Tumore al seno, a tavola moderare l’uso delle carni lavorate

E’ una domanda sempre più ricorrente: la carne rossa fa male alla salute? Moderare a tavola le carni lavorate, come per esempio le salsicce, può ridurre il rischio di tumore al seno. E’ questa la conferma che viene da uno studio scozzese condotto dall’Università di Glasgow e pubblicato sullo European Journal of Cancer.

La ricerca, che ha messo insieme i risultati di dieci studi precedenti, ha coinvolto 262.185 donne tra i 40 e i 69 anni. Tra queste, a 4.819 donne era stato diagnosticato un cancro al seno entro 7 anni. Rispetto alle donne che hanno avuto un più basso tasso di assunzione di carni lavorate, quelle che ne hanno consumato almeno una media di 9 grammi al giorno avevano avuto il 21% in più di rischio di tumore alla mammella. Inoltre, è nel postmenopausa che si ha un maggior rischio, cosa non riscontrata, invece, nella fase di premenopausa.

C’è però una differenza tra il tipo di carne? E’ preferibile scegliere quella di pollo, di vitello o di maiale? Nello studio non è emersa l’associazione tra il mangiare carne rossa e l’insorgenza del tumore. Già l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità aveva affrontato il tema delle carni lavorate e dello sviluppo di forme tumorali.

“Il World Cancer Research Fund raccomanda di consumare non più di 300 grammi a settimana – si legge ancora sul sito dell’Airc – mentre suggerisce di consumare almeno cinque porzioni di frutta e verdura per un totale di almeno 400 grammi al giorno. L’Harvard School of Medicine restringe il limite di consumo di carni rosse a porzioni non superiori a 80 grammi, al massimo due volte a settimana. Lo IARC ha concluso che il consumo al di sotto dei 500 grammi alla settimana non costituisce un pericolo per la salute”.

Moltissimi studi negli ultimi anni hanno inoltre messo in luce i benefici generali sulla salute di diete vegetariane, a patto che siano rigorosamente controllate per garantire un completo apporto nutrizionale, rispetto a stili di alimentazione ricchi di carne e cibi di origine animale. In merito, in un’intervista su La Stampa, l’oncologo Umberto Veronesi rispondeva in questo modo alla domanda “La carne è considerata necessaria alla salute di bambini e di anziani. È davvero così?”:  “No. Alcuni studi hanno osservato che i bambini che seguono una dieta vegetariana si ammalano meno già dall’asilo perché hanno difese immunitarie migliori. Oltre a vivere più sani, poi, i vegetariani vivono più a lungo. Frutta, verdura e cereali contengono tutti gli elementi necessari allo sviluppo del bambino e al mantenimento della salute nell’anziano. La regola da seguire è quella di ridurre al minimo il consumo di carne rossa e adottare il più possibile la dieta mediterranea: pesce, pasta, verdure, frutta, olio d’oliva. Io sono vegetariano per motivi etici, perché amo gli animali e rispetto i loro diritti e perché la carne è un cibo non sostenibile per il pianeta”.

 
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