Epatite C, rischi cure e prevenzione

Un viaggio coast-to-coast attraverso l’Italia raccontato con i tempi della web serie, lo stile dei reality e il linguaggio delle docu-fiction. È Epatite C Zero, web serie originale in 5 episodi sceneggiata e diretta da Valerio Di Paola, che viene presentata ufficialmente sabato 25 novembre a Roma nel corso del Roma Web Fest al museo Maxxi.

I 5 episodi della serie, co-prodotta da Pro Format Comunicazione e Meltin’Pot, saranno pubblicati sul sito www.epatiteczero.it con cadenza settimanale a partire dal 28 novembre. ‘Epatite C Zero’ è il fulcro e il nome di una campagna promossa da Msd Italia in collaborazione con EpaC onlus e con la supervisione scientifica di Fire – Fondazione italiana per la ricerca in epatologia, per rendere più consapevoli dei rischi legati all’Hcv, promuovere la prevenzione e informare sulle nuove opportunità terapeutiche. Un viaggio in auto di 6 sconosciuti – 4 pazienti, un’infettivologa e un ospite – è la metafora scelta per veicolare informazioni corrette attraverso un linguaggio diretto e persino ‘leggero’ della web serie.

Fino a poco tempo fa l’epatite C, infatti, era considerata un tunnel con poche vie d’uscita. Oggi, grazie all’introduzione di nuove terapie e a un nuovo obiettivo di sanità pubblica che ha aperto l’accesso ai trattamenti innovativi, lo scenario è cambiato e la malattia può essere paragonata a un viaggio con un inizio e con un finale positivo nella maggior parte dei casi. Un viaggio che ogni paziente affronta in modo diverso, con la sua storia, le sue speranze, le sue esigenze specifiche.

“I pazienti diagnosticati con Hcv – spiega Loreta Kondili, ricercatrice delll’Istituto superiore di sanità e coordinatrice di Piter (Piattaforma italiana per lo studio della terapia delle epatiti virali) – rappresentano solo la parte visibile dell’iceberg dei pazienti infetti. Infatti, un numero non ben definito di persone che ha contratto l’infezione non sviluppa sintomi evidenti e dunque è difficile che venga identificata e trattata”. “A questo proposito, avvalendoci dei dati della piattaforma Piter e dei dati di trattamento forniti dall’Aifa, ci siamo proposti di studiare delle strategie per aumentare il cosiddetto ‘linkage to care’ (i pazienti identificati e seguiti nei centri di cura), come un eventuale screening mirato su particolari gruppi della popolazione generale con maggiore probabilità di alta prevalenza”, sottolinea

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