Psoriasi ungueale, conoscerla per curarla

La psoriasi può colpire le unghie. La diagnosi della psoriasi ungueale dev’essere effettuata in maniera molto accurata, in modo tale da poter garantire ai pazienti che ne sono affetti il trattamento che meglio si addice al singolo caso. Purtroppo, in alcuni casi il medico può commettere un errore nella valutazione della malattia, quindi nella diagnosi, scambiando la psoriasi delle unghie per un’onicomicosi. Per tale ragione, bisogna prestare molta attenzione e si consiglia di consultare un medico specializzato in quest’ambito, quale è il dermatologo.

Ad ogni modo, una volta diagnosticata la psoriasi ungueale, il medico può valutarne la gravità attraverso l’utilizzo di un apposito indice, definito NAPSI (dall’inglese “Nail Psoriasis Severity Index”). Attraverso il suddetto indice, il medico valuterà la gravità di diverse manifestazioni cliniche della psoriasi ungueale, assegnando loro un valore numerico in funzione della severità con cui si presentano.

Se avete la psoriasi e avete notato anomalie nelle vostre unghie – puntinature, scolorimento, aspetto fatiscente, allentamento, ispessimento o presenza di linee orizzontali -, possono dipendere dalla malattia. L’interessamento delle unghie, infatti, riguarda fino al 55 per cento delle persone con psoriasi. Inoltre, circa il 5 per cento delle persone con psoriasi ungueale non presenta psoriasi cutanea. Infine, nei pazienti con artrite psoriasica, fino all’86 per cento è presente anche una forma di psoriasi ungueale.

Il trattamento della psoriasi delle unghie varia in funzione della gravità della patologia stessa e in funzione del fatto che si manifesti singolarmente o in associazione ad altre forme di psoriasi. Nel caso in cui la psoriasi delle unghie sia l’unica forma di cui il paziente soffre, e nel caso si presenti in forma lieve, solitamente, s’intraprende un trattamento topico. Tale trattamento prevede l’impiego di formulazioni farmaceutiche adatte all’applicazione sulle unghie e contenenti principi attivi quali l’urea, l’acido salicilico, i retinoidi, i corticosteroidi, la vitamina D e i suoi derivati.

Tra le novità in arrivo c’è proprio un nuovo farmaco biologico – un anticorpo monoclonale chiamato secukinumab – in grado di neutralizzare selettivamente l’interleuchina 17A (IL-17A), una proteina che si è scoperto avere un ruolo chiave nello sviluppo della psoriasi. Nelle sperimentazioni cliniche questo farmaco ha mostrato risultati eccezionali, portando alla completa scomparsa della malattia in oltre il 50% dei casi. La sua efficacia sembra inoltre mantenersi nel tempo, con effetti collaterali minimi e tempi di somministrazione “comodi” per i pazienti, caratterizzati da un’iniezione alla settimana per le prime quattro settimane e da un’iniezione al mese per il periodo successivo.

Alimentazione e psoriasi – I rapporti tra psoriasi e alimentazione sono stati oggetto negli anni di frequenti controversie, alcune scuole di pensiero ritengono che non sia determinante la dieta alimentare. Altre, invece, come quella del Dott.Pagano, chiropratico statunitense, ritengono che esistono cibi che provocano una reazione tossica iper-acida nel corpo. Recenti studi hanno messo in evidenza una relazione tra BMI (indice di massa corporea) e psoriasi e suggerito l’effetto protettivo di una dieta povera di grassi animali e ricca di frutta e verdura.

Sebbene, poi, una dieta corretta non influisca direttamente sulla comparsa o meno della patologia psoriasica, essa è importante per il mantenimento delle buone condizioni di salute e contribuisce a diminuire i momenti di riacutizzazione. L’assunzione di alcuni alimenti può addirittura aggravare la malattia o esserne elemento scatenante, come, al contrario, una dieta vegetariana con pochi grassi e poche proteine può determinare dei miglioramenti.

Tenuto conto che ogni malato di psoriasi reagisce in modo diverso e può sviluppare un’ipersensibilità verso un alimento piuttosto che un altro, chi è affetto da questa patologia dovrebbe comunque eliminare o ridurre drasticamente gli alimenti iper-calorici, quali carni rosse, insaccati, fritti, formaggi stagionati, uova, burro, sale, pepe, latte e derivati, zucchero, l’alcool e i superalcolici. Al contrario dovrebbe privilegiare pane integrale, pasta, riso, legumi, verdura, frutta e pesce, ricco di acidi grassi insaturi omega-3.

Esistono comunque norme comportamentali di base alle quali il malato di psoriasi dovrebbe attenersi come quella di non assumere bevande alcoliche in genere, tutti i superalcolici e quella di non fumare, poiché abusi di alcool e fumo sono fra i fattori scatenanti il riacutizzarsi della malattia.

Tanti tentativi, fra medici e terapie diversi – La psoriasi è una diffusa malattia cronica, non contagiosa, che colpisce fino al 3 per cento della popolazione mondiale. La psoriasi a placche (il tipo più comune) si presenta sotto forma di chiazze rosse in rilievo, ricoperte da uno strato bianco-argenteo di cellule cutanee morte. Ad oggi ancora non esiste una cura definitiva e spesso trovare la terapia giusta non è semplice, come confermano i dati di quest’ultima indagine, secondo la quale in media i pazienti consultano tre specialisti diversi e provano quattro trattamenti differenti prima di trovarne uno che funzioni. A un terzo degli interpellati sono serviti oltre cinque anni per individuare la cura in grado di dare loro una pelle libera (o quasi) da lesioni. «Ogni paziente ha la “sua” psoriasi e la vive a modo suo – conclude Girolomoni – : alcuni malati, specie se le lesioni sono limitate, riescono a convivere bene con la patologia, ma la maggior parte preferisce avere la pelle pulita totalmente o quasi, tanto da potersi dimenticare di averla. Per raggiungere questo obiettivo serve un confronto continuo e stabile con il dermatologo, un rapporto di fiducia che tenga conto delle necessità dei pazienti, con i quali collaborare fino a quando non si trova una soluzione soddisfacente».

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