Disfunzione erettile, per 4 uomini su 10 è colpa dello stress

Anche un solo episodio di impotenza, per alcuni uomini, soprattutto fra i giovani  può rappresentare un evento traumatico che innesca il circuito della paura, riproponendo la disfunzione erettile nel tempo, senza nessuna causa organica o psicologica ma solo emozionale.

Lo ha spiegato il sessuologo Franco Avenia, presidente dell’Associazione italiana per la ricerca in sessuologia (Airs) e segretario generale della Società italiana di chirurgia genitale maschile, nel suo intervento al Simposio di Andro-sessuologia durante il XIII Congresso nazionale della Sicgem, in corso a Roma al Cnr. “Si può stimare – spiega Avenia che circa un 50% di casi di disfunzione erettile dipenda da cause organiche, il 10% è conseguenza di un disturbo psicopatologico primario, come la depressione, e circa il 40% – sottolinea – ha cause psicogene: un eccessivo carico di stress, dovuto ad aspettative personali e sociali”. L’ansia da prestazione, ad esempio.

Quando e come si manifesta l’ansia da prestazione – L’ansia da prestazione può manifestarsi nella vita di coppia fin dall’inizio o in una fase successiva, anche dopo anni di vita insieme. Molti uomini vivono invece un condizionamento circoscritto alla prima fase di incontro con una nuova partner e sentendosi dunque limitati dall’ansia da prestazione nel poter conoscere una nuova persona o nella possibilità di vivere serenamente un rapporto occasionale.

È frequente una componente di ansia anticipatoria che si associa alle occasioni in cui è probabile o prevedibile una situazione di intimità, creando nelle ore o nei giorni precedenti un clima di tensione interiore e preoccupazione che contribuisce a condizionare negativamente il pensiero della sessualità oltre a creare un campo emotivo favorevole al successivo manifestarsi della difficoltà temuta.

Una ulteriore complicazione correlata all’ansia da prestazione riguarda quindi la frequente alterazione della libido e del desiderio che ne risulta progressivamente ridotto fino ad essere sostituito da comportamenti di evitamento di situazioni che possano implicare un contatto erotico nella quotidianità della coppia così come nella vita sociale per i single.

Secondo questa nuova prospettiva di analisi delle cause della disfunzione erettile, “il circuito della paura si forma nel caso di mancato ottenimento o perdita dell’erezione, in seguito a una forte situazione di stress, che genera nell’uomo un trauma – spiega Avenia – ovvero un alto livello di paura che va a fissarsi nella memoria emotiva, sia a livello cosciente sia incosciente”.

A défaillance di questo tipo si può reagire senza troppe conseguenze “se il soggetto è ottimista e sicuro di sé. Ma in caso di bassa autostima la risposta può essere la paura, che genera una serie di interrogativi: cosa mi sta succedendo? E’ una malattia? Si ripeterà? Sto diventando impotente? Questo meccanismo porta alla formazione di una traccia nella memoria emotiva, incosciente”, prosegue.

“La volta successiva, questa traccia lascerà emergere la paura che l’episodio traumatico possa ripetersi, mettendo l’uomo in una condizione di forte stress”, che finisce col causare una nuova défaillance. “La disfunzione erettile è la risposta, che va ad incrementare la paura – evidenzia il sessuologo – alimentando e tenendo attivo il circuito”. Un circolo vizioso, in cui la negatività viene amplificata dall’importanza della partner o dalla sua reazione. Il circuito della paura può spezzarsi spontaneamente: “Se la volta successiva all’episodio di disfunzione erettile l’uomo ha una bella erezione, comincia a rassicurarsi e il problema si risolve da solo”.

Altrimenti bisogna rivolgersi a uno specialista: “Si possono prescrivere i farmaci anti-impotenza, che rendono sicuri del ‘risultato garantito’ e fungono un po’ da psicofarmaci in questi casi, oppure praticare tecniche anti-stress oppure entrambi gli approcci. Infine, si possono rendere espliciti i ricordi impliciti con tecniche di profondo rilassamento: si fanno riemergere le paure inconsce, in modo che il soggetto le affronti e le superi”. In ogni caso, conclude Avenia, “la collaborazione fra andrologo e sessuologo si traduce in benefici enormi per il paziente, quanto a tempi e risultato ottenuto”.

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