Oms: stop ad uso antibiotici in animali d’allevamento

L’antibiotico-resistenza si nasconde negli allevamenti. L’Oms raccomanda di fermare l’uso di routine degli antibiotici negli animali sani per favorirne la crescita e prevenire malattie. L’invito da parte dell’ Organizzazione mondiale della sanità al non uttilzzo degli antibiotici è indirizzata ad allevatori ed industrie alimentari, pubblicando le Linee guida in merito.

Il sistema attuale di produzione del cibo per i paesi industrializzati si sta sempre più dimostrando una grandissima catastrofe: si fonda sulla sofferenza di miliardi di animali e impatta in modo drastico sulla nostra salute e sulle risorse necessarie alla vita come acqua, biodiversità, suolo e clima. Si pensava che questo sistema, improntato sull’intensificazione della produzione agricola, in particolare zootecnica, fosse quello in grado di garantire l’accesso universale e democratico al cibo, incentivando il consumo di carne e prodotti di origine animale.
Ma se andiamo a vedere come stanno le cose, a oggi ci sono ancora 795 milioni di persone nel mondo che non hanno abbastanza da mangiare; e dall’altro lato la popolazione occidentale è spesso ipernutrita con cibo malsano che la porta a sviluppare malattie quali diabete, malattie cardiovascolari, specifiche tipologie di tumori.

E di pari passo all’intensificazione dei sistemi d’allevamento, si è registrato un uso eccessivo di antibiotici nella zootecnia, con enormi impatti sulla salute pubblica. In Italia, il 71% degli antibiotici venduti è destinato agli animali, ed è una delle principali cause dell’antibiotico resistenza, un fenomeno che rende i nostri farmaci inefficaci proprio nel momento in cui sarebbero più necessari. Ogni anno, in UE, la resistenza agli antibiotici provoca 25 mila decessi e una spesa sanitaria di 1,5 miliardi di euro.

L’obiettivo, spiega l’Organizzazione mondiale della sanità, è preservare l’efficacia degli antibiotici che risultano importanti nella medicina per la salute umana proprio attraverso la riduzione del loro non necessario uso negli animali. In alcuni paesi, circa l’80% del consumo totale di antibiotici importanti per uso medico avviene nel settore animale, soprattutto per promuovere la crescita di animali già in buono stato di salute. L’Oms raccomanda dunque una “generale riduzione nell’uso di tutte le classi di antibiotici importanti in medicina in animali destinati alla produzione di cibo”.

L’Oms raccomanda inoltre la “completa restrizione dell’uso di tali antibiotici negli animali per favorire la crescita o per prevenire malattie in assenza di diagnosi”. Gli animali sani, afferma l’organizzazione, “dovrebbero ricevere antibiotici per la prevenzione di malattie solo nel caso in cui la patologia sia stata diagnosticata in altri animali dello stesso gregge, mandria o popolazione di pesci”. Inoltre, gli antibiotici usati per gli animali dovrebbero essere selezionati tra quelli che l’Oms ha classificato essere “meno importanti per la salute umana” e non tra quelli classificati come di “alta priorità”, poichè questi rappresentano spesso l’ultima linea o uno dei pochi trattamenti utilizzabili per curare infezioni batteriche gravi nell’uomo. L’evidenza scientifica, rileva l’Oms, “dimostra infatti che l’eccessivo uso di antibiotici negli animali può contribuire all’emergenza dell’antibioticoresistenza”. Tuttavia, “la quantità di antibiotici usata negli animali sta continuando a crescere nel mondo, guidata da una crescente domanda di cibo di origine animale spesso prodotto attraverso allevamenti intensivi”. Una revisione pubblicata oggi sulla rivista The Lancet Planetary Health, annuncia inoltre L’Oms, dimostra che proprio gli interventi di restrizione dell’uso di antibiotici negli animali destinati alla produzione di cibo ha ridotto del 39%, in questi animali, i batteri resistenti agli antibiotici.

“La mancanza di antibiotici efficaci è una minaccia alla sicurezza altrettanto grave di una epidemia improvvisa e mortale”, ha avvertito il direttore generale dell’Oms Tedros Ghebreyesus. Per questo, ha affermato, “un’azione forte in tutti i settori è vitale se vogliamo invertire il trend dell’antobioticoresistenza e mantenere il mondo sicuro”. In realtà, ricorda l’organizzazione, dal 2006 l’Unione europea ha bandito l’uso degli antibiotici per promuovere la crescita animale ed esistono opzioni alternative per la prevenzione delle malattie negli animali, a partire da un miglioramento delle condizioni igieniche ed un migliore uso delle vaccinazioni.

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