L’Alzheimer è una epidemia sociale: 200mila italiani destinati ad ammalarsi

Circa un milione gli italiani colpiti da demenze, di questi circa 200mila si ammalerà di Alzheimer, o meglio è già malata senza saperlo e svilupperà la patologia nei prossimi anni; numeri destinati a raddoppiare nell’arco di appena 20 anni. È lo scenario della Malattia di Alzheimer, una delle grandi patologie cronico-degenerative delle società contemporanee, che non compromette solo la memoria e altre facoltà cognitive dei pazienti, ma assorbe risorse, sottrae tempo, intacca salute e prospettive di lavoro dei caregiver.

Intercettarli è l’obiettivo del progetto Interceptor dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), di cui la Fondazione Lilly diventerà finanziatore privato, come annunciato oggi all’incontro “La Ricerca in Italia: un’Idea per il Futuro” al Ministero della Salute. Per arginare il problema, spiega Paolo Maria Rossini, responsabile scientifico del progetto Interceptor e direttore dell’Istituto di Neurologia dell’università Cattolica del Sacro Cuore, “è necessario intervenire precocemente per individuare questi 200mila che sicuramente si ammaleranno: perché solo loro saranno i destinatari dei nuovi farmaci anti-Alzheimer, una volta disponibili. Sono infatti molecole troppo costose e con troppi effetti collaterali per poter esser date a tutti”.

“Malattia complessa con importante impatto sociale ed economico, l’Alzheimer è destinato a crescere nei prossimi anni”, commenta Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto Superiore di Sanità(Iss). A fronte di questa “enorme e insoddisfatta domanda di salute”, prosegue, “il Paese può e deve fare sistema con una sempre maggiore collaborazione tra i diversi attori dei settori pubblico e privato per raggiungere l’obiettivo di individuare il prima possibile il miglior percorso di diagnosi e cura per l’Alzheimer”.

Vera e propria emergenza sanitaria e sociale, l’Alzheimer colpisce in Italia 600.000 persone, e i soli costi diretti dell’assistenza ammontano a oltre 11 miliardi. A fronte di questo impatto, la ricerca in questa patologia è tuttora fatta di piccoli passi avanti e molti fallimenti. Tanto che uno studio evidenzia come tra il 2002 e il 2012 il tasso di insuccesso della ricerca legata all’Alzheimer sia del 99,6%.
A fare il punto su come valorizzare in questo settore la sinergia tra pubblico e privato è l’appuntamento annuale del progetto “La Ricerca in Italia: un’Idea per il Futuro”, tenutosi oggi al Ministero della Salute e promosso dalla Fondazione Lilly, che annuncia l’intenzione di voler finanziare la ricerca in questo settore.

Per individuare la popolazione a rischio ed elaborare un modello di gestione del paziente sin dalle primissime fasi della malattia, l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) ha avviato il progetto “Interceptor”, a cui la Fondazione Lilly annuncia oggi che parteciperà tramite cofinanziamento. “La strategia vincente” – afferma Mario Melazzini, direttore generale dell’Aifa – può essere la condivisione degli obiettivi e dei percorsi di ricerca tra tutti gli attori della filiera, dalle fasi iniziali della progettazione degli studi e mettere a fattore comune risorse, competenze, dati e strumenti operativi. Il progetto “Interceptor”, in questo senso, rappresenta un’esperienza unica”.

La parola d’ordine è quindi sinergia, ovvero “una compartecipazione fra pubblico e privato”, sottolinea Andrea Lenzi, presidente del comitato di Biosicurezza e Biotecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri e coordinatore del board scientifico della Fondazione Lilly. “Le aziende – prosegue – non riescono più come un tempo a fare ricerca da sole, come anche il settore pubblico da solo non può avere tutte le risorse necessarie”. La Lilly, casa farmaceutica di riferimento della Fondazione, ha interrotto nel 2016 la ricerca su un promettente farmaco anti-Alzheimer che era già arrivato in fase avanzata di sperimentazione, pur continuando ad investire in altre molecole contro questa malattia.

Infatti, a tutt’oggi, non vi sono terapie in grado di prevenire o curare la Malattia di Alzheimer: alcuni farmaci vengono utilizzati per alleviare certi sintomi quali l’agitazione, l’ansia, la depressione, le allucinazioni, la confusione e l’insonnia. Questi farmaci sono efficaci per un numero limitato di pazienti e per un periodo limitato nel tempo, e possono causare effetti collaterali indesiderati. Alla terapia farmacologica si affiancano le terapie di riabilitazione (ad esempio la terapia occupazionale, la musicoterapia, etc.) che hanno lo scopo di mantenere il più a lungo possibile le capacità residue del paziente.

 
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