Violenza sulle donne, in 10 mesi sono state 114 le donne uccise

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne,  arriva dall’Università scozzese di St Andrews, dalla School of Psychology and Neuroscience Perception Lab, uno studio secondo il quale le violenze domestiche influenzano le preferenze femminili, allontanando le donne dagli uomini troppo mascolini e portandole a preferire invece quelli con tratti più femminili del volto.

Secondo i ricercatori questo può riflettere una strategia per evitare partner che hanno maggiori probabilità di comportarsi in modo aggressivo e pericoloso nei loro confronti. Per lo studio, pubblicato su Journal of Behavioural Ecology and Sociobiology, è stato condotto in Colombia, chiedendo a 83 donne con un questionario informazioni sulla salute, l’accesso ai media (quanto guardassero la televisione, quanto navigassero su Internet), il bello di educazione e la percezione della violenza. Le partecipanti allo studio hanno quindi selezionato i volti maschili che consideravano più attraenti da coppie di immagini manipolate perché esibissero differenti livelli di mascolinità. Dai risultati è emerso che le donne con punteggi più alti per quanto riguarda il livello di violenza domestica preferivano facce maschili (in particolare di uomini colombiani come loro) significativamente meno mascoline.

Sono 84 gli omicidi di donne nei primi nove mesi del 2017, in calo rispetto ai 109 nello stesso periodo del 2016. Di questi 61 si sono verificati in ambito familiare, e 31 sono stati femminicidi, termine non giuridico ma di uso comune, che identifica l’omicidio di una donna da parte di un uomo come forma estrema di prevaricazione. Sono i dati aggiornati della Polizia sugli omicidi volontari, che non tengono ancora conto di quelli che si sono verificati negli ultimi due mesi. Secondo il rapporto Eures in 10 mesi sono state 114 le donne uccise.

Violenza sulle donne, per uscire dall’isolamento è necessaria l’indipendenza economica.

Per raggiungere l’indipendenza da un partner violento sono utili un buon livello d’istruzione e un lavoro, ma non sempre bastano di fronte ai diktat che limitano risorse e sfera di azione. Lo rileva il rapporto “Una via d’uscita dalla violenza”, che ActionAid lancia in vista della Giornata mondiale contro la violenza sulle donne e che sarà presentato il 30 novembre al Parlamento Europeo a Bruxelles. Il rapporto rivela che l’indipendenza economica è infatti un fattore decisivo, e ciò a fronte del fatto che in vari casi le donne maltrattate, pur lavorando, non possono ad esempio usare i propri soldi liberamente, devono sopportare che le spese siano controllate dal partner o non riescono a conoscere nemmeno l’entità del reddito familiare.

Realizzato per il progetto “WE GO!” cofinanziato dalla Ue, il rapporto offre raccomandazioni alle istituzioni per le politiche di “empowerment” economico delle donne vittime di violenza. Lo studio, sul profilo economico di chi si rivolge ai Centri antiviolenza, ha coinvolto 552 persone in 4 Paesi europei: Bulgaria (1 Centro antiviolenza), Grecia (6), Italia (3) e Spagna (2). L’82,5% delle donne che si sono rivolte ai Centri ha un basso livello di indipendenza economica: solo il 17,5% è indipendente, nonostante il 40,9% lavori; il 59,1% non ha lavoro. Il 73,7% ha figli a carico e solo il 13,3% vive in una casa propria, contro il 14,8% che ne condivide la proprietà con il marito/partner. Il 53% delle donne ha subito forme di violenza economica: il 22,6% dichiara di non avere accesso al reddito familiare, il 19,1% non può usare i suoi soldi liberamente e per il 17,6% le spese sono controllate dal partner; il 16,9% non conosce il reddito familiare, il 10,8% non può lavorare. Il 32,5% ha 30-39 anni, il 29,2% ha 40-49 anni, il 21,8% ha 18-29 anni, il 16,5% è ‘over50′.

La maggioranza ha una buona istruzione: il 38,8% un diploma di scuola superiore, il 22,7% ha studi universitari. Il 29,6% si ferma alla primaria o secondaria di primo grado, solo il 9% ha un livello d’istruzione inferiore alla scuola primaria. Il periodo delle violenza è lungo: il 23,7% ha subito dai 5 ai 10 anni, il 26,5% per oltre 10 anni. Se l’autore è partner o marito, aumentano le donne che subiscono per lunghi periodi: il 27% la subisce dai 5 ai 10 anni e il 32,7% per oltre 10 anni. Lo studio conferma che l’autore della violenza è spesso marito/compagno (41,7%) o ex-marito/ex-compagno (48,7%). Per Beatrice Costa di ActionAid Italia, servono “azioni che rafforzino un ’empowerment’ economico”, anche finanziando “con risorse adeguate i Centri”: le istituzioni li sostengano “nel garantire lavoro e reddito alle donne” e riconoscendo “l’importanza delle case di secondo livello (oltre alle case rifugio)” per soluzioni “di medio-lungo periodo”, che diano “tempo per costruire l’indipendenza economica”.

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