Pesticidi e cibo Biologico, dopo la dieta diminuzione degli inquinanti

Due settimane passate a mangiare biologico riducono la quantità di pesticidi nel sangue. È quello che ha dimostrato un esperimento condotto da una famiglia, Marta G., Giorgio D. e i loro due bambini di 7 e 9 anni, dopo aver seguito per quindici giorni una dieta esclusivamente biologica. L’iniziativa è nata in parallelo alla campagna #ipesticididentrodinoi, promossa da FederBio, Legambiente, Lipu e WWF Italia. Dopo quello che abbiamo scritto sul glifosato poi, approvato in Europa per i prossimi cinque anni, la questione diventa ancora più importante.

La famiglia si era sottoposta alle analisi prima di cambiare alimentazione e per tre dei membri erano state riscontrate alte concentrazioni di glifosato, l’erbicida per il quale la UE ha rinnovato l’autorizzazione per 5 anni. Soprattutto uno dei genitori registrava 0,26 microgrammi per litro (mg/l), mentre il bambino più piccolo arrivava a 0,19, rispetto a una media generale di 0,12 microgrammi per litro. Lo stesso bambino, solo 7 anni di età, registrava oltre 5 microgrammi di clorpirifos per grammo di creatinina, un valore altissimo rispetto alla media della popolazione che è 1,5 (mg/g). Quest’insetticida provoca – tra i tanti altri danni – particolari effetti sulla capacità di apprendimento e di attenzione. Infine, due prodotti della contaminazione da piretroidi (Cl2CA e m-PBA) erano presenti in maniera consistente nella famiglia. In particolare, m-MPA arrivava nella mamma a concentrazioni di circa 3,4 microgrammi per grammo: un record che si trova solo nel 5% delle statistiche finora analizzate.

“Per quasi tutte le sostanze chimiche analizzate – spiegano dalla campagna #ipesticidientrodinoi – si passa da livelli di contaminazione alti a quantità molto basse e spesso sotto i limiti di rilevabilità.  La ‘decontaminazione‘ ha funzionato per alcuni degli insetticidi più utilizzati dall’agricoltura convenzionale (clorpirifos e piretroidi) e per il glifosato“.

In complesso, su 16 analisi delle urine effettuate (quattro per ognuno dei membri della famiglia), 13 hanno dato risultati estremamente positivi, con significative differenze tra prima e dopo la dieta, e solo in un due casi non si sono registrati miglioramenti. In altre parole la dieta bio ha avuto effetto su oltre l’80% delle analisi effettuate. Un’indicazione importante del fatto che la chimica contenuta negli alimenti da agricoltura convenzionale – anche in presenza di cibi che rispettano le soglie stabilite di fitofarmaci, come capita nella maggior parte dei prodotti consumati in Italia – rimane e si accumula nel nostro corpo, con conseguenze che ancora non sono state totalmente studiate e comprese.

Per il glifosato, dopo la dieta tutti i valori sono sotto la soglia di rilevabilità. Per i due metaboliti “sentinella” dei piretroidi, Cl2CA e m-PBA, le analisi della famiglia mostrano una diminuzione importantissima degli inquinanti: solo per Marta il valore rimane appena sopra la soglia di rilevabilità.

Spiega Maria Grazia Mammuccini, di FederBio e portavoce della campagna #StopGlifosato di cui Terra Nuova fa parte: “L’ iniziativa che abbiamo condotto ci spinge a una seria riflessione sul fatto che se cerchiamo ‘i pesticidi dentro di noi’ è molto probabile che li troviamo. Ma su questo non ci sono monitoraggi su ampia scala: è incredibile che ancora oggi ci si ponga in maniera molto vaga il tema dell’effetto dei pesticidi all’interno del nostro organismo”. Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, ha aggiunto: “I risultati provano che la dieta biologica è una risposta più che valida alla chimica nel piatto. Due sole settimane sono bastate a cambiare significativamente la quantità di pesticidi rilevabili. Il biologico si conferma come l’unica strada per evitare i rischi chimici che sono associati direttamente al consumo alimentare, oltre che per garantire un ambiente sano per tutti”.

 
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