Le fave prevengono infarti ictus e ripuliscono il colon

Le fave sono un legume ottimo per tutti, tranne per le persone che mancano di un enzima capace di neutralizzarne gli effetti negativi per l’organismo. La patologia legata a questa situazione è nota come favismo. Per tutti gli altri ricordiamo che nelle fave fresche è presente un amminoacido chiamato L-dopa che pare abbia la proprietà di alzare la concentrazione di dopamina nel cervello. Questa sostanza è presente in alcuni farmaci utilizzati per la cura del morbo di Parkinson. Alcuni pazienti sostengono che i benefici effetti delle fave sul Parkinson durerebbero di più rispetto a quelli dei farmaci. Oltre a questo l’aminoacido pare essere in grado di migliorare l’umore e di aiutare in caso di depressione.

Consumare alimenti ricchi di fibre alimentari riduce il tasso di colesterolo cattivo e zuccheri dal sangue. La riduzione di colesterolo cattivo LDL nell’organismo apporta benefici alla salute del cuore prevenendo attacchi di cuore, infarti ed ictus.

La presenza abbondante di fibre alimentari favorisce l’attività dell’intestino e l’eliminazione di tossine e scorie. La vitamina C invece, oltre che a proteggere l’organismo dalle malattie, permette anche l’assorbimento del ferro contenuto nelle fave stesse. Sono un’ottima fonte di ferro e di zinco. Il ferro contribuisce al trasporto dell’ossigeno nell’organismo ed è di supporto al sistema immunitario mentre lo zinco è molto importante per la crescita e per lo sviluppo ormonale. Sono anche un’ottima fonte di potassio, un minerale molto importante per il buon funzionamento del nostro organismo.

Una proprietà molto importante è da ricondursi alla presenza di folati, sostanze presenti nelle vitamine del gruppo B che partecipano ai processi biochimici come la costruzione delle cellule e la metabolizzazione degli amminoacidi. Una tazza di fave cotte contiene il 44 % del fabbisogno giornaliero di acido folico.

Le fave si possono consumare secche o fresche: in tal caso si mangiano al naturale accompagnate da pane e formaggio. Oppure si arrostiscono e si tagliano a metà, come si fa con le caldarroste. Se private del tegumento non necessitano di ammollo e se ne ricava una purea dolciastra, da abbinare a verdure amare. Se le consumiamo secche bisogna lasciarle in ammollo. Le loro proteine sono un valido sostituto di quelle animali e in più mantengono attivo l’intestino.

 
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