Pipì di cane su muri e auto, a Chiavari la bottiglietta d’acqua evita la multa

I proprietari di cani dovranno portarsi dietro una bottiglietta d’acqua per pulire le pipì. Dalla metà di febbraio, anche a Chiavari, tutti i proprietari di cani dovranno lavare marciapiedi e strade sporcati dalle deiezioni del loro animale. La novità, già in vigore in diverse città anche del Levante, fa parte del regolamento comunale di polizia urbana adottato, lo scorso dicembre, dal consiglio comunale di Palazzo Bianco.

“Inizialmente saremo tolleranti per consentire a tutti di informarsi e adeguarsi alla novità – afferma l’assessore alla Polizia municipale, Giuseppe Corticelli – trascorso un tempo ragionevole, però, sanzioneremo tutti coloro che verranno sorpresi a violare le regole. Vogliamo garantire pulizia e decoro”. Dal 15 febbraio, dunque, all’obbligo di raccogliere le deiezioni canine (da tempo in vigore) si aggiungerà quello di avere con sé una bottiglietta d’acqua per rimuovere la pipì di Fido dalle superfici urbane.

“Stamperemo opuscoli con le novità introdotte dal regolamento di polizia locale – annuncia Corticelli – L’obiettivo è far sì che tutti i cittadini siano nelle condizioni di rispettare le regole e non incorrere nelle multe”.

Il “vademecum” della Suprema Corte per evitare problemi di “imbrattamento.

Quando si è per strada, è bene tenere il proprio animale “al guinzaglio” o comunque “intervenire con atteggiamenti tali da farlo desistere quantomeno nell’ immediato” dal fare i bisognini sui muri di affaccio degli stabili o sui mezzi parcheggiati. Nell’impossibilità di vietare al cane di fare pipì è bene portarsi dietro una bottiglietta d’acqua per ripulire. La Seconda sezione penale (sentenza 7082) è scesa in campo in quanto la questione, si legge nella sentenza redatta da Marco Alma, “coinvolge interessi diffusi nella vita quotidiana nella quale si contrappongono i diritti e gli interessi di milioni di persone divisi tra la legittima tutela dei beni di proprietà e la posizione di chi accompagna animali da compagnia sulla pubblica via”.

Tra l’altro, annota la Cassazione, “non sempre le autorità locali sono in grado di predisporre luoghi appositi dove gli animali possano espletare bisogni e comunque non piò essere escluso che gli stessi decidano di espletare tali bisogni altrove o prima del raggiungimento dei luoghi deputati”. Ecco allora che deve prevalere il “senso civico” del padrone del cane: “l’unica limitata sfera di azione che compete a chi è chiamato a condurre sulla pubblica via gli animali è quella di ridurre il più possibile il rischio che questi possano lordare i beni di proprietà di terzi quali i muri di affaccio degli stabili” o le auto parcheggiate. È bene, dunque, consiglia la Suprema Corte, “tenere” i cani “al guinzaglio o comunque intervenire con atteggiamenti tali da farlo desistere quanto meno nell’immediatezza”.

Diversamente, si può imputare al proprietario “sciatteria o imperizia nella conduzione dell’animale”, tutte situazioni riconducibili, comunque, “a colpa ma non certo al dolo”. In caso di presenza di danni, la Cassazione non esclude che il proprietario dell’edificio che si ritiene danneggiato non possa adire il giudice civile per chiedere un risarcimento.

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