Trapianto di feci, ecco come funziona e a chi può salvare la vita

Viene definito “Fecal microbiota transplantation. Il trapianto di flora intestinale, ovvero “trapianto fecale” da donatore sano, è molto importante ed efficace per il trattamento dell’infezione da Clostridium difficile, tanto che si sta rapidamente diffondendo in molti centri specializzati. Come la Klebsiella Pneumoniae Carbapenemasi-produttrice (KPC), una infezione batterica opportunistica altamente resistente alle terapie antibiotiche, in grado di causare sepsi sistemiche che possono condurre con elevata probabilità alla morte. Insieme a Grecia e Portogallo, l’Italia è tra i Paese europei più colpiti da questo tipo di infezione. Nei pazienti immunodepressi il tasso di mortalità causato da questo batterio è intorno all’80%.

Il trapianto di flora intestinale, ovvero “trapianto fecale” da donatore  sano, è molto importante ed efficace per il trattamento dell’infezione da Clostridium difficile, tanto che si sta rapidamente diffondendo in molti centri specializzati. Ma oltre che per il trattamento dell’infezione da Clostridium difficile, si pensa possa avere un ruolo anche nella gestione terapeutica di altre patologie associate con l’alterazione della flora batterica intestinale, come le malattie infiammatorie intestinali, il colon irritabile, alcuni disturbi metabolici o addirittura neurologici (come l’autismo).

Tuttavia, l’assenza di una regolamentazione appropriata e condivisa dalla comunità scientifica internazionale, ne impediscono la completa adozione nella pratica clinica. È quanto emerge dai lavori di una Consensus Conference Europea, pubblicati su Gut (la rivista ufficiale della British Society of Gastroenterology), a cui ha partecipato un pool di esperti europei, riunitisi recentemente a Roma in occasione del corso “Fecal Microbiota Transplantation Dissemination Project”.

Secondo il Prof. Giovanni Cammarota, gastroenterologo presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e coordinatore del gruppo di lavoro, dalla consensus emerge chiaramente che il trapianto di microbiota intestinale è un’opzione terapeutica fortemente raccomandata dagli esperti per il trattamento dell’infezione da Clostridium difficile non rispondente alle terapie antibiotiche o che ricorre dopo il trattamento. Mentre per tutte le altre indicazioni la procedura andrebbe utilizzata solo per finalità di ricerca.

È il motivo per cui è molto sentita nella comunità scientifica l’esigenza di fare il punto sulle evidenze cliniche pubblicate negli ultimi anni e di fornire linee-guida procedurali e organizzative per l’implementazione della procedura nella pratica clinica. Lo studio fornisce quindi una serie di raccomandazioni volte a facilitare l’inserimento di tale procedura terapeutica ancora non convenzionale nel governo clinico, ovvero a facilitare l’indispensabile assemblaggio di competenze specialistiche differenti (gastroenterologiche, microbiologiche, infettivologiche) al fine di costituire un team di esperti capace di erogare la prestazione.

Uno dei grandi risultati ottenuti dai lavori della Consensus Conference è, infatti, aver raccomandato fortemente l’implementazione di centri-FMT (fecal microbiota transplantation) in strutture ospedaliere idonee e qualificate, possibilmente su base territoriale e di incoraggiare la creazione di registri al fine di raccogliere dati relativi alle indicazioni terapeutiche, all’efficacia e al monitoraggio del profilo di sicurezza della procedura.

All’ospedale San Gerardo di Monza hanno così deciso di procedere alla sperimentazione della tecnica del trapianto fecale, che consiste nel trattare 25 pazienti affetti da KPC, ripulire il loro intestino e introdurre nuovo materiale fecale prelevato da soggetti sani, con una flora batterica “normale” e favorire così l’eliminazione del batterio nocivo. la somministrazione del materiale fecale avviene tramite sondino naso-digiunale.

Le radici affondano nella medicina cinese di 1700 anni fa. Fu il medico Ge Hong il primo a somministrare le feci per via orale ai pazienti colpiti dai sintomi delle intossicazioni alimentari: vomito e diarrea, in primis. Nonostante le origini datate nel tempo, però, oggi il trapianto fecale è considerata una procedura quanto mai innovativa che potrebbero rivelarsi interessante anche oltre il campo per cui finora è messo in pratica

Infine, il panel di esperti raccomanda fortemente di intraprendere la via della realizzazione di vere e proprie banche di feci (stool banking), capaci di supportare l’erogazione della procedura su richiesta nel territorio di competenza. Dunque, un lavoro importante del gruppo di esperti che vuole favorire una stabile introduzione della procedura nella pratica clinica, consapevole che le pur innovative raccomandazioni introdotte da questa Consensus Conference, potrebbero essere presto nuovamente aggiornate per il vivo interesse scientifico e clinico che il trapianto fecale sta riscuotendo a livello mondiale.

 
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