Ue apre inchiesta sull’import del riso da Cambogia e Myanmar

La Commissione Europea ha aperto l’inchiesta di salvaguardia relativa alle importazioni di riso Indica cambogiano e del Myanmar. E’ stato così accolto l’appello che da due anni, abbiamo rivolto ai ministri Carlo Calenda e Maurizio Martina, di intervenire a livello Comunitario per avviare misure tese a contrastare la crisi del riso italiano. Così la Cia-Agricoltori Italiani accoglie il provvedimento di Bruxelles che definisce come un primo passo importante.

L’inchiesta durerà un anno e dovrà verificare se le importazioni delle campagne di commercializzazione degli ultimi cinque anni, vale a dire il periodo dal 1 settembre 2012 al 31 agosto 2017, abbiano causato “gravi difficoltà” ai produttori di riso europei. Dal 2012 al 2017 le quote di mercato di riso indica cambogiano e birmano nell’Ue sono salite rispettivamente dal 13% al 21% e dallo 0% al 5%.

Faremo la nostra parte -prosegue la Cia- offrendo la massima collaborazione delle aziende risicole nell’espletamento degli adempimenti, che saranno richiesti dagli uffici della Commissione Europea. Confidiamo in una rapida soluzione dell’iter previsto dalla procedura per giungere all’obiettivo finale: l’introduzione di tariffe per l’import di riso verso l’Italia. Solamente attraverso questo percorso si potrà tutelare la nostra produzione di qualità. Il settore risicolo italiano -conclude la Cia- è, infatti, da valorizzare e salvaguardare.

Un passo importante ed urgente – sottolinea la Coldiretti – nei confronti dell’invasione da Paesi come la Cambogia e la Birmania da dove sono triplicate nell’ultimo anno le importazioni in Italia di riso greggio raccolto anche sui campi della minoranza Rohingya costretta a fuggire a causa della violenta repressione. Un pacco di riso su quattro venduto in Italia – spiega la Coldiretti – contiene prodotto straniero con la produzione asiatica che rappresenta circa la metà del riso importato in Italia

Non c’è dunque tempo da perdere per salvare la risicoltura italiana da una situazione in cui nell’ultimo anno – continua la Coldiretti –i prezzi riconosciuti agli agricoltori italiani hanno fatto registrare contrazioni consistenti per le principali varietà di riso che vanno dal -58 % per l’Arborio al -57 % per il Carnaroli, dal -41 % per il Roma al -37% per il Vialone Nano.

La crisi è dunque drammatica e mette a rischio il primato nazionale in Europa dove l’Italia – rileva la Coldiretti – è il primo produttore di riso con 1,50 milioni di tonnellate su un territorio coltivato da circa 4mila aziende di 234.300 ettari, che copre circa il 50 % dell’intera produzione UE con una gamma varietale del tutto unica.

“Non è accettabile che l’Unione Europea continui a favorire con le importazioni lo sfruttamento e la violazione dei diritti umani nell’indifferenza generale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare “è invece necessario che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore”. Bisogna fare presto – precisa Moncalvo – per chiudere l’inchiesta e attivare la clausola di salvaguardia per affrontare concretamente una crisi che già da troppo tempo compromette il futuro di migliaia di risicoltori e delle loro famiglie.

 
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