Contro l’artrite reumatoide in arrivo farmaco che blocca la malattia infiammatoria

Contro l’artrite reumatoide arriva un nuovo farmaco. Si chiama Baricitinib, il farmaco in grado di bloccare la malattia infiammatoria di origine autoimmune che colpisce in prima battuta le articolazioni, ma nei casi più gravi può arrivare fino alle ossa e agli organi interni.

Oltre all’efficacia, provata da tutti gli studi finiti prima sui tavoli dell’Agenzia Europea del Farmaco (Ema) e poi di quella italiana (Aifa), che nelle prossime settimane lo renderà rimborsabile in tutto il Paese, la peculiarità è data dalla modalità di somministrazione: per via orale, un vantaggio non da poco (gli altri si somministrano tramite iniezioni) che si tradurrà in una maggiore aderenza alle terapie.

“Il Baricitinib, secondo Fabrizio Conti, reumatologo al policlinico Umberto I di Roma, può essere un alternativa per chi è ha un artrite reumatoide che non risponde agli altri trattamenti, ma s’è rivelato in realtà efficace fin dall’inizio in quei pazienti colpiti fin da subito da un forma moderata o gravide della malattia”.

La notizia della prossima distribuzione su tutto il territorio nazionale è stata accolta con favore dai pazienti. «Una terapia orale è più accettabile perché l’ago fa sempre paura e per questo motivo spesso il malato non è aderente ai trattamenti iniettivi – dichiara Silvia Tonolo, presidente dell’Associazione Nazionale dei Malati Reumatici (Anmar) -. Disporre di una compressa ci facilita la gestione della malattia anche negli spostamenti, nei viaggi, sul lavoro, con un vantaggio in termini di qualità della vita. Per non considerare poi anche l’aspetto della diminuzione del dolore, elemento cruciale per ciascun paziente.

La novità di Baricitinib è data dal meccanismo d’azione: inibendo gli enzimi Janus chinasi 1 e 2 che modulano i segnali delle citochine infiammatorie responsabili dello sviluppo e della progressione della malattia, il farmaco blocca contemporaneamente l’effetto di diverse proteine (citochine) infiammatorie. «Si tratta di un importante progresso per i pazienti, perché tra il 40 e il 50 per cento non ottiene miglioramenti dal trattamento di prima linea che solitamente si basa sull’uso del metotrexate – afferma Roberto Caporali, docente di reumatologia all’Università di Pavia -. L’efficacia di questa terapia viene misurata a tre e poi a sei mesi, per valutare il raggiungimento di uno stato di controllo dei sintomi e, possibilmente, di remissione della malattia.

Se il paziente non risponde e non ne trae beneficio, è necessario passare a terapie di seconda linea. Baricitinib può essere un’opzione terapeutica in questa tipologia di pazienti». In effetti l’assunzione quotidiana di una compressa, come documentato in due studi pubblicati lo scorso anno sul «New England Journal of Medicine» e sulla rivista «Annals of Rheumatic Diseases», ha determinato un miglior controllo della malattia (in particolare del dolore) già dalle prime settimane. Per poi confermarsi dopo 24 e 52 settimane di trattamento: ovvero fino a un anno dopo l’inizio delle cure.

L’artrite reumatoride è una malattia cronica, che cioè tende a persistere nel tempo, la quale colpisce la membrana sinoviale delle articolazioni. Tale membrana reagisce all’infiammazione aumentando di volume dando origine al panno sinoviale. Il quale invadendo la cartilagine ne provoca l’erosione e la graduale distruzione. Questo processo proliferativo si estende all’osso, l’infiammazione arriva ad interessare tutti i tessuti che circondano l’articolazione provocandone in modo graduale la distruzione della stessa e la relativa invalidità di chi ne soffre, va altresì ricordato che non solo le articolazioni ne sono colpite ma l’intero organismo fra cui occhi, polmoni, cuore e reni, per questo viene detta anche sistemica.

Il nostro organismo, per difendersi dagli attacchi esterni di virus e batteri produce gli anticorpi, cioè quei soldati che generalmente ci proteggono dalle malattie , nella A.R. tali anticorpi, per ragioni non ancora ben note, impazziscono reagendo in modo anomalo, non riconoscendo cioè la membrana sinoviale che riveste le nostre articolazioni, attaccandola e provocandone l’infiammazione ed innescando un meccanismo di auto-distruzione dei tessuti articolari e non.

Diverse sono i pareri sulle possibili cause scatenanti: Alcuni ricercatori dicono che la causa sia una predisposizione genetica associata ad un (innesco esogeno) un battere, un virus ecc. altri affermano che le cause che la scatenano sono multifattoriali, recenti studi infatti hanno dimostrato alla base una predisposizione genetica. Uno studio israeliano condotto da alcuni ricercatori dell’Università Ben Gurion, affermano che sarebbe un batterio dei microplasmi presente nella gola ad essere implicato nell’insorgenza dell’Artrite Reumatoide.

Colpisce preferibilmente le donne con un rapporto di 4:1, sebbene sia possibile la sua comparsa nell’età pediatrica (artrite giovanile) l’A.R. si rivela per lo più tra i 35 e i 50 anni di età. E’ a decorso ciclico con fasi di acutizzazione che si alternano a periodi di remissione della malattia. Una caratteristica è l’anemia, febbre, e debolezza muscolare (astenia) oltre naturalmente al dolore articolare caratterizzato da tumefazione (gonfiore) e da rigidità articolare mattutina , colpisce le articolazioni in modo simmetrico, cioè i due polsi – i due gomiti – le due ginocchia ecc.

Oltre a coinvolgere le articolazioni provocandone gonfiore, dolore, rigidità l’A.R. causa anche anemia, fatica, perdita di peso, febbre ed invalidità; inoltre i farmaci usati provocano nel tempo diversi danni collaterali, ad esempio il cortisone utilizzato a lungo, provoca un’importante decalcificazione ossea (osteoporosi) alla quale opporsi con farmaci specifici (vedi i difosfonato e alendronato).
E’ evidente che il danno articolare provocato dalla malattia nel tempo giunge al suo epilogo con la distruzione dell’articolazione stessa, fortunatamente la ricerca ha fatto passi da gigante, e nei casi più gravi, impianti protesici garantiscono tutto sommato una modesta attività fisica e lavorativa.

Una cosa fondamentale di cui stranamente mai se ne parla, è il divieto assoluto di prendere il sole, in quanto si attiverebbero gli anticorpi, principali protagonisti negativi della malattia, non vi sono invece particolari controindicazioni relative alla dieta, ridurre l’alcol e il fumo è consigliato per non caricare ulteriormente l’apparato digerente (stomaco-fegato) notevolmente impegnati nel metabolizzare i farmaci che la malattia stessa necessita; le cure termali nei periodi attivi dell’A.R. sono altresì sconsigliate.

 
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