La patata d’oro: ricca di vitamina A ed E, aiuta a prevenire molte malattie

Aiuterà a combattere la carenza di vitamina A che causa la cecità nei Paesi poveri del mondo: è la “la patata d’oro. Grazie a tre geni di un batterio è ricchissima di vitamine A ed E ed è capace di conservarle inalterate anche nella cottura, come hanno dimostrato i test condotti su un simulatore dell’apparato digestivo umano, completo di bocca, stomaco e intestino.

Descritta sulla rivista Plos One, la patata d’oro promette di essere preziosa per combattere le malattie legate alla carenza di vitamine, soprattutto nei Paesi più poveri. La ricerca, durata dieci anni, è stata condotte nei laboratori dell’Enea alla Casaccia, vicino Roma, sotto la guida di Giovanni Giuliano e finanziata da ministero delle Politiche agricole e Commissione Europea. Hanno collaborato il Consiglio per le ricerche agricole ed economiche (Crea) di Bologna e l’università americana dell’Ohio.

La carenza di Vitamina A è una delle principali forme di denutrizione nel mondo, che provoca diverse malattie, tra le quali la perdita della vista: l’OMS nel 2002 ha stimato che ogni anno 350mila bambini diventano ciechi per l’avitaminosi A. Africa, Sudamerica ed Europa orientale, dove la coltivazione della patata è già praticata, essendo aree geografiche in cui l’avitaminosi A è diffusa e le fonti alimentari di beta-carotene sono scarse, potranno ora usufruire di questa nuova varietà senza un aggravio economico perché le “Golden Potatoes” non sono coperte da brevetto e sono a disposizione di chiunque voglia utilizzarle in programmi di “breeding” nel rispetto delle normative esistenti.

Si calcola che una porzione da 150 grammi della patata d’oro fornisca a un bambino il 42% del fabbisogno quotidiano di vitamina A e il 34% del fabbisogno di vitamina E. Alle donne la stessa porzione fornisce il 15% della quantità raccomandata di vitamina A e il 17% di vitamina E. I ricercatori sono partiti “dalla varietà chiamata Desirée, comunemente usata e con un basso contenuto di carotenoidi, i precursori della vitamina A”.

Nel suo Dna, ha proseguito, “sono stati inseriti i geni del batterio Erwinia herbicola”, che hanno permesso di aumentare nella polpa i livelli delle vitamina A ed E. “E’ stata una piacevole sorpresa – ha osservato Giuliano- in quanto i geni che abbiamo introdotto erano finalizzati solo ad aumentare il beta carotene”.

La patata costituisce la quarta fonte alimentare di calorie per l’alimentazione umana, dopo il grano, il riso ed il mais; appartiene alla famiglia delle Solanacee (come i peperoni, i pomodori e le melanzane) e l’uomo ha cominciato a coltivarla circa 2.000 anni fa, sulle montagne del Sudamerica.

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