Aree montane essenziali, Fao sostiene alleanza per sviluppo

Circa 60 paesi e oltre 200 organizzazioni della società civile si sono impegnati oggi nella Giornata internazionale della montagna a rafforzare la capacità di adattamento delle popolazioni montane e dei loro ambienti all’impatto del crescente cambiamento climatico, alla fame e alla migrazione e assicurare uno sviluppo montano sostenibile che sia integrato nell’ l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Un miliardo di persone vive in zone interne, rischi per clima e fame. La montagna rappresenta un ecosistema di fondamentale importanza nel mondo, in cui l’agricoltura gioca un ruolo strategico: per la corretta gestione del paesaggio, la conservazione della biodiversità, la lotta all’abbandono delle aree marginali, lo sviluppo dell’economia locale. Nonostante questo, in tutto il pianeta le zone montane sono costantemente a rischio, minacciate dalla desertificazione e dai cambiamenti climatici. Ecco perché è necessario riportare il tema al centro dell’agenda politica mondiale, perché proprio lo sviluppo delle zone montane è una delle chiavi principali per un futuro realmente sostenibile.

Con questo obiettivo la Fao, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, si è impegnata -coinvolgendo circa 60 Paesi e oltre 200 organizzazioni della società civile- a rafforzare la capacità di adattamento delle popolazioni montane e dei loro ambienti all’impatto del crescente cambiamento climatico, alla fame e alla migrazione e assicurare uno sviluppo montano sostenibile che sia integrato nell’Agenda 2030.

La Mountain Partnership è stata fondata nel 2002 da Italia, Svizzera, Fao e UNEP (il Programma ambiente dell’Onu) proprio per sensibilizzare i governi a sostenere e tutelare le aree interne. Tanto più che nelle zone montane vive il 13% della popolazione mondiale: un miliardo di persone sempre più colpite dai disastri causati dal clima e più esposti a fame e povertà.

In Italia quasi il 48% della superficie è montana e le aziende agricole interessate sono il 31% del totale -ricorda la Cia-. Imprese che si scontrano con terreni e climi difficili e che, però, svolgono un ruolo primario nella conservazione del patrimonio boschivo e nella prevenzione del dissesto idrogeologico.

 
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