Petrolio: disastro ambientale in Cina, Marevivo: rafforzare sistemi di sicurezza della navigazione

Un altro disastro ambientale ai danni del mare, oltre all’alto costo di vite umane, ripropone il problema dell’inquinamento che deriva dagli incidenti alle navi petroliere e più in generale alle grandi navi. La petroliera Sanchi, nel Mar Cinese Orientale, sta affondando con ben 136.000 tonnellate di petrolio che finiranno per impattare sull’ecosistema marino. Un altro incidente che si sarebbe potuto evitare se si investisse sulle fonti rinnovabili e ci fossero più controlli sul traffico marittimo.

La devastante portata dell’incidente per l’area di mare ma anche per le terre vicine, evidenziata dalle Tv di tutto il mondo, conferma che malgrado gli sviluppi della tecnologia, i sempre più sofisticati strumenti per il controllo della navigazione e le normative internazionali per evitare gli abbordi in mare, siamo ancora ben lontani da una tutela ideale dell’ambiente marino e della vita dei marittimi. L’errore umano è sempre possibile e purtroppo tutt’altro che raro. La collisione nel mar della Cina richiama alla memoria la tragedia del Moby Prince di 27 anni fa quando il traghetto finì contro una petroliera all’ancora in rada, con la morte di tutti i 140 passeggeri e membri d’equipaggio.

Il carico del Sanchi era costituito da condensato leggero del petrolio, per cui meno denso del greggio, molto più volatile e allo stesso tempo più tossico, più difficile da rilevare perché è incolore e potenzialmente esplosivo e potrebbe causare una grande catastrofe ambientale. Secondo le simulazioni dei ricercatori del National Oceanography Center (NOC) la perdita impiegherà tre mesi a raggiungere le coste ma potrebbe bruciare, evaporare o mescolarsi nell’oceano superficiale e contaminare l’ambiente per una durata prolungata.

«Gli oceani rappresentano il 70% della superficie del nostro Pianeta, non possono essere delle semplici autostrade per trasporto petrolifero – dichiara Rosalba Giugni, Presidente dell’associazione Marevivo – perché sono una risorsa indispensabile per la vita umana. In Italia per fortuna possiamo contare su un servizio di intervento con navi antinquinamento da idrocarburi ma è fondamentale affrontare urgentemente il problema con azioni politiche mirate ed efficaci».

Marevivo ancora una volta, a fronte di queste problematiche, chiede che tutti i paesi si facciano carico di provvedimenti che affrontino il rischio connesso alla navigazione di carichi pericolosi e inquinanti: a partire dai paesi dei mari chiusi come il Mediterraneo, dove la tragedia dei giorni scorsi nel mar della Cina potrebbe avere conseguenze ancora più devastanti. In questi giorni Confitarma ha pubblicato nel proprio sito on line il confortante Report secondo cui negli ultimi dieci anni i sinistri navali nel Mediterraneo sono diminuiti nettamente (anche se i due più importanti, quello della Costa Concordia e della Norvegian hanno fatto aumentare il numero dei morti): significa che con oculate politiche di controllo alla navigazione e con una maggiore preparazione degli equipaggi il trend può migliorare.

«Ma non basta – dichiara Antonio Fulvi, delegato regionale toscano di Marevivo e direttore della Gazzetta Marittima di Livorno – considerato l’alto numero di navi con bandiere ombra che operano anche nel nostro mare (dai dati dell’Avvisatore Marittimo risulta che la prima bandiera come arrivi a Livorno è quella di Antigua!) occorre affrontare a livello di IMO e di SOLAS le regole internazionali, per una maggiore preparazione degli equipaggi, per controllare meglio gli stretti, compresi quelli tra Sardegna e Corsica e Calabria con Sicilia, e per individuare rotte specifiche per le navi che portano carichi pericolosi e inquinanti, in modo da renderle del tutto sicure rispetto al traffico delle altre navi».

L’attività di Marevivo – Marevivo con la sua campagna internazionale sulle “Autostrade del Mare”, da anni si batte per l’attivazione di alcune azioni di prevenzione quali il rafforzamento di sistemi atti a garantire la sicurezza della navigazione (VTS, VTMIS, GALILEO, SafeSeaNet, etc.); il costante monitoraggio del traffico a fini preventivi, soprattutto nelle aree e nei bacini a più elevato rischio; l’aumento dei controlli e delle ispezioni a bordo delle navi in porto (Port State Control) e la formazione e la sensibilizzazione specifica degli equipaggi sulle implicazioni ambientali come parte integrante della loro preparazione sulla sicurezza.

Le “autostrade del mare” sono una valida alternativa all’attuale sistema di trasporti, soprattutto a quello su gomme, in termini di inquinamento e sicurezza, ma sono sempre più affollate e spesso non si adottano rigorosi principi di sostenibilità sull’impatto che hanno sul mare. Bisogna anche considerare gli sversamenti involontari di greggio come di idrocarburi e sostanze nocive con il triste record per il Mediterraneo di densità di catrame rilevato (38 mg/m2 , seguito a forte distanza dal mar dei Sargassi con 10 mg/m2 e dal sistema giapponese con 3,8 mg/m2 – un decimo di quello italiano) che sta pregiudicando un patrimonio inestimabile.

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