Resistenza agli antibiotici: entro il 2050 i superbatteri potrebbero uccidere 1 persona ogni 3 secondi

Oggi celebriamo il 10º anniversario della Giornata europea degli antibiotici attraverso nuove iniziative di sensibilizzazione al fenomeno della resistenza antimicrobica, una delle più grandi minacce per la salute globale. Poiché la resistenza antimicrobica è all’origine di 25 000 decessi l’anno e determina spese sanitarie e perdite di produttività per 1,5 miliardi di euro, è più che mai necessario un forte impegno nella comunicazione. La sensibilizzazione non è però sufficiente: è necessario intervenire per colmare le differenze e portare tutti gli Stati membri al livello dello Stato che ha conseguito i migliori risultati.

Con l’aumento della resistenza persino ad antibiotici di ultima istanza come la colistina, ci troviamo di fronte a un preoccupante futuro “post-antibiotico” nel quale potremmo non essere più in grado di effettuare interventi chirurgici importanti e trapianti di organi, o impiantare efficacemente dispositivi come protesi dell’anca o nuove valvole cardiache. Entro il 2050 la resistenza antimicrobica potrebbe uccidere una persona ogni tre secondi Entro il 2050 e diventare una causa di morte più comune del cancro.

È proprio per evitare tale impensabile futuro che il 29 giugno abbiamo presentato un nuovo piano d’azione “One Health” contro la resistenza antimicrobica, sulla base dell’esperienza acquisita in quasi due decenni di azioni dell’UE nei settori della salute umana e della sanità veterinaria, tenendo conto degli insegnamenti tratti dalle precedenti azioni dell’UE. Il piano d’azione evidenzia la necessità di affrontare la questione dell’uso degli antimicrobici simultaneamente nelle persone e negli animali, tenendo al contempo maggiormente conto del ruolo della resistenza antimicrobica nell’ambiente. Evidenzia altresì che l’UE dovrebbe svolgere un ruolo guida nella lotta alla resistenza antimicrobica e offrire un valore aggiunto alle azioni degli Stati membri.

L’obiettivo del nuovo piano d’azione è mantenere la nostra capacità di curare efficacemente le infezioni negli esseri umani e negli animali. Gli obiettivi principali sono i seguenti: “fare dell’UE una regione in cui si applicano le migliori pratiche”, “stimolare la ricerca e l’innovazione” e “definire il programma mondiale”.

Per quanto riguarda alcune delle azioni stiamo già compiendo progressi. Ad esempio, a giugno la Commissione ha adottato le linee guida dell’UE sull’uso prudente degli antimicrobici in medicina umana, a settembre è stata avviata l’azione comune sulla resistenza antimicrobica e le infezioni associate all’assistenza sanitaria (EUJAMRAI), che coinvolge 28 paesi, e il mese scorso l’ECDC, l’EFSA e l’EMA hanno adottato un parere scientifico che stabilisce indicatori relativi sia al settore umano che a quello animale, in modo che l’UE e gli Stati membri possano misurare i progressi compiuti.

Nel campo della ricerca gli investimenti proseguiranno nell’ambito di Orizzonte 2020, che ad oggi finanzia progetti con una dotazione cumulativa di 350 milioni di euro. Per i prossimi tre anni sono stati impegnati ulteriori 200 milioni di euro a favore della lotta alla resistenza antimicrobica. L’UE si baserà inoltre sulle sue iniziative internazionali su vasta scala attuate con successo, per esempio il Partenariato Europa-Paesi in via di sviluppo per gli studi clinici e l’iniziativa di programmazione congiunta sulla resistenza agli antimicrobici, al fine di sviluppare ulteriormente un ambiente di ricerca nel settore della resistenza antibiotica più solido, interconnesso e di reale portata mondiale.

Entro la fine dell’anno nel quadro dell’Iniziativa in materia di medicinali innovativi (IMI) dovrebbe essere lanciato un invito ad avviare attività di ricerca per comprendere il valore della diagnostica e gli ostacoli alla sua diffusione. Tali attività riuniranno le competenze di esponenti del mondo accademico, PMI e industria farmaceutica e amplieranno il programma New Drugs for Bad Bugs svolto nell’ambito dell’IMI, che ha già investito massicciamente nella resistenza antimicrobica.

Le PMI europee sono i motori dell’innovazione nel campo della resistenza antimicrobica. Grazie ai fondi erogati nel quadro del recente meccanismo di finanziamento InnovFin Infectious Diseases (InnovFin ID), due PMI riceveranno un nuovo impulso per sviluppare nuovi antimicrobici e soluzioni alternative. Abbiamo inoltre istituito una rete “One Health” per offrire agli esperti degli Stati membri dei settori della salute umana e della sanità veterinaria un forum per lo scambio di buone pratiche.

Sebbene l’ambizioso piano d’azione dell’UE sia in corso di attuazione, dobbiamo ancora fare molto per portare tutti gli Stati dell’UE allo stesso, elevato standard e fare in modo che tale standard sia applicato a livello internazionale. Poiché le stime più drammatiche prevedono che, in caso di aumento del 40% degli attuali tassi di resistenza, entro il 2050 in Europa potremmo dover affrontare 390 000 decessi l’anno, la posta in gioco non potrebbe essere più alta. Solo lavorando insieme a livello europeo e internazionale possiamo controllare e invertire il fenomeno della resistenza antimicrobica. Oggi, in occasione della Giornata europea degli antibiotici, ribadiamo il nostro impegno a procedere proprio in tal senso.

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