il Ratto nero originario dell’Asia è vettore di diverse malattie pericolose per l’uomo, mentre la Nutria è portatrice di numerosi parassiti e alcuni esemplari risultano infettati da Leptospirosi.

Tra le specie marine più invasive che hanno recentemente raggiunto i mari italiani possiamo citare il famigerato pesce palla maculato specie altamente tossica al consumo e potenzialmente mortale segnalato prima in Sicilia e poi in Calabria e Adriatico. La specie contiene una potente tossina, la tetradossina, che provoca paralisi respiratoria e problemi al sistema cardiocircolatorio.

L`ISPRA, insieme al Reparto Pesca Marittima del Corpo delle Capitanerie di Porto è impegnata in una campagna di sensibilizzazione sui rischi legati al loro consumo di questa specie e sulla necessità di comunicare possibili avvistamenti. Abbiamo poi il pesce scorpione, una delle specie marine più invasive al mondo, recentemente osservata in Sicilia, e conosciuta per aver colonizzato gran parte delle coste Atlantiche occidentali con imponenti impatti ecologici.  La specie è altresì pericolosa per la salute umana poiché ha spine velenose, molto lunghe e sottili, sulle pinne dorsale, anale e pelviche. Altre specie invasive recentemente insediatesi nei mari italiani sono il pesce flauto ed il pesce coniglio. Quest´ultimo dotato di spine velenose, è considerato il più temibile competitore per le nostre salpe (pesci erbivori nativi del Mediterraneo e molto comuni negli ambienti costieri). Oltre ai pesci, lo ctenoforo Mnemiopsis leidyi, introdotto tramite le acque di zavorra, incide gravemente sulle risorse di pesca ed alcune alghe invasive come la Caulerpa cylindracea e la Lophocladia lallemandii, provocano impatti severi sugli habitat naturali ricoprendo letteralmente i nostri fondali e mettendo a rischio la salute degli ecosistemi costieri.

Anche le piante possono risultare estremamente pericolose per la salute: la Panace di Mantegazzi o Panace gigante per esempio, originaria del Caucaso e importata in Europa alla fine del XIX secolo come pianta ornamentale, oggi estesa in tutta l’Europa settentrionale e centrale, è una pianta molto pericolosa per l’uomo. Nel caso di contatto con la pelle e di esposizione al sole, la linfa di questa pianta può determinare ustioni anche mortali. Piccole quantità di linfa negli occhi possono causare cecità temporanea o anche permanente.

L’Euforbia prostrata, proveniente dall’America tropicale e diffusa in tutta Italia, ha un lattice tossico irritante che può scatenare reazioni allergiche. Inoltre, se ingerita dagli animali da pascolo può anche intossicare il latte. La Fitolacca americana proveniente da Usa e Canada, contiene nei tessuti sostanze dal forte potere tossico pericoloso per gli animali e le persone. Il Senecione sudafricano, risulta tossico per animali a sangue caldo, perché contiene alcaloidi che possono passare al latte attraverso il pascolo o al miele attraverso il nettare. Lo Stramonio comune originario del centro e Sud America, contiene sostanze velenose che possono risultare fatali se ingerite, per cui occorre impedire la contaminazione dei cereali, oltre a fungere da ospite alternativo per diversi parassiti e patogeni delle piante.

 

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