Logopedia, per la Giornata Europea del 6 marzo arriva l’iniziativa “Senti chi (non) parla”

Informazioni, aiuto e consulenza relativi ai problemi della comunicazione con la parola, sono quanto si prefiggono i logopedisti italiani con l’iniziativa “Senti chi (non) parla” dal 5 al 9 marzo e in primo è piano vi è il tema della Comunicazione Aumentativa Alternativa. Ma di cosa si tratta? La CAA è una specie di “superlinguaggio” che consente di parlare e comunicare con la realtà circostante, a chi non può per diverse circostanze. In Italia sono circa 800mila (1,3%della popolazione) le persone afflitte da problemi legati alla parola.

Ma la Comunicazione Aumentativa Alternativa, oltre il campo disabilità è di aiuto nell’apprendimento di una nuova lingua L2, ossia nel bilinguismo. Inoltre, anche nei campi di accoglienza dei migranti durante l’emergenza profughi in Europa, i logopedisti hanno usato tabelle di comunicazione e strumenti specifici. Quali sono le patologie nelle quali si può intervenire con la CAA? Ad esempio disabilità congenita quali paralisi cerebrale, disabilità intellettiva, disturbo dello spettro autistico, cui sono afflitti bambini e adulti, ma anche laddove la disabilità è acquisita come per ictus o trauma cranico, fino ai disturbi degenerativi come il morbo di Parkinson o nelle difficoltà temporanee (esempio sindrome di Guillain- Barré ).

Insomma, al “superlinguaggio “ della CAA possono avere giovamento sia coloro che hanno problemi di comunicazione, sia di comprensione. “A volte non è possibile comunicare verbalmente – spiega Tiziana Rossetto, logopedista e presidente della Federazione Logopedisti Italiani – e vengono quindi usate forme di Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA), ovvero l’insieme di modalità, strategie e oggi straordinarie tecnologie che possono migliorare la capacità di comunicare di una persona. La CAA si può tranquillamente definire ‘superlinguaggio’ ed è un mondo variegato e complesso che comprende l’uso di tabelle di immagini, tabelle di lettere, gesti, oggetti, dispositivi a uscita vocale, a volte in modo multimodale.

Ad esempio, si possono usare i residui vocali del soggetto rinforzandoli con l’uso di immagini simboliche. Il ventaglio di opportunità va dalla Lingua dei Segni alle tecnologie assistive, dalla chiusura delle palpebre all’uso di simboli come i WLS (Widgit Literacy Symbols), simboli realizzati con grafica essenziale per esprimere un singolo concetto, o come il sistema PECS (Picture Exchange Communication System), che entra a far parte delle strategie utilizzate nell’ambito dell’autismo quale sistema di comunicazione tramite scambio per immagini per una comunicazione funzionale.

Oggi grazie alla tecnologia e al web 3.0, per gli operatori è possibile coinvolgere ed aiutare maggiormente soprattutto le giovani generazioni”. Per comunicare, spiega ancora la Dottoressa Rossetto, possono essere impiegati specifici software o anche una semplice tabella di simboli colorati (per i bambini), tablet o dispositivi che trasformano le frasi digitate in messaggi vocali anche per gli adulti. Infine la CAA può essere usata fino a quando il paziente ne ha bisogno. Per info www.fli.it

 
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