Maculopatia: la malattia che rende cechi, tanto diffusa quanto sconosciuta

L’Italia è uno dei maggiori paesi a rischio cecità, causata dalla Degenerazione Maculare, sono pochi gli italiani che affermano di conoscere questa patologia. Una malattia tanto diffusa quanto sconosciuta, secondo quanto emerge da un’indagine condotta dall’istituto Lorien Consulting in collaborazione con il Centro ambrosiano oftalminco (Camo) su un campione rappresentativo della popolazione over 50.

Solo l’11% riesce spontaneamente a darne una definizione precisa e a ricordarne alcuni degli effetti principali. E la maggior parte del campione (74%) non sa che basta un semplice esame oculistico (Oct), oltre agli esami più specifici, per ottenere una diagnosi della malattia.

Eppure dai dati epidemiologici emerge la gravità di quella che nei Paesi industrializzati rappresenta la principale causa di perdita irreversibile della visione centrale dopo i 55 anni. C’è la degenerazione maculare, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, all’origine del 41% dei casi di cecità legale. E la situazione non può che peggiorare visto che, come spiegano gli esperti, l’incidenza della malattia cresce di pari passo con l’allungamento della vita media (solo negli Usa si prevede che entro il 2050 le persone colpite possano salire dagli 11 milioni attuali a 22).

“Una diagnosi precoce, ottenibile con un semplice esame non invasivo che dura pochi minuti, è fondamentale per anticipare la terapia nei tempi giusti”, avverte Francesco Bandello, ordinario di Oftalmologia dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Alla luce dei dati emersi dall’indagine presentata oggi, il Camo ha deciso di passare all’azione, lanciando l’iniziativa di una campagna di prevenzione, in collaborazione con l’ospedale San Raffaele e con il patrocinio del ministero della Salute: un mese di visite gratuite in 15 centri di eccellenza del Paese per diagnosticare la patologia. “Proprio perché siamo consapevoli che la popolazione ignora la gravità della maculopatia – sottolinea Lucio Buratto, direttore scientifico del Camo – abbiamo deciso di attuare questo grande screening con una task force di specialisti. Vogliamo fermare questa epidemia che porta grave compromissione della vista”.

La percentuale di chi riesce a dare spontaneamente una definizione più precisa della degenerazione maculare è bassa (29%) anche fra le persone che la sperimentano sulla propria pelle. Solo dopo averne riferito la corretta definizione, i conoscitori fra la popolazione raggiungono il 41%, che resta ben al di sotto della metà degli intervistati, mentre raggiunge il 100% fra i sofferenti. Nella popolazione generale il passaparola è il principale canale di comunicazione (10%), mentre ancora molto bassa è la percentuale di chi ne ha sentito parlare tramite i media tradizionali.

Una forte differenza tra i due campioni si rileva sull’individuazione di sintomi e cause. Se infatti il 25% del totale ricorda le corrette cause (fra cui diabete, un’età superiore ai 50 anni e ipertensione) e il 20% cita almeno un sintomo corretto (in primis la perdita della capacità visiva), le percentuali salgono rispettivamente all’81% e al 75% per gli affetti dalla patologia. Ma la principale divergenza è sulla percezione della gravità: da 1 a 10, i sofferenti la giudicano in media all’8,7 (e il 54% indica un voto tra 9 e 10), laddove gli over 50 italiani – assegnando in media un 7 – ancora una volta sottovalutano un potenziale nemico dei loro occhi.

Contrastare la degenerazione maculare con un corretto stile di vita: All’aumentare dell’incidenza della degenerazione maculare legata all’età è cresciuto anche il numero degli studi effettuati su di essa per cercare, oltre che di chiarirne le cause, di individuare la cura. Eliminare il fumo è la prima buona pratica di vita. Inoltre controlli accurati del sistema cardiovascolare sono assolutamente raccomandabili. È stato stimato che in chi fuma il rischio di essere colpiti da AMD aumenta fino a tre volte.

È stato così accertato che una corretta alimentazione può aiutare a rallentare e in certi casi prevenire lo sviluppo dell’AMD (DMLE). Gli agenti antiossidanti naturali (carotenoidi) presenti nei vegetali a foglia verde (spinaci, broccoli, cavoli, lattughe, ecc.) svolgono azione protettiva per l’occhio, in particolare proprio per la macula ove sono normalmente presenti. Un’alimentazione ricca di tali sostanze sarebbe di grande aiuto. Quando ci si trova di fronte ad un quadro iniziale, ma progressivo, di maculopatia può essere utile assumere tali sostanze anche sotto forma di medicine o integratori.

Inoltre, non va assolutamente trascurato l’esercizio fisico moderato, importante ad ogni età. Numerosi studi hanno dimostrato, infatti, che chi lo pratica regolarmente è più difficile che contragga la degenerazione maculare legata all’età o, se questo avviene, la sua evoluzione è generalmente più lenta. Infine, non bisogna assolutamente trascurare il fatto che i raggi ultravioletti possano contribuire a danneggiare la macula: specialmente se si sono avuti altri casi in famiglia bisogna prestare attenzione all’uso di occhiali scuri con lenti dotate di filtri a norma di legge.

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