Due bicchieri di vino al giorno aiutano salvare il cuore e ripulire il cervello

Bere un paio di bicchieri di vino al giorno, non solo riduce il rischio di malattie cardiovascolari e tumori, ma può anche aiutare a ‘ripulire la mente’, aiutando il cervello a eliminare le tossine, comprese quelle associate alla malattia di Alzheimer. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports aiuta a spiegare quanto precedenti ricerche hanno dimostrato, ovvero che una moderata assunzione di alcol è associata a un minor rischio di declino cognitivo, mentre bere pesantemente lo aumenta.

A condurlo, ricercatori dell’Università di Rochester Medical Center (URMC) che in passato avevano descritto il funzionamento del sistema glinfatico, ovvero il processo di pulizia del cervello, attraverso il quale il liquido cerebrospinale viene pompato nel tessuto cerebrale e permette di eliminare tossine, comprese le proteine beta amiloide e tau, associate con l’Alzheimer. In seguito, lo stesso team aveva mostrato che il sistema glinfatico è più attivo mentre dormiamo, può essere danneggiato da ictus e traumi e migliora con l’esercizio.

Ora, con un nuovo studio condotto su topi ha esaminato l’effetto dell’alcol. Studiando il cervello di animali esposti ad alti livelli di alcol per un lungo periodo di tempo, i ricercatori hanno osservato che negli astrociti, cellule chiave nella regolazione del sistema glinfatico, presentavano alti livelli di un marcatore molecolare per l’infiammazione. E questo era collegato a ridotte capacità cognitive e motorie. In topi esposti a bassi livelli di consumo di alcol, pari a circa 2 bicchieri al giorno, invece, il sistema glinfatico era più efficiente nel rimuovere i rifiuti rispetto agli animali non esposti. Inoltre i livelli di infiammazione cerebrale erano inferiori.

Il vino rosso si conferma un ‘elisir’ per il cuore. I composti antiossidanti presenti in questa varietà sono infatti alla base di un nuovo trattamento delle malattie cardiache. Nell’angioplastica coronarica tradizionale, il chirurgo inserisce e gonfia un palloncino all’interno di un’arteria ostruita o troppo stretta per allargarla e consentire al sangue di fluire attraverso il cuore, riducendo il rischio di infarto o ictus. Questa procedura include spesso l’inserimento di uno stent per supportare il vaso sanguigno. Ora però una ricercatrice americana sta sviluppando speciali ‘stent al vino rosso’.

Gli stent in commercio a volte rilasciano agenti chemioterapici o altri farmaci, talvolta tossici. Tammy Dugas del Dipartimento di Scienze biomediche comparate della Louisiana State University sta puntando su un nuovo stent che rilascia lentamente gli antiossidanti del vino rosso, per favorire la guarigione e prevenire l’infiammazione e la formazione di coaguli. I due composti antiossidanti ‘chiave’ sono il resveratrolo e la quercetina.

“Fornendo antiossidanti del vino rosso durante l’angioplastica convenzionale, può essere possibile prevenire la formazione di tessuto in eccesso e il nuovo restringimento del vaso nel corso della guarigione”, spiega Dugas in una nota dell’ateneo.

La ricerca è in corso. Oltre allo stent, Dugas e il suo team stanno sviluppando un palloncino rivestito con gli stessi composti per trattare le arteriopatie periferiche. Queste patologie possono limitare il flusso di sangue ai reni, allo stomaco, alle braccia o alle gambe, e solo negli Usa colpiscono circa 8-12 milioni di persone. I palloncini rivestiti di farmaci sono un prodotto relativamente nuovo e sono in fase di sviluppo per aiutare i cardiologi interventisti alle prese con arterie difficili da trattare con i trattamenti tradizionali di angioplastica e stent.

Condividi questo articolo: 


Altre Notizie