G7 salute: cibo, clima, antibotico-resistenza al centro del summit

Entro il 2050 si prevede una forte riduzione della disponibilità di cibo a livello globale, nonché un netto incremento in tutto il mondo delle morti correlate alla nutrizione. E’ sulla base di questi dati evidenziati dal ministero della Salute che si apre oggi a Milano il G7 dei ministri della Salute. E’ previsto, infatti, un declino del 6% della produzione di grano e del 10% di riso per ogni grado aggiuntivo di aumento della temperatura globale. Gli effetti mettono anche in guardia rispetto alla diminuzione delle risorse idriche della qualità dell’acqua e sottolineano come verranno a determinarsi alterazioni delle condizioni di vita e lavoro.

Tanto che si stima una diminuzione del 5,3% in produttività per il lavoro rurale a livello globale a partire dal 2000 proprio come risultato dell’aumento delle temperature. Proprio in vista del G7 salute, si sono svolti nei mesi scorsi lavori preparatori che hanno coinvolto oltre 200 scienziati internazionali i quali hanno fornito il loro contributo attraverso una consultazione battezzata ‘Delphi’.

Ieri la ministra alla Salute Beatrice Lorenzin ha sottolineato come “il nodo delle infezioni ospedaliere e quello dell’antibioticoresistenza sono due fattori collegati. E non sono qualcosa su cui non si può fare nulla. È un problema che si può contenere con tante azioni mirate, dall’igiene delle strutture al fatto di educare le persone a non assumere antibiotici senza una prescrizione medica”. La ministra spiega che “tra poco saranno disponibili anche degli esami, delle indagini preliminari da fare prima di assumere l’antibiotico, in modo da poter assumere quello giusto per la propria malattia, e assumerlo nel modo più corretto cercando di ridurre al minimo la formazione della resistenza. La resistenza è il primo allarme sanitario che c’è al mondo. È uno dei principali rischi di morte per le persone ricoverate, e non solo. Abbiamo bisogno di lavorare sempre più focalizzati. Questo G7 prende le eredità di quelli precedenti e continuiamo a evidenziare questo tema, perché le soluzioni sul campo sono ancora poche. È una questione di approccio culturale. Pensare che per questi problemi non ci sia niente da fare è un grosso errore”.

Riguardo all’impatto del clima, nei documenti preparati in vista dell’incontro si sottolinea come il cambiamento di frequenza degli eventi estremi come ondate di calore, precipitazioni eccezionali e siccità ha effetti diretti sulla salute di esseri umani e sugli animali. “Picchi di mortalità sono stati registrati nelle fasce della popolazione più fragili e vulnerabili – spiegano dal ministero –  Gli impatti sull’ambiente hanno effetti indiretti sulla salute umana e degli animali, anche alterando le condizioni di vita e lavoro”. Saranno 200 gli esperti, italiani e internazionali, che domani e lunedì si confronteranno sulle strategie più efficaci per affrontare a livello globale e in tempi brevi gli effetti dei cambiamenti climatici sulla salute. Le decisioni che saranno adottate al G7 sono state precedute da un confronto nella comunità scientifica internazionale. Da gennaio scorso il ministero ha attivato un team di ricercatori dell’Università Cà Foscari di Venezia che ha messo a punto un questionario, divulgato a esperti in tutto il mondo per stilare una lista di priorità, azioni da mettere in campo nei Paesi del G7 e in quelli più esposti ai cambiamenti del clima.

Il tema della salute delle donne e dei giovani è stato indicato dalla presidenza italiana. L’idea è quella di “promuovere il fondamentale ruolo della donna nella famiglia e nella società, quale  preziosa guida per i comportamenti sanitari e di portatrice di cure; di supportare la salute delle donne durante tutte le fasi della vita, con particolare attenzione alle malattie trasmissibili e non, alla salute riproduttiva e sessuale e alla violenza di genere; di investire nella istruzione degli adolescenti per migliorare le loro abilità e capacità”.

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