Fiori selvatici nei campi per ridurre pesticidi

Strisce di fiori selvatici nei campi, per dare rifugio agli insetti che mangiano i parassiti dei raccolti e ridurre quindi l’uso dei pesticidi. E’ l’esperimento che è stato avviato in 15 fattorie dell’Inghilterra centrale ed orientale dall’istituto di ricerca Centre for Ecology and Idrology (CEH). Lo riferisce il quotidiano britannico Guardian sul suo sito.

I fiori selvatici sono margherite, trifoglio rosso, centaurea comune e carota selvatica. Sono stati piantati in fasce larghe 6 metri e distanti 100 metri l’una dall’altra, e serviranno da rifugio per sirfidi, vespe parassite e carabidi, che mangiano gli afidi e altri parassiti dei raccolti.

La tecnica delle strisce di fiori selvatici per ridurre i pesticidi è già stata utilizzata, ma finora venivano messe intorno ai campi. I risultati sono stati positivi, ma secondo i ricercatori gli insetti predatori in questo modo non riescono ad arrivare in mezzo ai campi. Con le strisce che intervallano i raccolti (coprendo il 2% della superficie totale), si conta di migliorare la diffusione dei predatori naturali.

L’introduzione di determinati fiori selvatici in prossimità dei campi coltivati o nelle zone limitrofe può rispondere ad esigenze ecologiche con una valenza anche estetica non secondaria. Nella scelta di queste specie occorre tenere conto del rapporto ecologico mutualistico tra pianta e insetto utile poiché questi ultimi ricevono nutrimento tramite nettare e polline garantendo a loro volta l’impollinazione. L’ecosistema vive di queste interazioni (interdipendenza fiore-insetto).

Altro tipo di interazione positiva è quella tra piante all’interno di consociazioni favorevoli: la coltivazione contemporanea di più specie all’interno di un appezzamento di terreno, o in una data area, rende più complesso il sistema rispetto alla coltivazione pura, quindi più stabile. Vengono meno le forti unilateralità che caratterizzano, invece, le monocolture e i sistemi di produzione intensivi. Vengono a crearsi delle sinergie, delle relazioni e dei rapporti da cui emergono nuove proprietà grazie ad un livello di organizzazione del mondo vivente che non può essere presente in un sistema estremamente semplificato, privato delle sue componenti naturali, come quello dell’agricoltura intensiva (altamente specializzata).

Per poter dunque ridurre al minimo l’insorgenza di malattie e di attacchi parassitari occorre creare un agroecosistema (o organismo agricolo) equilibrato e armonico, proprio alla luce della definizione del concetto di malattia e di danno (da Goidànich, 1955): una malattia è considerata una deviazione – operata da fattori animati o inanimati – dallo stato di armonia nello svolgimento delle funzioni vitali (di ricambio e di sviluppo) dell’organismo.

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