Dormire male, per 10 milioni di anziani è il problema maggiore

I disturbi del sonno sono frequenti tra gli anziani. La difficoltà non è solo quella di riuscire ad addormentarsi ma anche quella di avere un sonno costante e non svegliarsi durante la notte. Dall’ultimo Congresso della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria è emerso che sono oltre dieci milioni gli over 65 che hanno difficoltà ad addormentarsi. Le cause sono spesso associate ad una alimentazione troppo pesante o ad alcuni acciacchi, specie nelle donne.

Con l’aumentare dell’età la quantità di sonno necessaria a stare bene si riduce sensibilmente e fisiologicamente , tant’è che si può scendere fino a 5 ore di sonno, senza particolari ripercussioni. Il vero problema piuttosto è la qualità del sonno dell’anziano. Tutto questo ha conseguenze sullo stato di salute generale che va dalle alterazioni dell’umore all’affaticabilità, dalla ridotta capacità di concentrazione all’aumento del rischio di cadute. Lo scarso sonno è inoltre un fattore di rischio anche per il decadimento cognitivo correlato all’età.

I motivi dei disturbi durante il sonno variano a seconda del sesso: il 73% degli uomini si sveglia per andare in bagno mentre il 90% delle donne interrompono il sonno a causa di pensieri, ansie e preoccupazioni. Tra i consigli per migliorare il sonno, almeno 30-40 minuti al giorno di attività motoria, oppure l’assunzione di carboidrati la sera.

Dopo i 65 anni di età diminuisce il tempo necessario passato a dormire per il proprio benessere fino a scendere sotto le sei ore di sonno, come spiega Raffaele Antonelli Incalzi, presidente eletto Sigg: “Con l’andare degli anni la sincronizzazione dell’orologio biologico con il ciclo luce-buio si indebolisce e capita più spesso di appisolarsi anche di giorno: il numero totale di ore di sonno perciò di fatto non cambia molto, ma la percezione è un declino del benessere perché restare svegli a lungo di notte è spiacevole e il sonno notturno è più riposante”.

“Per tornare a dormire bene occorre prendere piccole precauzioni e sfatare alcune leggende metropolitane – spiega Nicola Ferrara, ordinario di medicina interna e geriatria all’Università Federico II di Napoli e presidente della Sigg-. Innanzitutto, può essere necessario rivedere le terapie in corso. Molti farmaci assunti durante la terza possono compromettere il sonno: è il caso di beta-bloccanti e dei diuretici. Poi ce ne sono altri che possono indurre sonnolenza: come gli antidepressivi e i farmaci che assumono i parkinsoniani”.

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