Ortoressia, anoressia, bulimia, binge eating: disturbi alimentari di ultima generazione

I disturbi alimentari (ortoressia, anoressia, bulimia, binge, ecc.) sono patologie incredibilmente dolorose. Il sintomo evidente riguarda sempre il cibo e il corpo, ma è necessario ricordare che si tratta di un male molto profondo, per questo è importante andare oltre alla superficie sintomatica.

I sintomi alimentari comunicano emozioni, dolore e sono la manifestazione di un disagio storico spesso incomprensibile anche per chi lo vive. I sintomi alimentari diventano, paradossalmente, una sorta di rifugio inconsapevole dalla realtà che ha fatto e fa male. Il corpo e il cibo come oggetti che ci si illude di poter controllare. spesso si ritiene che l’unico problema di chi soffre di queste patologie sia proprio quello del corpo, ciò che trae in inganno è proprio il termine dimarire. Sul corpo ogni persona materializza il dolore interiore e in questo modo cerca di “dimagrire” proprio quel dolore che in quel momento non ha un nome. I pensieri riguardanti corpo, cibo e i relativi sensi di colpa, imprigionano mente e cuore di chi soffre di questi mali. Chiedere aiuto è il modo per comprenderne a pieno il significato storico e presente.

I disturbi alimentari sono malattie mentali molto gravi, ma dalle quali si può guarire attraverso una cura specifica. I disturbi del comportamento alimentare possono colpire le persone di ogni età, sesso, identità di genere, razza, etnia e gruppo socioeconomico. I DCA hanno cause profonde, mai una unica, ma sempre diverse. Le cause sono di origine psicologica e socioculturale. Una volta che il disturbo si è impadronito della persona, può diventare un processo autosufficiente pieno di sue inderogabili leggi e richiede un aiuto professionale e un supporto per arrivare ad un reale punto di benessere.

Molti disturbi alimentari possono iniziare durante l’adolescenza, ma è crescente, da diverso tempo (anzi direi da sempre), un numero significativo di bambini piccoli e adulti: La sofferenza non ha età.  Non è raro, anzi è frequente, che i sintomi di un disturbo alimentare cambino nel tempo anche in base a ciò che emotivamente la persona che ne è affetta sta vivendo, dato che ogni sintomo ha un preciso significato.

Ortoressia. (dal greco orthos -corretto- e orexis -appetito-) Si tratta di un’ossessione per i cibi sani o naturali, una forma di anoressia in cui la preoccupazione non è la quantità (le calorie), ma la qualità (il corpo deve restare pulito dalle contaminazioni). Diventa uno stato patologico quando arriva a provocare pesanti limitazioni nella vita sociale delle persone che ne sono affette e quando genera rituali ossessivo-maniacali nell’igiene e nel controllo scrupoloso degli alimenti. Chi soffre di ortoressia si espone ad avitaminosi, osteoporosi e artereosclerosi con maggiore frequenza rispetto a chi segue un’alimentazione completa. Mentre nell’anoressia-bulimia si assiste a sintomi che espongono il soggetto ad un forte rischio di morte e si può quindi parlare di masochismo, nell’ortoressia avviene il contrario: il soggetto cerca l’immortalità attraverso il cibo e uno stile di vita apparentemente sano.

L’anoressia è caratterizzata da una legge interiore che porta ad una rinuncia ad alimentarsi, o ad alimentarsi in modo schematico scegliendo accuratamente gli alimenti consentiti e quelli da non consumare mai. Con una conseguente riduzione del peso corporeo.

L’anoressia è un modo per dire no, per negarsi e sottrarsi a qualunque legame sociale e a qualunque forma di piacere. E’ un linguaggio, un modo per comunicare come tutti i DCA. Chi soffre di anoressia spesso si sottopone a restrizioni alimentari durissime, spesso evita anche di bere liquidi, mira a raggiungere non tanto il dimagrimento, bensì a scomparire (a far scomparire il proprio dolore interiore), da cui scompaiono le insegne visibili della femminilità e del benessere. Ma in ultima analisi il concetto di rinuncia è esteso a tutte le sfere del piacere, che è vissuto con profonda vergogna e colpa. E’ spesso presente un senso di onnipotenza molto pericoloso. L’anoressia è ANORESSIA E RESTRIZIONE DI VITA.

Spesso provoca nelle donne anche l’amenorrea (interruzione del ciclo mestruale). La persona che soffre di anoressia ha una passione morbosa per le proprie ossa, che tocca continuamente in modo compulsivo, e vive con enorme senso di colpa i suoi desideri, alimentari e non. Per questo spesso si punisce con lunghissime sedute di sport e si purifica con complicati rituali di pulizia. Per svuotare il corpo può far ricorso al vomito, a lassativi o farmaci anoressizzanti (estremamente pericolosi). Detesta essere guardata mentre mangia, ma spesso adora cucinare e nutrire gli altri. Può rischiare la morte per denutrizione o disidratazione. L’anoressia può lasciare danni medici rilevanti. Le ragioni che stanno dietro allo sviluppo dell’anoressia si differenziano da persona a persona, e sono sempre cause molto profonde. In parole più semplici NESSUNO SI AMMALA DI DCA PER DIMAGRIRE (quest’ultimo è uno dei sintomi dei disturbi del comportamento alimentare).

Diabulimia, un disturbo che può essere letale per le persone che soffrono di diabete I. Per dimagrire una ragazza su quattro non si inietta la dose quotidiana di insulina, rischiando anche la morte. Le persone affette da diabete di tipo 1, che omettono volontariamente di farsi le dosi di insulina giornaliere necessarie al normale e corretto funzionamento dell’organismo: “Trattandosi di un ormone anabolico evitare di somministrarsi la dose giornaliera, permette di controllare meglio il peso corporeo. Normalmente prima della diagnosi della malattia queste persone sono molto gracili perché, data la malattia, non assorbono il glucosio. Grazie all’insulina ricominciano a farlo e tornano velocemente a un peso ragionevole. Ma le adolescenti spesso temono di ingrassare troppo e smettono di curarsi senza capire che questo può essere letale”. Infatti in questo modo si induce una situazione di «catabolismo» simile all’auto cannibalismo: si perde massa muscolare di organi, tessuti, strutture dell’organismo (enzimi, ormoni).

 
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