Sprechi a mensa, no a bis e piatti difficili

Ogni anno 15,5 miliardi di euro di cibo finisce nella pattumiera, un valore pari allo 0,94% del Pil. “Nelle mense scolastiche italiane si continua a buttare moltissimo cibo, secondo alcune indagini addirittura un terzo di quello cucinato e servito agli studenti finisce nella spazzatura. Ebbene, esistono due strategie per evitare questi sprechi, e puntano su qualità e quantità”. Parola di Italo Farnetani, professore ordinario alla Libera università degli studi di scienze umane e tecnologiche di Malta, che all’AdnKronos Salute illustra le sue strategie anti-spreco, sintetizzabili in due punti: no al bis e ai piatti ‘difficili’.

“E’ normale – spiega il medico – che i bimbi a scuola mangino meno: si interrompe l’abitudine ai piatti casalinghi, quelli con cui i piccoli sono cresciuti, e bisogna ricordare che i bambini sono molto conservatori. Ecco perché, soprattutto i più piccoli, hanno difficoltà ad abituarsi ai gusti del cibo della mensa. Poi c’è l’effetto emulazione: basta che un bimbo prenda una forchettata e dica ‘che chifo’, che tutti lo seguono”. Ecco allora che, anziché avventurarsi a proporre a mensa piatti etnici o dai gusti difficili, per il pediatra la strategia giusta è quella di optare per le ricette più amate dai bambini.

“Sulla base di un’indagine realizzata fra i pediatri – riferisce Farnetani – sappiamo che i piccoli amano la pasta corta o il riso, conditi con olio e parmigiano, sugo di pomodoro o pesto. Anche perché per loro sono più facili da mangiare. Difficile, invece, trovare bimbi amanti di minestre e zuppe, ottime dal punto di vista nutrizionale, ma che possono più facilmente essere proposte a casa senza incontrare un netto rifiuto. Come secondo carne tenera o polpette, anche di pesce, in genere sono apprezzate, mentre il pesce non deve avere lische”. Il contorno preferito? Un tris: “Purea, patate fritte o pomodori rossi. Molto amate anche la pizza, le crostate e le spremute, cibi che però difficilmente i nutrizionisti inseriscono nei menù delle mense”.

“Naturalmente i genitori devono sapere cosa mangeranno i bimbi a mensa, per poter integrare a casa e proporre cibi che assicurino un’alimentazione varia ed equilibrata ai piccoli”, raccomanda Farnetani, sottolineando l’importanza di offrire frutta di stagione e piatti della tradizione.

“No, invece – ribadisce il medico – agli esperimenti o alle preparazioni complesse, che molto probabilmente finiranno nella spazzatura, e soprattutto no all’offerta del bis. Questo perché a servirsi per la seconda volta sono sempre i bimbi in sovrappeso oppure obesi, che non dovrebbero mangiare troppo. Ecco perché è importante che la cuoca, sulla base dei consumi medi, proponga porzioni standard adatte ai bambini, meglio un po’ più scarse che troppo ricche, o da adulti”. Altrimenti “si rischia che il bimbo con problemi di peso si faccia riempire il piatto a dismisura e si crei un eccesso di avanzi”.

C’è poi il problema del pane. “I bambini oggi spesso sono disabituati a mangiarlo: mai portarlo in tavola prima del secondo – avverte – perché altrimenti il bimbo più vorace e a rischio obesità ne consumerà troppo e si riempirà proprio con panini, focacce e michette. Non eccedere con il pane è un altro suggerimento utile, in particolare ai bimbi che fanno i conti con il sovrappeso”, conclude Farnetani.

 
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