Mai schiacciare le medicine è pericoloso per la salute

Dividere a metà una pillola o magari tritarla, per poi metterla nella minestra o nel purè, oppure ancora ingerirla insieme ad altre sostanze, può comportare rischi insospettabili. Lo sottolineano gli esperti della Società italiana di gerontologia e geriatria (Sigg), secondo cui alterare la struttura dei farmaci può ridurre l’efficacia della terapia e aumentare il rischio di effetti collaterali, perché in 1 caso su 3 la divisione delle pillole è diseguale e ne comporta una piccola perdita.

Di conseguenza il dosaggio che si assume può essere diverso di almeno il 15% rispetto a quello prescritto. Modificando la formulazione dei medicinali assunti e con una corretta valutazione delle difficoltà di deglutizione è tuttavia possibile ridurre fino al 70% la necessità di tritare o dividere i farmaci, diminuendo di conseguenza i possibili eventi avversi.

La divisione delle pillole è diseguale in un caso su tre anche se si utilizza uno strumento di precisione come il taglia-pillole: così facendo infatti la quantità di farmaco assunta si discosta di almeno il 15% da quella prescritta, con un rischio di sotto o sovradosaggio che riduce l’efficacia della terapia. Non mancano gli effetti collaterali: perchè se il medicinale ha una finestra terapeutica stretta, ovvero è tossico a dosaggi che si allontanano anche in modo minimo da quelli necessari, il pericolo di eventi avversi gravi è concreto. Far rivedere o richiedere al medico formulazioni diverse può ridurre fino al 70% la necessità di spezzare le compresse. Lo dicono gli esperti della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg), riuniti a Napoli per il 62° Congresso Nazionale dal 29 novembre al 2 dicembre.

“Dividere le pillole è sempre fonte di errori – spiega Nicola Ferrara, presidente Sigg – l’imprecisione è inevitabile soprattutto negli anziani che hanno spesso difficoltà visive o problemi articolari alle mani. Non parliamo poi di quando la pastiglia viene triturata: non perderne una parte consistente è praticamente impossibile. Un’operazione che viene spesso estesa a tutte le medicine prescritte, mescolate in un’unica soluzione.
Un mix che può provocare rischi di interazione fra principi diversi e fenomeni di irritazione delle vie aeree a causa dell’inalazioni delle polveri”. Secondo i dati raccolti dalla Sigg, la pratica di alterare i farmaci è un’abitudine diffusa soprattutto nelle residenze assistenziali sanitarie, perché molti pazienti non riescono a deglutire a causa di demenza o ictus.

Eppure è una prassi comune per esempio nei reparti di geriatria degli opedali dove almeno un terzo delle pillole viene somministrato ai ricoverati. Un’operazione che spesso viene estesa a tutte le medicine prescritte, mescolate in un’unica soluzione con l’aggiunta di altre sostanze per migliorare il sapore dell’intruglio. E se proprio non si riesce a a farlo, chiedere al medico di prescrivere lo stesso medicinale in versione oro solubile, in gocce o se esiste in sciroppo.

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