Natale eco-sostenibile? si può: ecco alcuni sugerimenti

Mancano pochi giorni all’avvio delle feste natalizie e il WWF lancia il suo Natale sostenibile in 10 mosse: il tradizionale “Decalogo Albero” dell’Associazione contiene dieci consigli pratici per ridurre l’impronta ecologica del proprio Natale, tradizionalmente la festa più “ad alto consumo” dell’anno, partendo dalla scelta delle luminarie al cenone della vigilia e l’evitare i regali inutili o che comportano impatti su specie e sull’ambiente.

Qualche consiglio per chi opta per l’albero vero. Affidarsi a un vivaio per acquistare piante provenienti da attività agricola di tipo vivaistico, con ritorni positivi sull’economia rurale nazionale nel caso di piante di origine italiana certificata. Gli abeti coltivati sono contrassegnati da un tagliando di riconoscimento che indica denominazione del vivaio, luogo di origine, specie e età. Gli abeti presenti sul mercato natalizio derivano per lo più da coltivazioni vivaistiche specializzate e soltanto il 10% circa proviene da interventi colturali quali sfolli, diradamenti o potature, indispensabili per la corretta gestione dei boschi.

Controllare che la pianta abbia le radici (molte volte muoiono perché non le hanno o sono stati estirpati a radice nuda) e una buona zolla. In caso di abeti senza radici (quelli sostenuti dalla classica croce di legno) è bene verificare che siano il frutto di diradamenti forestali autorizzati.

Una volta entrati nelle nostre case, la vita di questi alberi spesso non è semplice. Bisogna seguire alcune raccomandazioni. Mettere la pianta in un vaso di dimensioni adeguate (tra 20 e 60 cm a seconda dell’altezza), usando un terriccio composto per metà di terra e per metà di sabbia. Non spruzzarla con vernici (no a neve artificiale o spray coloranti) e tenerla lontano da fonti di calore e in un luogo luminoso, non esagerare con gli addobbi pesanti, mantenere umida la terra senza esagerare con l’acqua (in casa basta annaffiare due volte la settimana).

Cenone leggero anche per il Pianeta: mantenendo le tradizioni ricordiamo che a parità di apporto calorico la produzione di carne bovina, rispetto a uova prodotti caseari e altre carni,  richiede 28 volte più terra, 11 volte più acqua e 6 volte più fertilizzanti, liberando 5 volte più gas serra. Occhio alle specie che ‘portiamo a tavola’: l’anguilla, ad esempio, è classificata come specie a rischio nella Lista Rossa (pericolo critico), il caviale deve essere certificato MSC, evitare patè di fegato d’oca e datteri di mare, la cui pesca è severamente vietata. Riduciamo al massimo lo spreco di cibo: i 4/5 dello spreco di alimenti  in Italia avviene proprio in casa e con un costo per ogni famiglia pari ad almeno 360 euro l’anno.  Il Natale spesso comporta anche la produzione di rifiuti superiore alla media: il packaging, ad esempio, rappresenta il 60% dei rifiuti che produciamo e giocattoli e apparecchi elettronici ne hanno tantissimo. La regola è di ridurre al massimo i rifiuti a monte e soprattutto fare la differenziate.

Consigli anche per i regali: scegliamo mezzi pubblici o i negozi più vicini per raggiungerli a piedi, risparmieremo tempo e soprattutto gas serra alla nostra città. Se cerchiamo un regalo chic attenzione ai prodotti che derivano da specie protette come pellicce, gusci di tartarughe, avorio degli elefanti e il tanto ricercato shahtoosh, una delle lane più soffici c ma che comportano l’uccisione ogni anno delle antilopi tibetane , oggi ridotte sull’orlo dell’estinzione. Anche il pacchetto può diventare green con carta riciclata, certificata FSC o fatto con stoffe, foulard aggiungendo bacche e spago colorato.

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