Aids, individuato il genoma delle scimmie che convivono con l’Hiv, scoperta senza precedenti

Trovate alcune delle ‘armi’ che permettono alle scimmie cercocebo di convivere  con il virus dell’Aids senza ammalarsi e morire, come invece avviene per l’uomo e i macachi. Le hanno scoperte i ricercatori della Emory University, guidati dall’italiano Guido Silvestri, che sono riusciti a sequenziare il genoma delle scimmie che convivono con l’Hiv con un dettaglio senza precedenti. I risultati sono pubblicati sulla rivista Nature.

I cercocebi, o mangabey, sono scimmie che vivono in Africa occidentale e sono note da anni per la loro capacità di convivere il virus dell’Aids. “Nel loro organismo il virus è presente in quantità molto alte, superiori addirittura a quelle degli uomini infetti che non fanno terapia antiretrovirale. Una delle loro risorse sta nel rispondere al virus in modo meno aggressivo”, spiega Silvestri all’ANSA.

In questo nuovo lavoro i ricercatori, da anni impegnati a studiare il virus da una prospettiva diversa, sono andati più a fondo ancora. “Attraverso il sequenziamento estremamente preciso del genoma di questa scimmia abbiamo trovato 34 geni che presentano differenze rispetto ai macachi. Due geni, ICAM2 e TLR4, sono quelli più dissimili tra loro, con pezzi di proteine mancanti”, continua. Si tratta di geni con funzioni immunitarie.

“Ciò non significa che sia tutta colpa loro, ma senz’altro sono coinvolti. Possiamo dire di aver rotto il muro e di essere entrati nella ‘stanza dei bottoni’. Il risultato ci aiuterà a capire se ad essere ‘anomali’ sono i geni del cercocebo, o invece quelli del macaco e dell’uomo”, prosegue. Per trovare la risposta i ricercatori continueranno ad analizzare le altre differenze viste nei geni, anche quelle meno vistose, e a lavorare con esperimenti in vivo sui macachi, per vedere cosa succede se i due geni in questione vengono silenziati.

Origine dell’HIV – I dati più recenti sembrano indicare che l’HIV si sia originato dalle scimmie, attraverso molteplici infezioni dalla scimmia all’uomo (zoonosi). Infatti, l’HIV-2 e il SIVsm (Simian Immunodeficiency Virus sooty mangabey), ossia il virus dell’immunodeficienza della scimmia cercocebo agile (Cercocebus atys), mostrano un alto grado di omologia genetica e fenotipica; pertanto, si pensa che il virus SIVsm sia stato trasmesso all’uomo da queste scimmie, dando origine al virus umano HIV-2.

L’ipotesi è rafforzata dal fatto che l’habitat del cercocebo agile coincide perfettamente con la diffusione dell’HIV-2 in Africa occidentale. Analisi filogenetiche hanno portato a ipotizzare che la trasmissione del SIVsm all’uomo, che ha dato origine all’HIV-2, sia avvenuta intorno al 1940 (con un margine di errore di 16 anni, in più o in meno).

L’HIV-1, invece, è più strettamente correlato al SIVcpz (chimpazee), che infetta principalmente gli scimpanzé (Pan troglodytes troglodytes). Le sequenze dei genomi dei differenti SIVcpz sono, infatti, ampiamente diffuse nell’albero filogenetico dell’HIV-1. Inoltre, la maggiore varietà di sottotipi di HIV-1 e di ricombinanti si trova nell’Africa equatoriale occidentale, ossia la zona geografica corrispondente all’habitat di questi scimpanzé, evidenza che rafforza l’ipotesi di una derivazione dell’HIV-1 dal SIVcpz. L’antenato comune più recente dei virus del gruppo M di HIV-1 dovrebbe avere avuto origine intorno al 1931. Recentemente, è stato isolato un nuovo SIV (SIVgor, gorilla) in gorilla selvatici (Gorilla gorilla gorilla), il cui genoma è molto simile a quelli del gruppo O di HIV-1.

 
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