Apnee notturne per 6 milioni di italiani, mancata prevenzione crea danno per la salute e sul lavoro

L’apnea ostruttiva (Osas) consiste in una transitoria ma ripetuta interruzione del respiro durante il sonno, caratterizzata da più episodi di completa o parziale, prolungata ostruzione delle vie aeree superiori, normalmente associati a una riduzione della saturazione di ossigeno nel sangue. Questo fenomeno determina un’alterazione qualitativa del riposo notturno che può portare alla comparsa di sintomi durante la veglia come eccessiva sonnolenza diurna e stanchezza.

L’OSA non è solo causa di eccessiva sonnolenza: è infatti spesso associata alle principali patologie croniche (obesità, sindrome metabolica e diabete, infarto, ictus, ed insufficienza respiratoria) che attualmente rappresentano le principali cause di morte nelle società contemporanee. Nei casi più severi le Osas possono rappresentare un importante fattore di rischio per l’insorgenza di patologie cardiache e neurologiche di natura vascolare come l’infarto acuto del miocardio o l’ictus cerebrale. Benchè la sindrome sia molto diffusa, solo nel 4% dei casi tra i maschi e nel 2% dei casi tra le femmine presenta caratteristiche di gravità tali da giustificare un intervento terapeutico. Si stima che se i potenziali pazienti OSA venissero adeguatamente trattati si potrebbero risparmiare oltre 15 miliardi di euro.

Secondo il rapporto Oms, circa 17 milioni di persone muoiono prematuramente ogni anno proprio a causa di una epidemia globale di malattie croniche e il numero che continua a crescere. Questa patologia colpisce soprattutto la popolazione maschile tra i 40 e i 70 anni con una prevalenza variabile dal 15% al 50% della popolazione. Quindi in Italia ci si attende che circa 6 milioni maschi in età lavorativa siano affetti da OSA. Questo dato viene ampiamente confermato in un recentissimo studio durato due anni (2016-2017), sulla più ampia popolazione italiana mai studiata per questa patologia (11.000 autotrasportatori italiani maschi), scaturito da una collaborazione fra due Enti istituzionali, COMITATO MIT- Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e DINOGMI – Dipartimento di Neuroscienze, Riabilitazione, Oftalmologia, Genetica e Scienze Materno-Infantili dell’Università degli Studi di Genova.

Una prima parte di dati sono stati comunicati a dicembre 2017 presso il MIT; e verranno ripresi in esame e aggiornati in anteprima a Roma durante i lavori della Convention Italia Sonno 2018. Un anticipo: il 55% degli autotrasportatori italiani è a rischio di OSA. Altri dati hanno indicato che i soggetti con sospetta OSA presentano un rischio 7 volte superiore di avere scarse performance lavorative soprattutto se associati all’eccessiva sonnolenza. Quest’ultimo sintomo esponeva gli autotrasportatori con probabile OSA ad un rischio doppio di incorrere in quasi incidenti. Da questi dati, e come anche emerso da una recente indagine condotta negli Stati Uniti dall’American Academy of Sleep Medicine, è facilmente intuibile come un soggetto affetto da OSA e adeguatamente trattato costi alla società circa 70% in meno (2.000 dollari) rispetto un soggetto OSA non trattato (6.000 dollari).

I costi da mancata prevenzione, diagnosi e terapia dell’OSA sono determinati dalla perdita di produttività (58%), incidenti stradali (17%), infortuni sul lavoro (4%) e non ultimo scarsa qualità della vita benessere e comorbidità (20%). “Se in Italia i 5-6 milioni di potenziali pazienti OSA venissero adeguatamente trattati” – dichiara il Dott. Sergio Garbarino responsabile scientifico – “permetterebbero un risparmio annuo di oltre 15 miliardi di euro, quasi l’equivalente dell’ultima manovra finanziaria!”.

Ci sono diversi rimedi per combattere questa sindrome, ma tutti prevedono in primo luogo una diagnosi accurata, attraverso la polisonnografia. Una volta accertata l’esistenza della patologia, si può ricorrere a un apparecchio ortodontico per mantenere in posizione corretta mandibola e lingua, in modo da lasciare aperte le vie respiratorie.

Il rimedio più usato per curare le apnee nel sonno è il ventilatore a pressione positiva continua. Si indossa una maschera che copre il naso e la bocca: il dispositivo soffia delicatamente l’aria nella gola, per tenere aperte le vie respiratorie. Anche dormire sul fianco aiuta, per facilitare l’ingresso dell’aria nei polmoni. Da non sottovalutare l’importanza del cuscino più alto, che può migliorare la respirazione notturna.

L’alimentazione può giocare un ruolo importante: infatti, bisogna evitare di abbuffarsi a cena, per migliorare la respirazione notturna. Anche perdere qualche chilo può aiutare l’organismo a lavorare per una migliore ossigenazione.

Il fumo può infiammare le vie respiratorie superiori. Tutto ciò non fa altro che aggravare i disturbi correlati all’apnea notturna. Per questo, chi soffre della sindrome delle apnee notturne, deve smettere di fumare. Stesso consiglio vale anche per l’alcool, dato che questa sostanza rilassa i muscoli della gola, alterandone le funzioni.

 
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