Ammalarsi di tumore costa più che allevare un figlio

Quando scopri di avere un tumore, cerchi di curarti al meglio, a volte sei costretto a lasciare il lavoro e magari devi curarti lontano da casa per sottoporsi alle terapie: ammalarsi di cancro può costare più che crescere un un figlio: oltre 6 mila euro l’anno, pari a oltre 1.600 euro in più rispetto alle spese sostenute per allevare un bimbo.

A calcolare l’impatto finanziario di una neoplasia è l’associazione no profit inglese Macmillan Cancer Support, che riflette sulle conseguenze della malattia sulla vita e sul reddito della persona colpita. Per questo, riferisce il ‘Telegraph’ online, l’ente benefico chiede al Governo britannico un impegno a favore dei malati e delle loro famiglie: per esempio una maggiore flessibilità sulle rate dei mutui, il congelamento degli interessi sulle carte di credito e sui prestiti, finanziamenti ad hoc per coprire le spese logistiche dei ‘viaggi della speranza’.

L’indagine, condotta su 1.600 pazienti seguiti dall’associazione, ha messo in evidenza che l’83% delle persone colpite dal cancro “ha avuto un peggioramento delle condizioni di salute dopo la diagnosi anche perché vede aumentare le spese: in media di oltre 600 euro al mese”. Un dato “più elevato se confrontato con quanto una famiglia arriva a spendere per un figlio sotto gli 11 anni: circa 500 euro al mese”. Secondo Lynda Thomas, responsabile di Macmillan Cancer Support, “troppe persone affette dal cancro hanno avuto problemi economici. La malattia – avverte – non aspetta una promozione sul posto di lavoro o che si abbiano abbastanza risparmi in banca. Arriva inaspettatamente, scuotendo tutto, dalla tua salute alle tue finanze. Per questo serve un aiuto”.

Uno studio della società Deloitte ha calcolato che ogni anno nel mondo sette milioni di persone si mettono in viaggio per motivi di salute, e il cancro è sempre in cima alle ragioni per cui si decide di curarsi lontano da casa. La mobilità medica è anche un business: per ogni paziente in viaggio si spostano anche diversi accompagnatori, con necessità di alloggi e servizi accessori. E se molti viaggiano per cure mediche non essenziali, come quelle odontoiatriche o di medicina estetica, le cure di alta qualità che richiedono interventi per patologie gravi restano piuttosto frequenti.

L’Italia, pur vantando, in alcune Regioni, centri oncologici di altissimo livello con risultati tra i migliori d’Europa, non è ancora tra le mete più gettonate dai malati stranieri, che tendono a prediligere la Gran Bretagna, la Germania o la Francia, anche grazie alla direttiva europea che permette l’accesso a cure rimborsate in Paesi dell’Unione diversi dal proprio. A viaggiare verso l’Europa sono anche i cittadini statunitensi, che vivono in un Paese dove la sanità è totalmente privata e dove, se non si hanno i mezzi per acquistare un’assicurazione sanitaria, le terapie anti-cancro possono gettare sul lastrico l’intera famiglia: le tariffe degli ospedali europei risultano concorrenziali e le cure dispensate sono di livello pari o talvolta superiore a quelle a cui accederebbero negli USA.

In Italia, la situazione è però molto particolare. Il nostro sistema sanitario è uno dei migliori d’Europa e copre per i cittadini le spese per qualsiasi tipo di intervento “importante” con la possibilità di spostarsi nei centri più all’avanguardia, che di sicuro non mancano. Per questo sono davvero pochi gli italiani che decidono di spostarsi fuori dai confini e, quando lo fanno, è perché sono stati colpiti da forme oncologiche rare per le quali i centri di riferimento internazionali si trovano all’estero. Anche per via dell’esistenza di un Servizio sanitario nazionale, i nostri ospedali non hanno sempre la necessità di farsi attivamente pubblicità per attrarre i pazienti stranieri.

 
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