Troppi raggi X dal dentista? esperti: a volte inutili e pericolosi

Dalle ortopanoramiche alle radiografie, fino alle tac: di raggi x dal dentista si rischia di prenderne troppi e non sempre utili. Con la conseguenza di esporre i pazienti a una dose eccessiva di radiazioni dannose per la salute. E’ la preoccupazione degli esperti della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) che, in occasione del ventesimo Congresso Nazionale che si è chiuso sabato 17 marzo a Rimini, invitano “a utilizzarli con cautela”.

Raggi x per verificare la presenza di carie o per capire come fare un impianto dentale, spiega il presidente SIdP Mario Aimetti, “rappresentano uno strumento importante per la salute della bocca ma il nostro obiettivo è richiamare a un utilizzo appropriato, limitato ai casi in cui è necessario e sempre scegliendo il test meno ‘pesante’ dal punto di vista dell’esposizione a radiazioni”. Bisogna “usarli solo quando serve”, ammonisce la Sidp. “Tac e radiografie ortopanoramiche dovrebbero essere impiegate solo dopo un’attenta valutazione clinica”.

“Basta una sola Tac per assorbire circa la metà della dose di radiazioni di fondo naturali a cui siamo esposti nell’arco di un anno”, spiegano gli esperti che avvertono: “Essere ‘di manica larga’ con i raggi X non è senza conseguenze”, perché “chi si sottopone a più di un esame radiologico dentistico l’anno ha un rischio di tumori tiroidei o anche cerebrali”.

“Le radiografie ai denti rappresentano uno strumento importante per mantenere la salute della bocca – premette Mario Aimetti, presidente della Sidp – ma è bene evitare gli abusi e sforzarsi di limitare le esposizioni alle radiazioni soltanto quando servono davvero e possono tradursi in un beneficio per i pazienti. Il nostro obiettivo è richiamare a un utilizzo appropriato, limitato ai casi in cui è necessario e sempre scegliendo il test meno ‘pesante’ dal punto di vista dell’esposizione a radiazioni ionizzanti”.

“Le 4 mini-Rx endorali – precisa Aimetti – sono un ottimo test di screening di base che qualsiasi studio dentistico offre e che comporta un’esposizione ai raggi molto bassa: la radiazione naturale di fondo a cui siamo esposti è di 8 microsievert al giorno, e con 4 radiografie endorali la dose aggiuntiva è di appena 5 microsievert. Anche l’ortopanoramica” ‘regala’ una dose di radiazioni “abbastanza contenuta, esponendo a 3-24 microsievert. Diverso invece è il caso delle Tac, perché quelle standard possono andare da 280 a 1400 microsievert, e le più nuove volumetriche a fascio conico da 60 a 1.000. Usarle come screening, come purtroppo talvolta accade, significa esporre il paziente a una dose eccessiva e inutile di raggi”.

Le nuove Tac a fascio conico, rileva la Sidp, sono “gli strumenti per cui c’è stato il maggior incremento di vendite negli ultimi anni, con 100 milioni di euro spesi nel solo 2015 in Europa, ma gli studi segnalano che fra i macchinari che emettono meno raggi e quelli che erogano dosi più elevate ci può essere una differenza fino a 100 volte. Sebbene espongano a un minor quantitativo di radiazioni rispetto alle Tac standard, la sempre maggiore diffusione potrebbe portare a un utilizzo eccessivo”.

Come fare quindi a conciliare il bisogno di ‘vederci chiaro’ con la necessità di prevenire eventuali abusi? “Ci sono molti modi con cui si può diminuire l’esposizione dei pazienti alle radiazioni senza compromettere l’efficacia diagnostica – assicura Luca Landi, presidente eletto Sidp – Oltre a impiegare protezioni per le aree sensibili durante il test, come il collare o il camice piombato, è importante anche ridurre al minimo l’area analizzata”.

“Con un esame a piccolo e medio raggio, ovvero su 5-6 denti, su un’intera arcata o metà bocca – puntualizza Landi – ci si espone a dosaggi fra i 5 e i 600 microsievert, ma se si fa un test ad ampio raggio su tutto il cranio il dosaggio può crescere fino a 1.400 microsievert e in un bambino, per esempio, ciò equivarrebbe a un’esposizione pari a quella che avremmo in 10 anni di radiazioni naturali di fondo”.

Il problema, conferma lo specialista, è che “un’eccessiva e inappropriata esposizione può aumentare il rischio di malattie alla tiroide o di alcuni tumori: per questo anche l’American Dental Association raccomanda ai dentisti di ricorrere con giudizio ai raggi X”.

Nel concreto? “Per pazienti con una bocca sana e non a rischio – è il consiglio – le linee guida dell’associazione suggeriscono non più di una mini-Rx ogni 1-2 anni da bambini, una ogni anno e mezzo-3 anni da adolescenti e una ogni 2-3 anni da adulti. Per chi ha problemi dentali il numero può crescere, ma è essenziale che il dentista prescriva l’esame diagnostico con le radiazioni ionizzanti solo quando serve davvero”.

 
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