Vitamina D: Sintomi legati alla carenza

La vitamina D è un alleato fondamentale per il benessere delle nostre ossa. Ma il prezioso ormone oltre a ricoprire un’importanza fondamentale per la salute dello scheletro, incide anche sulla funzione del muscolo. “Un basso livello di vitamina D è legato a doppio filo alla miopatia, ossia alla perdita di forza muscolare”. Il deficit e la carenza di questa vitamina, endemiche nella popolazione italiana, arriva all’80% in quella anziana che proprio per questo deficit rischia cadute pericolose.

La vitamina D svolge un’azione fisiologica fondamentale nella regolazione del metabolismo osseo, favorendo l’assorbimento di calcio dall’intestino e regolando il suo deposito nell’osso. Questo effetto fisiologico è importante in tutte le fasce di età: in quella infantile favorendo il corretto accrescimento osseo, da adulti nel favorire l’acquisizione del picco di massa ossea (che si raggiunge intorno ai trent’anni) ed il suo mantenimento nelle decadi successive. Ecco perché dobbiamo considerare la vitamina D come un ormone essenziale alla salute dell’osso. Ed infatti, quando la vitamina D è carente, l’osso risulta fragile, con conseguente predisposizione alle fratture. Tale condizione è molto simile all’osteoporosi predisponendo alla comparsa di fratture sia vertebrali sia di femore.

Le fratture di femore da fragilità comportano un’alta incidenza di mortalità in quanto circa il 20-30% ha esito fatale entro il primo anno dalla frattura. Inoltre, su 10 persone che sopravvivono alla frattura del femore, tra 2 e 3 sopportano pesanti conseguenze che ne minano l’autonomia e la qualità della vita. Un altro 20% deve essere assistito, spesso per lunghi periodi.

“L’ipovitaminosi D si manifesta con il rachitismo in età infantile, con dolori ossei nelle fasi di crescita degli adolescenti e con dolori muscolari e fratture da fragilità negli anziani. La carenza di vitamina D è associata ad altre malattie quali il diabete di tipo 2, la sclerosi multipla e la demenza senile. Pertanto il mantenimento di un livello ottimale di questa vitamina nel sangue, attraverso l’esposizione solare in orari ben precisi e la costante supplementazione alimentare, è un obiettivo terapeutico che lo specialista territoriale deve porsi sempre, indipendentemente dall’età dei pazienti afferenti al suo ambulatorio”.

Ecco 7 malattie che indicano la carenza di vitamina D

Osteoporosi: Una quantità adeguata di calcio e vitamina D sono importanti per mantenere la densità ossea e la forza. La carenza di vitamina D fa sì che le ossa esauriscano il calcio, indebolendosi e aumentando il rischio di fratture.
Salute del cuore: La carenza di vitamina D è stata associata ad un maggiore rischio di ipertensione.
Infiammazioni: Bassi livelli di vitamina D sono stati associati alle infiammazioni, ovvero ad una risposta negativa del sistema immunitario. Artrite, lupus e diabete di tipo 1 sono alcune condizioni associate alla carenza di vitamina D.
Colesterolo: La vitamina D regola i livelli di colesterolo nel sangue. Senza l’adeguata esposizione al sole, alcuni precursori della vitamina D si trasformano in colesterolo piuttosto che nella vitamina stessa.
Depressione: I recettori della vitamina D, presenti in molte aree del cervello, vengono coinvolti in numerosi processi del cervello. E’ probabile che questa vitamina sia associata alla depressione, e che gli integratori possano giocare un ruolo fondamentale nel suo trattamento.
Diabete di tipo 2: Diversi studi dimostrano che la vitamina D può contribuire alla tolleranza al glucosio, attraverso i suoi effetti sulla secrezione di insulina e la sensibilità ad essa.
Artrite reumatoide: La carenza di vitamina D può svolgere un ruolo importante nello sviluppo dell’artrite reumatoide. Alcuni studi hanno dimostrato che le donne che hanno più vitamina D sono meno propense a sviluppare questa malattia.

La vitamina D contribuisce a trasformare il cibo in energia. Se si soffre di stanchezza cronica, uno dei motivi potrebbe essere la scarsa assimilazione di nutrienti da ciò che si mangia, dovuta tra l’altro a bassi livelli della vitamina, essenziale per il buon funzionamento dei mitocondri (le centraline energetiche delle cellule). Ma si tratta di un’ipotesi, non ancora sufficientemente dimostrata da studi scientifici.

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