Glifosato e insetticidi neonicotinoidi, agricoltori e ambientalisti sul piede di guerra

I neonicotinoidi mettono gravemente a rischio le api, le coltivazioni e le piante che da esse vengono impollinate, dichiara Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace. “L’Italia e gli altri Paesi europei devono smetterla di tergiversare e sostenere pienamente il bando permanente dei neonicotinoidi proposto dall’Ue. Sarebbe un primo passo concreto per prevenire il catastrofico collasso delle popolazioni di api”.

Un rapporto pubblicato oggi dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) conferma la pericolosità per le api di tre insetticidi neonicotinoidi largamente utilizzati. Sulla base di una revisione di oltre 700 studi su imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, l’EFSA ha confermato che queste sostanze chimiche comportano rischi elevati per le api e che le restrizioni imposte dall’Ue nel 2013 non sono sufficienti per controllare tali rischi.

Nel marzo del 2017, la Commissione europea ha proposto un bando permanente ai tre neonicotinoidi, con l’eccezione del loro utilizzo nelle serre. I Paesi membri voteranno questa misura il prossimo 22 marzo, dopo che lo scorso dicembre il voto era stato rimandato, appunto per attendere la pubblicazione del rapporto dell’EFSA.

“L’Italia si era già espressa negativamente al bando temporaneo votato nel 2013, per questo la domanda che facciamo è sempre la stessa, come voteranno i rappresentanti del nostro Paese il prossimo 22 marzo? Al momento, dopo ripetute richieste e nonostante l’appello rivolto al ministro Martina da parte di quasi 140 mila persone, ancora si attende una risposta», conclude Ferrario.

La revisione odierna delle evidenze scientifiche è stata possibile proprio grazie a queste restrizioni parziali in Ue, introdotte nel 2013, sull’uso dei tre insetticidi neonicotinoidi in agricoltura. Questa pubblicazione arriva dopo altre cinque relazioni dell’EFSA, nel 2015 e nel 2016, che evidenziano costantemente i pericoli che queste sostanze rappresentano per api mellifere e api selvatiche.

Oltre a imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, Greenpeace chiede anche il divieto per altri quattro neonicotinoidi, il cui uso è attualmente permesso in Ue: acetamiprid, thiacloprid, sulfoxaflor e flupyradifurone. L’utilizzo di questi quattro pesticidi è in continua crescita in sostituzione dei tre neonicotinoidi oggetto di restrizione temporanea.

Guerra al glifosato. Dopo la svolta green del Prosecco Doc, che ha messo al bando Mancozeb, folpet e glifosato nel Vademecum viticolo 2017, ora a correre al riparo sono anche i quindici sindaci del territorio Docg che hanno annunciato il divieto d’uso del glifosato da gennaio 2019.

“Abbiamo deciso di puntare sulla crescita sostenibile del territorio – spiega Fabio Chies, primo cittadino di Conegliano – per questa ragione l’adozione Regolamento intercomunale di Polizia Rurale sull’uso degli erbicidi rappresenta un passo in avanti verso la tutela della salute e l’attrattiva turistica”. In ballo c’è molto di più della promozione del territorio: c’è la candidatura per un posto nella vetrina dei siti tutelati dall’Unesco.

“Il dibattito sulla nocività del glifosato è aperto – spiega Diego Tomasi, direttore del Consiglio per la ricerca per la viticoltura -. La Comunità europea ha previsto una proroga di cinque anni, ma ora a spingere verso la messa al bando sono anche i consumatori”. La tecnologia negli ultimi anni ha permesso di ridurne l’uso, introducendo nuovi macchinari. “Pirodiserbo e idrodiserbo rappresentano -una possibilità per gli agricoltori di pianura, anche se rimane da capire quanto sia nocivo lavorare la terra sotto i filari.

Bisogna trovare un compromesso tra le attrezzature proposte per non disturbare il sottosuolo e la riduzione della sostanza organica. In collina, nell’area Docg (7.5mila ettari), dove l’uva viene vendemmiata a mano, utilizzare quei macchinari per estirpare l’erba non è però quasi mai possibile proprio per la morfologia del terreno. In questo caso le ripercussioni rischiano di essere anche economiche: a quel punto spetterà al consumatore decidere se è disposto a spendere di più per avere un prodotto glifosate free, – conclude Tomasi.

 
Condividi questo articolo: 


Altre Notizie