Flashbulb memories, i ricordi traumatici scolpiti nella mente

Le flashbulb memories sono ricordi vividi, dettagliati e persistenti delle circostanze di apprendimento di un evento significativo e a forte carica emotiva. Le emozioni possono notevolmente influenzare i processi cognitivi legati alla memoria.

La forza dei ricordi dipende dal grado di attivazione emozionale, per cui eventi o esperienze vissute con una partecipazione emotiva di livello medio-alto vengono catalogati nella nostra mente come importanti, grazie al coinvolgimento di strutture cerebrali che fanno parte del sistema limbico, quali amigdala e ippocampo; il coinvolgimento di tali strutture determina una maggiore probabilità che il ricordo venga successivamente richiamato alla memoria.

Lo stato emotivo può influenzare i processi cognitivi della memoria, dell’attenzione e dell’apprendimento, sia filtrando soltanto le informazioni correlate alle emozioni attuali, sia promuovendo l’accesso a ricordi congrui all’umore del momento. Questo implica, ad esempio, che una persona che si trova in uno stato d’ansia sarà maggiormente portata a vedere e prestare attenzione alle possibili minacce rispetto a quando si sente tranquilla, escludendo così dal campo attentivo i segnali che smentiscono la presenza del pericolo stesso.  Se proviamo ansia, nella nostra mente è più probabile che diventino accessibili eventi, immagini e ricordi congrui all’ansia  e che possano divenire esempi che attestino la presenza di una minaccia.

La memoria personale di ognuno di noi, i ricordi che serbiamo nel cuore, nella mente, negli oggetti che ci circondano e che riempiono le nostre stanze e le nostre case; ricordi che si manifestano vividi e reali quando indossiamo nuovamente un vecchio maglione o sentiamo per caso un odore quasi dimenticato e improvvisamente, anche solo per pochi attimi, siamo catapultati in una realtà che non c’è più, fatta di sensazioni rivissute assieme ad un certo calore emotivo, se si tratta di un ricordo piacevole, o a disagio, dolore, terrore, se si rammenta un ricordo spiacevole.

Sin da un primo esame sommario di quanto accade nella vita quotidiana si può cogliere come ciascuno di noi dia per scontata un’idea unitaria della “memoria”: diciamo e pensiamo cose come “non ho mai avuto molta memoria..”, oppure “ho buona memoria, io!”. Tuttavia, se analizziamo dettagliatamente da quali osservazioni derivino queste nostre convinzioni, non possiamo non essere colpiti dalla varietà , dalla ampiezza e numerosità del tipo di contenuti in cui si incarna il nostro concetto astratto e unitario di memoria. Potremmo avere, utilizzando una schematizzazione tratta da Leone (2001):

  1. Il ricordo di una percezione molto vivida (ad esempio, per chi ha vissuto in un paesino di campagna, l’odore dei campi di grano durante la mietitura);
  2. Il ricordo di un’immagine consueta (ad esempio, il ricordo di mia nonna accanto al caminetto, con una luce al neon soffusa e una disposizione statica di oggetti e mobili, rimasta sempre uguale negli anni);
  3. Il ricordo di una prima volta (ad esempio, per un musicista, la prima esibizione davanti al grande pubblico e l’impatto emotivo dei secondi che precedono l’entrata in scena);
  4. Il ricordo di un evento specifico ( ad esempio, per un tifoso di calcio, la rete di Paolo Rossi alla finale dei mondiali del ’82);
  5. Il ricordo di un insieme di eventi che si ripetono con regolarità e che sembrano formare ai nostri occhi quasi un tutto unico (ad esempio, il ricordo dei viaggi in treno di un pendolare);
  6. Il ricordo di vasti periodi della nostra vita, spesso collegati a una particolare collocazione spaziale (ad esempio, la mia vita a Roma) o a una particolare estensione temporale, quasi sempre organizzata intorno a un obiettivo, a un problema o a un tema rilevante per la nostra vita (ad esempio, i miei anni di studio per la laurea in Psicologia);
  7. Il ricordo di una particolare atmosfera emozionale (ad esempio, l’atmosfera del Natale della mia infanzia, un ricordo molto netto ma difficilmente analizzabile o spiegabile a parole);
  8. Un ricordo che fa parte intimamente della nostra memoria autobiografica, ma che in realtà ci è stato raccontato da altri (ad esempio, il ricordo delle estati passate al mare con i miei genitori quando avevo 3 anni, da loro narratimi, e gli episodi rievocati attraverso gli album di fotografie);
  9. Un ricordo non vissuto direttamente, ma mostrato dai mezzi di comunicazione di massa (ad esempio, l’attentato alle Torri Gemelle);
  10. Il ricordo di pensieri, considerazioni, riflessioni, cioè di conoscenze astratte, che prescindono da immagini, percezioni o sensazioni perché sono il risultato di un’attività puramente mentale (come, ad esempio, il ricordo del perché la scelta della facoltà di Psicologia tra tutte le altre possibilità di formazione universitaria).

I nostri ricordi non sono statici e le esperienze recenti e passate sono costantemente processate, destrutturate e ristrutturate in accordo con le nuove esperienze, e sono influenzate dalle situazioni e dal contesto di cui sono parte, nel momento in cui stiamo richiamando alla memoria e raccontando un evento ricordato.

In ogni caso, gli eventi traumatici rappresentano dei punti di svolta nella vita di chi li ha vissuti, forse diventando parte di loro stessi, talvolta mutando d’aspetto le loro vite, chiudendo loro delle porte, costringendoli a cambiare direzioni. Sono eventi significativi come lo sono molti altri eventi dal carattere positivo di cui tutti noi, o quasi, abbiamo avuto esperienza e, in virtù della loro importanza, li ricordiamo e li ricorderemo, sempre.

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